Cannes 2025. Amarga Navidad

Amarga Navidad **1/2

Spagna, 2004. La regista Elsa, due soli film all’attivo sfortunati, ma di culto e tanta pubblicità per vivere, è assalita dai sintomi sempre più evidenti di una crisi di panico.

Il compagno Bonifacio, vigile del fuoco per lavoro e stripper nel weekend, la accompagna in ospedale e l’assiste.

Quando l’amica Patrizia scopre che il marito la tradisce mentre è a a Parigi per lavoro, Elsa la invita a passare con lei qualche giorno a Lanzarote.

Quando tuttavia Patrizia comprende di essere al centro della nuova sceneggiatura di Elsa, rifiuta l’idea che la sua vita possa essere al centro di un film.

Nel frattempo un’altra collega di Elsa, la modella Natalia che ha appena perduto in un incidente il suo bambino, si fa viva con la regista, che intuendone lo strato di prostrazione, invita anche lei sull’isola.

Elsa, Bonifacio, Natalia, Patrizia sono solo i personaggi del nuovo film di Raul, un regista celebratissimo che non gira più un nuovo lavoro da cinque anni e cerca nell’autofiction la strada per un nuovo progetto.

Nel frattempo Monica, la storica assistente di Raul, si licenzia per stare accanto alla compagna Elena che ha perso un figlio per una terribile malattia e Santi, il suo compagno, assume un ruolo ancora più centrale nella sua vita.

Tuttavia quando Monica comprende che la storia di Elena è un pezzo importante del nuovo film di Raul, che l’ha occultata nel personaggio di Natalia, si ribella delusa e preannuncia ogni azione per impedire al regista di portare sullo schermo quel soggetto.

Evidentemente affine a Dolor Y Gloria, ma anche a Gli abbracci spezzati, Amarga Navidad è pieno delle cose che hanno segnato il cinema di Almodovar almeno nella sua maturità. La riflessione sul proprio lavoro, il ruolo della musica in funzione narrativa, il gioco del cinema e il melodramma della vita, la meschinità maschile e la solidarietà femminile, il rimpianto di un tempo folle e scatenato ormai alle spalle: non manca quasi nulla.

Questa volta il suo alter ego è l’argentino Leonardo Sbaraglia, mentre quello del film dentro al film è affidato giustamente a una donna, Bárbara Lennie. Ma è il cast di supporto a fare la differenza questa volta: da Vicky Luego e Patrick Criado che vengono da Antidisturbios e dal cinema di Sorogoyen a Aitana Sánchez-Gijón e Milena Smit che ritornano dopo Madres Paralelas.

Il film si muove agile tra il passato ricostruito dalla sceneggiatura di Raul e il presente in cui deve confrontarsi con gli effetti dirompenti che il suo nuovo lavoro ha sulle persone che gli sono vicine.

E’ da molto tempo che il cinema indaga i temi della rappresentazione della realtà e nessuno l’ha fatto bene quanto Soderbergh con Lasciali parlare.

Tuttavia quanto più l’autofiction sembra diventata una necessità e un inciampo molto più forte anche al cinema e non solo nella letteratura, tanto più i registi cominciano a mostrare gli effetti perversi.

Anche perchè è evidente che un qualsiasi scrittore adatta la realtà alle proprie esigenze, mescola personaggi e storie diverse, ricostruire un ritratto infedele di chi sembra riconoscersi, con le conseguenze che tutti possiamo immaginare.

Il titolo prende spunto da una canzone di Chavela Vagas che naturalmente è parte integrante del racconto e serve proprio a uno dei personaggi per decidere di dare una svolta alla propria vita.

Come sostiene Monica parlando con Raul: i tuoi film migliori sono alle spalle, ora dovresti goderti i tributi alla carriera invece di rincorrere nuove storie. Ma per chi è abituato a vivere di cinema come Raul/Pedro il set è vita e senza un nuovo film da preparare non si può stare.

E noi, riconoscenti, ringraziamo, perché l’autunno dei grandi maestri è fatto di molte cose, non tutte riuscite, non tutte necessarie, magari piccole, intelligenti e frammentate come questo Amarga Navidad.

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