Venezia 2015. L’infanzia di un capo – The Childhood of a Leader

Childhood of a leader

L’infanzia di un capo – The Childhood of a Leader **1/2

Il debutto alla regia del giovanissimo attore Brady Corbet (Funny Games, Melancolia, Sils Maria, Forza maggiore) è liberamente ispirato al racconto di Sastre, incluso nella raccolta Il muro.

Siamo nell’Europa che è appena uscita dalla Grande Guerra, ed il montaggio dei titoli di testa contrappone il treno con cui il presidente Wilson raggiunge Parigi per i negoziati di pace di Versailles con le immagini delle trincee e delle distruzioni che i bombardamenti hanno inflitto al Vecchio Continente.

La colonna sonora tonitruante e dissonante di Scott Walker si impone di rendere ancora più sinistra questa introduzione.

Il film però non parla di Wilson, ma di uno dei suoi diplomatici, al servizio del Segretario di Stato. Assieme alla moglie tedesca ed al figlio si trasferiscono in un castello fuori Parigi, per seguire le trattative.

Dopo una prima scena nella quale il diplomatico si confronta con un giornalista incarica di seguire il processo di pace, il film si divide in tre parti e un epilogo.

Ciascuno dalle parti fa riferimento agli scatti d’ira del piccolo Prescott, che dietro al viso angelico è un raffinato manipolatore.

Nella prima parte, durante le prove di un coro, il protagonista lancia dei sassi contro gli altri parrocchiani e poi fugge nel bosco ferendosi. La madre tiene alla sua educazione religiosa e decide anche di assumere una giovane insegnante per istruirlo alla lingua francese.

Nella seconda parte, Prescott conduce una sorta di guerra ai propri genitori che si conclude con il licenziamento della governante del castello e con l’allontanamento dell’insegnante di francese.

Nella terza parte, il piccolo Prescott irrompe ad una cena di gala tra diplomatici portando a tavola scompiglio e violenza.

Più difficile dire cosa accada nell’epilogo, nel quale un dittatore calvo e barbuto viene acclamato dalla folla.

Il film di Corbet è fin troppo ambizioso e sceglie la strada dell’ellissi in modo troppo libero, lasciando quasi sempre allo spettatore il compito di riempire i vuoti narrativi e di senso.

Come si colleghi l’infanzia crudele e egoistica di Prescott ad un suo ipotetico futuro da leader, il film lo lascia decidere allo spettatore. Perché l’infanzia apparentemente felice del protagonista si trasformi improvvisamente in un incbo per i suoi genitori è altrettanto misterioso. Non bastano la religiosità della madre e il suo spirito teutonico, né la distrazione e la pomposità del padre, convinto di orchestrare il corso della storia.

Il film lascia troppe domande in sospeso e l’irruzione nel finale delle musiche di Walker non servono a chiarire. Siamo molto lontani tanto dalle epifanie di Haneke quanto dalle provocazioni di Von Trier, che pure tanta parte hanno avuto nella carriera d’attore di Corbet.

Annunci

E tu, cosa ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...