Maximum Pleasure Guaranteed: spegnete la cam prima che sia troppo tardi

Maximum Pleasure Guaranteed ***

Paula Sanders è una donna quarantenne, divorziata e costretta, suo malgrado, a interpretare un nuovo ruolo, quello di mamma single. L’impiego da “fact checker”, cioè verificatrice di notizie nella redazione di un giornale newyorkese non è il massimo in termini di paga. I ritmi della vita quotidiana sono folli. Le giornate poco appaganti. Quando Paula torna a casa stanca la sera, per distrarsi, si collega con Trevor. Il suo cam boy preferito. Chi è un cam boy? Secondo il Dizionario del Web è un “ragazzo che, mediante apposite piattaforme online, realizza spettacoli erotici o a sfondo sessuale, esibendosi per i propri clienti”. Una sera il fantastico Trevor, mentre sta con Paula (virtualmente s’intende) viene assalito da un tizio mascherato.

La protagonista di Maximum Pleasure Guaranteed, serie Apple Tv in dieci episodi, inizia a ricevere telefonate da Trevor (incalzato dal rapitore?) che prova ad estorcerle un’onerosa somma minacciando, in caso di rifiuto, di postare in rete i suoi video scabrosi. È un tipico esempio di scam. La prospettiva dello sputtanamento globale rappresenta un rischio troppo grande per Paula che, piccolo particolare, è quasi sul punto di avviare una causa con l’ex marito per l’affidamento della figlia Hazel. Paula si rivolge alla polizia, poi, delusa dall’atteggiamento poco collaborativo della detective Gonzalez, decide di muoversi da sé. La sua personale indagine è il motore narrativo della storia.

La serie scritta da David J. Rosen (produttore esecutivo della serie Hunters e dell’action movie Supermax con Will Smith previsto in uscita nel 2027) è un thriller ad alto tasso di comicità intelligente, costantemente in bilico tra commedia e mistero. Maximum Pleasure Guaranteed ruota attorno al talento versatile di Tatiana Maslany. L’attrice canadese (Orphan Black, Perry Mason, She-Hulk), insignita di un Primetime Emmy Award nel 2016, infonde nel personaggio di Paula le giuste dosi di simpatia, disperazione, ironia e sensualità. Al netto della caricatura grottesca, ne deriva un soggetto, il genitore solo schierato con le unghie e con i denti a difesa della prole, con caratteristiche comunque universali, peraltro privilegiato da molte produzioni seriali recenti (vedasi, al maschile, il sindaco di Widow’s Bay interpretato da Matthew Rhys).

Tatiana Maslany è magnifica. La sua Paula non ha difficoltà a rintracciare la casa del camboy (o scamboy?) e qui trova il… cadavere steso nella doccia. Un cliché. Le vicende sono molto più complicate di quanto ci si potrebbe aspettare. I passi da uomo sulle scale non promettono nulla di buono. Ovviamente è l’assassino che sta ripulendo la scena del crimine. Paula fugge terrorizzata e “dimentica” una mazza da hockey sulle scale cautelativamente portata con sé per difendersi da una minaccia ignota.

Gli elementi tipici del mistery disseminati qua e là, compresi gli inevitabili scambi di persona, non sono così originali. Pazienza. La solidità del racconto è massima. Il dispositivo narrativo, ben collaudato, fila alla grande soprattutto nei primi episodi, incappando solo nel finale in qualche complicazione di troppo.

I due piani, quello propriamente noir e quello privato, si legano a vicenda. Per tornare alle questioni di famiglia, l’ex coniuge Karl si presenta come un bamboccione né buono né cattivo. Un flashback doloroso ci riconduce a Portland, la città di origine dei Sanders. Karl aveva una relazione clandestina con Mallory, all’epoca moglie di un collega. La sera in cui Paula ha il coraggio di dire a se stessa che la tresca effettivamente esiste, avviene un fattaccio. Tutti hanno diritto ad avere uno scheletro nell’armadio. O magari due.

Salto temporale e brusco ritorno al presente: Karl e Mallory successivamente si sono sposati e ora vorrebbero trasferirsi a Boise. Paula sentenzia che la capitale del lontano Idaho, definita una terra adorata dalle “milizie razziste”, certamente non fa per la figlia, così cosmopolita, così intelligente. L’est, l’ovest, il paese profondo…

Si, c’è molta geografia americana nella serie. Ogni città corrisponde a una tappa personale da dimenticare o a una scommessa di coppia fatalmente perduta. Karl è interpretato da Jake Johnson (New Girl), molto bravo nell’impersonare la mediocrità umana, dai tratti un po’ buffoneschi, del suo personaggio. Amarlo risulta impossibile. Detestarlo, pure. Jessy Hodges (nota per la sitcom Indebted) intepreta Mallory, personaggio ambiguo. È stata lei a rovinare la vita a Paula, ma è stata lei, in una circostanza decisiva, a salvarla.

Piccola digressione. Nella serie lo sport viene citato spesso e volentieri, richiamato nella sua dimensione sociale e collettiva di aggregazione. Hazel gioca a calcio con il numero 11 sulle spalle e Paula, totalmente incosciente, si lancia nell’improbabile avventura di coach delle ragazze della scuola. Un paio di scarpini di colore rosa, dispersi in un sacchetto di carta, rischiano di inguaiare madre e figlia.

Nei panni del cattivo di turno, lo psicopatico Dennis, troviamo Murray Bartlett (The White Lotus, The Last of Us). Difficile dire, almeno in certi momenti, chi catturi maggiormente l’attenzione dello spettatore tra lui, fornito di mascellone e ghigno tattico, e Tatiana Maslany, adorabile nella sua espressione smarrita. Bartlett regala qualche chicca di recitazione, soprattutto quando fa piangere “a comando” il suo personaggio. Fantastico. Poi esagera con la schiuma rapida (no comment)… Ma chi è Dennis? Un professionista solitario? Un cacciatore di patrimoni? O semplicemente un esecutore robotico di comandi altrui? Il suo impegno criminale segue un’accurata programmazione, ma il curriculum vitae da consumato killer non gli evita di commettere clamorosi errori.

In Maximum Pleasure Guaranteed c’è un bel po’ di satira sociale. Per meglio posizionarsi in vista della contesa davanti al giudice, Paula chiede con insistenza alla sua dispotica capa una promozione sul posto di lavoro. La otterrà, ma senza aumento di stipendio. Rudy e Gery (rispettivamente gli attori Charlie Hall e Kiarra Hamagami Goldberg), i colleghi di Paula, non conoscono lo stress di una madre single. Giovani, carini e scarsamente occupati, aspettano solo di fare il salto di qualità verso il successo. Sono dinamiche da ufficio che ognuno di noi conosce: chi si impegna davvero per sbarcare il lunario e chi pensa alla carriera futura evitando abilmente gli incarichi rognosi. Fra i tre “fact checker” si cementerà una curiosa alleanza.

Dolly De Leon (Triangle of Sadness) e Jon Michael Hill (Elementary) compongono un duo di agenti di polizia professionalmente non impeccabile. Sofia Gonzalez non fa nulla per nascondere il vizio di giocare online. Jim Baxter, definito dalla collega “il detective più triste mai incontrato”, ha un debole per i gatti, in particolare per il trovatello scappato dall’abitazione di Trevor. Una vaga eccentricità di fondo è il tratto comportamentale medio di tutti i personaggi. Sofia e Jim sono cinici, strambi, volutamente mal assortiti. Le indagini infatti stentano a decollare. I due si fanno incantare da Dennis e concentrano l’attenzione su Paula. Scoprono il suo segreto e provano a collegarlo alla morte del cam boy. L’intuito può essere molto fuorviante.

Nella serie le scarpe sono i particolari più importanti dell’outfit. Un paio di mocassini o di sneakers non riflette forse il carattere di chi le calza? Mentre è nascosta nell’armadio, in attesa di eventi che potrebbero essere molto spiacevoli, Paula si accorge che il killer ha indossato gli anfibi di Trevor (ebbene sì, un bravo cam boy si riconosce anche da questi dettagli). Try walking in my shoes, cantava qualcuno… Un trucco per depistare, un trofeo casuale, una forma di feticismo? Lasciarne un paio davanti all’uscio, poi, è sempre un buon metodo per farsi aprire la porta.

Sky (interpretato dal musicista losangelino Dalen Dale) e la sua socia in affari Ash (l’attrice Nina Bloomgarden vista nel film horror It’s What Inside distribuito da Netflix) sono personaggi secondari, però utili a complicare, con la loro goffaggine mista a ingenuità, il quadretto criminale. Finzione richiama finzione. La scrittura di Maximum Pleasure Guaranteed è raffinata. La truffa regna sovrana e l’aver assegnato a Paula il particolare lavoro di “verificatrice” suggerisce spiragli metanarrativi interessanti.

Non è solo la dimensione delle notizie a dover essere depurata dal falso. Il video dell’assassinio di Trevor, in fondo, è un fake pieno di clamorosi bug, un gagliardetto, un neon, uno scontrino e soprattutto quell’assurdo anello già apparso sulle foto social della vittima… Basterebbe poco alla polizia per risalire all’identità dell’assalitore, ma le forze dell’ordine sembrano essere molto arretrate nello sviluppo delle tecniche investigative.

I temi vengono trattati con leggerezza, mai con superficialità. Il virtuale è un aspetto ineliminabile del vivere quotidiano, delle nostre relazioni e anche, sottolinea la serie, della sessualità. In Maximum Pleasure Guaranteed l’intelligenza artificiale è chiaramente citata. Trasformerà il lavoro e il giornalismo, sentenzia qualcuno, sarà la prima vittima. Intanto il giovane collega Rudy ammette di aver spezzato il cuore e sgonfiato il portafogli di suo padre scegliendo una laurea poco remunerativa. Per la precisione in linguistica. Meglio virare sull’avvocatura, vero Rudy? Il mondo non sarà mai a corto di cause perse.

Che strano prodotto, Maximum Pleasure Guaranteed… Una donna adulta, madre, ricattata da un uomo dopo aver fatto sesso online, protagonista di una serie distribuita da una piattaforma di proprietà dell’azienda di punta del settore hi-tech. Cortocircuito? Per fortuna il moralismo è del tutto assente. Paula non è giudicata, anzi la sua confessione su Trevor rappresenta un momento di svolta agli occhi dei colleghi. Paula, alla faccia di ogni puritanesimo, ha pieno diritto di svagarsi come vuole e con chi vuole. Peccato che la ricerca del piacere (maximum pleasure guaranteed!) finisca così male.

La fortuna commerciale del sex working risponde alle dinamiche della domanda e dell’offerta. Se ci sono ragazzi nell’onlyfans al maschile che si spogliano davanti alle telecamere è anche per uno stato di bisogno. L’idea di truffare Paula pare una scorciatoia comoda e indolore. Ma la rete è un caos disorganizzato e informe, un ecosistema popolato da squali. Nella serie, l’appartenza delle nostre vite alla sfera virtuale è testimoniata anche dalle performance ballerine su tik tok di madre e figlia. Impossibile evadere da questi rituali di socialità coatta, alla ricerca di qualche follower in più solo per sentirsi accettati e meno soli.

Nell’episodio ambientato a Portland viene citato un termine: safeword. È un codice di sicurezza convenzionale, in genere utilizzato durante le pratiche BDSM per mettere fine a una situazione potenzialmente pericolosa. Nel clima di disagio generalizzato tipico del nostro tempo sarebbe utile poter contare su un gesto, un appiglio, una buona parola di salvezza. Impossibile! Anche il piacere è contaminato dalla paura. La serie, con il suo tono da commedia arguta e cerebrale (siamo comunque lontani dal sarcasmo e dalla satira angosciante alla Black Mirror), racconta quanto sia difficile interrompere una catena di eventi e riportare tutto allo stato originale. Ma non temete. Paula Sanders ha un consiglio per voi. Al minimo segnale di pericolo spegnete la telecamera. Prima che sia troppo tardi.

Titolo originale: Maximum Pleasure Guaranteed

Numero di episodi: 10

Durata: 40 – 50 minuti l’uno.

Distribuzione Apple Tv+

Uscita: Maggio – Giugno 2026

Genere: Thriller, Comedy, Drama

Consigliato a chi: si è gettato in piscina vestito da capo a piedi, dimentica il prezzo sui regali, conosce qualcuno che non ha mai visto il Padrino.

Sconsigliato a chi: ha avuto una disavventura con il tonno in scatola, si è sentito spiato da una fessura, guardava con occhi innocenti i cartoni di Scooby-doo.

Letture e visioni parallele:

Qualcuno potrebbe non crederci, ma esisteva un tempo prima di internet: Eleonora Caruso, Backroom, Nutrimenti, 2026.
Quando le luci rosse accecano: Pleasure di Ninja Thiberg, film disponibile su Mubi.
Sul fenomeno della sextortion: A voce nuda, cortometraggio di Mattia Lobosco, disponibile su RaiPlay.

Un complimento dal proprio capo: non fa schifo è il meglio che possa dire.

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