L’ultima scoperta horror della settimana arriva da YouTube: ha vent’anni appena si chiama Kane Parsons e A24 gli ha affidato 10 milioni di dollari e l’attrice del momento, Renate Reinsve, per trasformare i suoi inquietanti video low-fi in un film.
Immerso nella subcultura horror di internet, soprattutto quella dei forum creepypasta e del no-clipping – ovvero di quello che succede quando si esce dai confini programmati dell’area di un videogioco – Parsons realizza 24 episodi del suo Backrooms, prevalentemente tra gennaio e dicembre 2022, attirando le attenzioni di molti appassionati anche a Hollywood, che gli offrono subito di trasformare la sua idea in un film. Gli viene assegnato come sceneggiatore prima Roberto Patino (Westworld), quindi Will Soodik e viene assistito da una pletora di co-produttori, da James Wan a Shawn Levy, fino a Osgood Perkins, mentre Peter Chernin si occupa di mettere assieme il budget necessario.
Le riprese vengono effettuate a Vancouver dove sono stati ricostruiti 2.800 m2 di backrooms reali, mentre quelle originali erano state realizzate con Adobe.
Il film comincia con una sorta di found footage del 1990, in cui assistiamo alle riprese di un uomo con tuta e casco protettivi, che si inoltra in uno spazio vuoto, dall’architettura impossibile, una sorta di labirinto mal ricordato che appare come un enorme ufficio abbandonato.
L’uomo si aggira in quello spazio fino a venire attaccato da un’entità misteriosa.
Clark è lo store manager di uno strano negozio di mobili a basso prezzo, Capt.Clark’s Ottoman Empire. E’ stato cacciato di casa dalla moglie, studentessa di legge fuori corso, dopo essere tronato a casa ubriaco.
La terapista Mary Kline cerca di aiutarlo a far emergere le sue ansie e la sua aggressività, senza grande successo.
Clark passa le sue notti tra i letti e i mobili della sua esposizione, quando si accorge di un consumo anomalo di corrente. Una sera sceso nel seminterrato scorge una fessura di luce nel muro.
Quando anche Mary Kline si avventura nel Capt.Clark’s Ottoman Empire in cerca del suo cliente, finisce per scoprire la porta verso le backrooms, entrando nel mondo che la società Async – una volta produttrice di strumenti per le risonanze magnetiche – tiene monitorato nei suoi continui sviluppi evolutivi.
Costruito attorno alle intuizioni della serie originale e affine evidentemente agli horror found footage come Blair Witch Project o Paranormal Activity, il film di Parsons è ellittico, inquietante, millenaristico e lascia intendere sviluppi futuri, com’è giusto che sia in un genere che da sempre è stato oggetto di exploitation fino alle sue estreme conseguenze.
Backrooms è un divertissement che vive tutto nella sua dimensione scenografica: neon gialli, corridoi infiniti, spazi che si aprono senza logica, porte minuscole e scale infinite e sospese sul nulla, ambienti che sembrano contenerne altri, in un labirinto senza uscita di possibilità.
E’ evidente il richiamo al perturbante freudiano, in spazi familiari e riconoscibili, ma continuamente distorti e degradati.
Tuttavia mentre l’inquietudine cresce, la traccia narrativa che il film utilizza appare piuttosto debole: il richiamo psicanalitico viene usato due volte, sia per Clark, sia per Mary, quasi a lasciar intuire che l’universo incomprensibile delle backrooms sia una sorta di proiezione di due coscienze ferite e incapaci di venir a patti con se stessi e i propri traumi.
Tuttavia Parsons suggerisce anche ipotesi diverse, da quelle cospirative – altrettanto esemplari nel mondo dei forum online da cui proviene l’idea originale – a quelle più chiaramente esistenzialiste, con le backrooms come ricordi di un futuro mai avvenuto, o ancora come monito alla pervasività irrazionale eppure familiare dell’A.I..
Il giovanissimo regista sembra voler accreditare tutte le letture e senza sceglierne nessuna, avendo ben in mente anche l’Alice di Lewis Carrol, riferimento imprescindibile per tutte le narrazioni nonsense.
Peccato che Parsons non abbia la radicalità di immaginare quegli spazi davvero vuoti e debba invece ricorrere a mostri e maschere, riportando il terrore a una figura concreta e minacciosa, piuttosto ridicola nelle sue forme.
Un po’ sprecati i due attori, soprattutto Reinsve, qui in un ruolo con poco spazio per emergere. Eppure è anche con film enigmatici e di culto che ci si costruisce una carriera…
Funzionerà a cinema come su YouTube? E avrà modo di crescere con sequel e spin-off?
Le prime stime d’incasso lasciano intendere di sì.

