I film dell’anno 2016-2017

C’eravamo lasciati, solo un anno fa, con le prime avvisaglie dell’invadenza, sul mercato del cinema d’autore, dei grossi player dello streaming on demand.

Beasts of No Nation e Cafè Society erano stati i primi film prodotti da Netflix e Amazon a debuttare nei grandi festival europei.

Ci ritroviamo, un anno dopo, con una polemica ancor più forte, che ha gli stessi protagonisti, dopo che sulla Croisette si sono visti due film, che non usciranno nelle sale francesi, perchè l’imperativo Netflix prevede l’esclusività della sua piattaforma, nelle strategie distributive.

E’ probabilmente questo il vero nodo gordiano del secondo secolo di cinema, ovverosia come l’esperienza della sala possa sopravvivere all’invadenza tecnologica, che ha portato schermi e contenuti sin nelle nostre tasche.

Come l’aura stessa dell’opera cinematografica si modificherà, legata com’era ad un calendario di uscite, ad un certo tipo di marketing e ad un’esperienza ancestrale come quella dello schermo illuminato nella sala buia.

Nel frattempo le sale sembrano attrezzarsi per veicolare allo spettatore l’idea che il cinema rappresenti ancora un’esperienza unica e insostituibile. Gli schermi si fanno enormi per accogliere formati digitali e in pellicola sempre più grandi, la Dolby ha lavorato sulle codifiche audio, per migliorare ulteriormente l’immersione e il senso di realismo, le poltrone diventano sempre più comode e accoglienti.

Per alcuni è una battaglia persa in partenza, altri, come il colosso Disney, non si pongono neppure il problema, forti di incassi da sala pari a 7 miliardi di dollari in tutto il mondo di cui 3, nei soli Stati Uniti.

Ma non tutti se la passano allo stesso modo e se persino il nuovo film di Martin Scorsese con De Niro e Pacino è approdato a Netflix e se il sacro graal del cinema d’autore, ovvero The Other Side of The Wind di Orson Welles, sarà finalmente completato, dopo 40 anni, solo grazie alla compagnia di Reed Hastings, allora qualche domanda bisognerà anche cominciare a porsela.

In alcuni paesi l’industria della sala è ancora forte e impone i suoi standards, in altri – come l’Italia – questo sembra sempre più difficile. Ciononostante i film che approdano sul grande schermo, sia pure per pochi giorni ed in pochissime sale, sono sempre più numerosi.

La nostra tradizionale classifica di fine stagione è questa volta dominata dal maestro cileno Pablo Larrain, che piazza i suoi due film sui gradini più alti del podio.

Le opere dedicate a Pablo Neruda e Jackie Kennedy, lontanissime per intenti, produzione e cast, seguono strade differenti per raccontare due icone del Novecento, eppure continuano coerentemente il suo discorso sulla Storia, sul Potere, sui confini della memoria e del racconto, sull’immagine pubblica e quella privata dei suoi personaggi, sull’identità stessa del proprio paese e degli Stati Uniti, il punto di riferimento, l’approdo obbligato, di chi sogna il cinema.

Dopo di lui, un grande ritorno, quello di Paul Verhoven, che con Elle ci ha regalato un ritratto femminile che sovverte ogni conformismo politicamente corretto, ogni immagine femminile debole e stereotipata.

Per Isabelle Huppert è un altro ruolo sgradevole, complesso, l’ultimo di una carriera leggendaria.

Al quarto posto lo struggente Frantz di Francois Ozon, forse il più bello dei suoi film, un melò in bianco e nero ambientato negli anni successivi alla Grande Guerra, dove amore e morte sembrano tenersi a braccetto, in un racconto di malinconia straziante.

Con un salto di quasi cento anni arriviamo a Song to Song, al quinto posto: è il miglior film di Malick da The Tree of Life, il canto del cigno di questa fase sperimentale, che sembra essere stata archiviata. Tuttavia la sinfonia d’amorosi sensi che lega i cinque protagonisti del suo ultimo film è vitale, travolgente, elegantissima, abbacinante.

Molti trovano insopportabile questo suo modo di raccontare erratico e impressionista. Eppure Song to Song resta un’esperienza unica per chi ha la voglia di abbandonarvisi.

Al sesto posto troviamo la coppia protagonista di Dopo l’amore, una ricognizione crudele e naturalista di un fallimento sentimentale, di una convivenza forzata, di un’economia di coppia (questo il titolo originale) che deve fare i conti con un nucleo familiare, che si è dissolto.

Lo straordinario musical La La Land di Damien Chazelle, che ha aperto la Mostra di Venezia, conquista il settimo posto: sulla storia di Mia e Sebastian si è già scritto tanto, troppo, forse tutto. Pochi film hanno avuto una copertura così trasversale. Ad un certo punto è diventato cool parlarne male, soprattutto in relazione ad uno dei film più falsi e furbetti della stagione, quel Moonlight che gli ha soffiato l’Oscar più importante, proprio al fotofinish. Noi restiamo sulle nostre posizioni ed aspettiamo il nuovo lavoro di Chazelle, di nuovo con Ryan Gosling.

All’ottavo posto un film che ha debuttato a Cannes l’anno scorso, ma non ha avuto il successo che era lecito attendersi: Loving di Jeff Nichols racconta l’america del pregiudizio razziale, del sopruso e dei diritti civili, senza scorciatoie drammatiche e senza estetismi inutili, rompendo così ogni retorica di genere ed affidandosi all’intelligenza del suo pubblico.

Il cliente di Asghar Farhadi è al nono posto, nonostante non sia il miglio film del regista iraniano: eppure anche questa volta, il meccanismo drammatico scava nella verità dei personaggi, ne mostra i limiti, gli errori, il peso delle convenzioni.

In ogni caso, dopo i due premi a Cannes per sceneggiatura e attore, Farhadi si è portato a casa anche il secondo premio Oscar, per il miglior film straniero.

Chiude la nostra top ten, uno dei film più odiati sulla Croisette nel 2016: E’ solo la fine del mondo di Xavier Dolan, che invece a nostro avviso è uno dei più dolorosi e sinceri della stagione ed uno dei maggiori del giovanissimo regista canadese.

Chiudere la classifica a venti titoli è stato, questa volta, particolarmente difficile, sono rimasti fuori nomi piuttosto ingombranti come Eastwood e Scorsese, Bellocchio e Beatty, i Dardenne e Loach, il languido The Assassin di Hou Hsiao Hsien e L’altro volto della speranza di Kaurismaki. Siamo tuttavia convinti che gli ultimi film di questi registi non rappresentino il vertice della loro carriera. Abbiamo preferito segnalarvi quindi cose diverse, sguardi più nuovi.

E come spesso è successo nelle nostre classifiche di fine stagione, ci sono degli accostamenti, che non vanno intesi come ex aequo, ma come delle suggestioni, degli inviti a confrontare, a contrapporre due o più film, che hanno magari un’origine simile o temi in comune o, come i tre documentari indicati, che sono stati tutti proposti nello stesso contesto veneziano.

La nostra classifica si chiude con i film non usciti nelle sale italiane, gli inediti che meriterebbero una riscoperta. Tuttavia con una distribuzione che è ormai arriva a coprire oltre 500 titoli stagionali, ci rimane ben poco da scoprire.

Segnalerei soprattutto il capolavoro maledetto di Bertrand Bonello, Nocturama, ostracizzato e ignorato da tutti, forse perchè troppo sgradevole e illuminante.

E poi Right Now, Wrong Then di Hong Sang soo, Grand Prix a Locarno, uno dei più bei film del maestro coreano dei sentimenti, che è diviso in due e ricomincia da capo a metà, seguendo gli intrecci del destino.

Altro coreano da segnalare è The Wailing di Na Hong-jin, un horror demoniaco e rurale, che rifugge le risposte razionali, affidandosi al mistero.

L’ultimo film che vi segnaliamo è il Leone d’Oro dell’ultima mostra, The Woman Who Left di Lav Diaz. Quattro ore in bianco e nero negli slums delle filippine, fra madri che cercano vendetta, transessuali e numeri musicali improbabili e commoventi. La compagnia di distribuzione italiana che l’aveva acquistato è in cattive acque ed il film non è mai arrivato nelle nostre sale.

Questi sono i nostri migliori. Seguite i link alle nostre recensioni e fateci sapere quali sono i vostri preferiti:

  1. Neruda
  2. Jackie
  3. Elle
  4. Frantz
  5. Song to Song
  6. Dopo l’amore
  7. La La Land
  8. Loving
  9. Il cliente
  10. E’ solo la fine del mondo
  11. El abrazo de la serpiente / Civiltà perduta
  12. Arrival
  13. Split
  14. Logan
  15. The Witch / Lady Macbeth
  16. Paterson
  17. Austerlitz/One More Time with Feeling/ Dawson City
  18. Un padre una figlia
  19. Rogue One/ L’infanzia di un capo
  20. Indivisibili
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