About

“La critica è una spazzola che non si può usare sulle stoffe leggere, dove porterebbe via tutto.”

Honoré de Balzac, Le illusioni perdute, 1843

“La critica è in se stessa un’arte. Non si è mai data un’epoca creativa che non sia stata anche critica. Poiché è la facoltà critica che inventa forme nuove. La tendenza della creazione è quella di ripetersi.”

Oscar Wilde, Il critico come artista, 1889

“Mainstream cinema raises questions only to immediately provide an answer to them, so they can send the spectator home reassured. If we actually had those answers, then society would appear very different from what it is.”

Michael Haneke

“My legacy, if there is one, will have to do with supporting films people might not have seen: indipendent films, documentaries, first films by young directors and foreign films. Because those are the ones people need to hear about.”

Roger Ebert, 2005

“The star rating system is relative, not absolute. When you ask a friend if “Hellboy” is any good, you’re not asking if it’s any good compared to “Mystic River,” you’re asking if it’s any good compared to “The Punisher.” And my answer would be, on a scale of one to four, if “Superman” (1978) is four, then “Hellboy” is three and “The Punisher” is two.”

Roger Ebert,  2004

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Stanze di Cinema è stato fondato da Marco Albanese e Daniele Valsecchi il 5 maggio 2009.

E’ uno spazio di opinioni, novità e percorsi, attraverso il cinema del nuovo millennio ed è accreditato al Festival di Cannes, alla Mostra del Cinema di Venezia, al Festival di Locarno ed al Festival di Roma.

L’immagine della testata è tratta da “Shining TXT III – acrilico su MDF” di Fabrizio Musa, che ringraziamo per la generosa disponibilità.

La “redazione” di Stanze di Cinema:

Marco Albanese (SNCCI – Gruppo Lombardia, Online Film Critics Society, FEDEORA, International Press Academy)

Collaboratori:

Simona Airoldi

Elisa Cuozzo

Gianluca Dadomo

Erasmo De Meo

Dikotomiko

Rosalba Di Matteo

Claudio Fasola

Federica Leoni Orsenigo

Michela Manente

Anna Martinotti

Gian Luca Pisacane

Claudia Porrello

Fabio Radaelli

Arianna Scolaro

Alessandro Vergari

Tomaso Vimercati

Maria Carla Zizolfi (corrispondente da Londra)

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Morando Morandini nel suo Non sono che un critico (Il Castoro, 2003) ci regala un doppio decalogo per chi vuole diventare un critico cinematografico. Eccolo:

  1. Leggere. Di tutto: romanzi, saggi, biografie, giornali, riviste. E libri sul cinema.
  2. Vedere film. E rivederli anche quattro o cinque volte quando sono belli. Al cinema, s’intende: in sala. Anche in televisione e in videocassetta, senza dimenticare mai che sul teleschermo un film è soltanto un simulacro.
  3. Scrivere. Prendere appunti. Vai in giro – al cinema – con un quadernetto e prendi nota. Non fidarti della memoria. Che non passi un giorno senza scrivere. Impara a raccontare i film, in quattro o in quaranta righe.
  4. Scegli un critico di fiducia, di quotidiano o di rivista, per confrontare i suoi giudizi sui film nuovi con i tuoi.
  5. Ricordati che nemmeno un romanzo nasce nella testa del suo autore isolato dal contesto storico, sociale ecc. A maggior ragione un film. Se lo isoli da quel contesto, ti sarà più diffìcile capirlo.
  6. Impara ad amare – a conoscere – gli attori. A differenza del teatro, il cinema si può fare senza attori, ma è raro.
  7. Il cinema è la sintesi, o la somma, di molte arti. Tienine conto. Vai a teatro, vai per mostre, ascolta concerti e dischi.
  8. La recensione di un film è un (piccolo) genere letterario come tanti altri e ha le sue regole. Devi impararle per poter trasgredirle.
  9. Meglio sbagliare per generosità che per avarizia, per eccesso di immaginazione che per miopia.
  10. Non dimenticare mai che un critico è un parassita che vive sul lavoro altrui.
    [Codicillo A — Ricordati che prima di tutto devi vivere.]
  11. Impara le lingue straniere. Ti serviranno anche al cinema: non è divertente al festival di Berlino vedere un film russo con i sottotitoli in tedesco e ascoltarne la traduzione simultanea in francese.
  12. Non è una colpa essere un fan di Hollywood, ma cerca di ricordare qualche volta che, come dice Garcia Màrquez nel Generale nel suo labirinto, con la favola della libertà gli Stati Uniti ci ridurranno tutti in miseria.
  13. Uno dei doveri del critico è il rispetto per i film di cui scrive: nel suo significato originario rispettare sta per guardare due volte. (Quando ne vale la pena)
  14. Un buon critico deve avere una cattiveria militante.
  15. Esistono due modi per diffondere la luce: o essere la candela o essere lo specchio che la riflette. Gli autori sono la candela, i critici lo specchio.
  16. La critica per immersione non è soltanto lecita, talvolta può diventare necessaria. Attenzione, però, a non annegare.
  17. Ricordati che anche l’esercizio della critica è, come l’arte, una lunga pazienza. Bisogna saper aspettare. Che passino le mode, per esempio.
  18. Due o tre volte l’anno un critico dovrebbe concedersi il lusso di una bella dichiarazione d’odio col cuore in mano.
  19. Davanti a un film – un romanzo, una poesia, un quadro – che ammiriamo, bisogna porsi per prima, o per ultima, questa domanda di Hofmannstahl: ma sta nella vita?
  20. I critici devono essere sociali, non socievoli. (Con registi, attori, produttori ecc., intendo). Se sono anche socievoli, a loro rischio e pericolo.
    [Codicillo B – Bisogna seguire un film con tutti i sensi all’erta.]

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Il più bel reportage sullo stato della critica cinematografica si trova su Cineforum n.497, dell’ottobre 2010, a cura di Luca Malavasi e Lorenzo Pellizzari.

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