Joe Diamond è un detective privato che vive in un loft downtown nella città degli angeli: fa colazione con un bicchiere di bourbon, usa i completi a tre pezzi, i gemelli alla camicia, porta un cappello a tesa larga e viaggia su una decappottabile color petrolio degli anni ’40.
Solo che vive nella California di oggi.
Nel suo ufficio in un palazzo storico con gli ascensori con le porte in ferro battuto, ci sono i telefoni di bachelite col filo, niente computer e un’atmosfera old style che sopravvive nonostante la modernità in cui è immerso.
Noto per aver recuperato un gruppo di fenicotteri, Joe viene assunto dalla vedova di un ricchissimo imprenditore, Mr. Cobbs, da poco ritrovato cadavere nella dependance della sua villa, vicino alla piscina.
Sharon Cobbs una ex ballerina classica, molto più giovane del marito è l’unica sospettata dell’LAPD: ha un passato di abusi subiti e denunciati e un occhio nero che testimonia un nuovo pestaggio.
Il tenente Danny Boy McVicar sembra deciso a incastrarla, ma Joe comprende che qualcosa non quadra e grazie anche all’aiuto del coroner Kleiman comprende che la vedova è al centro di un complotto per sottrarle la cospicua eredità.
L’unico amico di Joe è il bartender Jimbo. Quando una sera al suo bancone si presenta una donna vestita con un abito lungo bianco e una pettinatura degli anni ’40, cominciamo a comprendere perchè Joe viva la sua vita nei panni di un private eye che sembra uscito da un magazine pulp.
Il film di Andy Garcia è tanto un’omaggio al milieu dell’hardboiled californiano, quello reso celebre dai personaggi di Chandler e Hammett, quanto alla città che l’ha accolto, giovane esule cubano laureato in Florida, deciso a sfondare come attore.
Gli elementi ci sono tutti, dalla damsel in distress, all’investigatore dal passato misterioso, dalla vita moralmente compromessa, alle macchinazioni di chi mira a una ricca eredità, fino alla LAPD sempre un passo dietro alla verità.
Tuttavia il film di Garcia nasconde al suo cuore un piccolo segreto intimo e familiare che rovescia radicalmente il peso della detection e crea le premesse della svolta prima dell’ultimo atto, quando tutte le tessere del puzzle trovano sistemazione: la vedova scagionata, il colpevole identificato, il movente chiarito, la macchinazione sventata.
Solo allora Joe potrà davvero tornare a casa, riprendendo il filo di una vita interrotta dodici anni prima per effetto di un dolore insopportabile.
Il film di Garcia è indovinato, compassionevole, fieramente fuori dal tempo e dalle mode, eppure onesto, sentimentale nel modo giusto.
Costruito attorno al twist che riposiziona gli elementi del racconto secondo un ordine diverso, capace di assecondare maggiormente le sfumature melò rispetto alle asprezze del poliziesco, Diamond è una bella sorpresa fuori concorso, che ha la malinconia di chiudersi nel dolore e nel rimpianto, sia pure cercando un finale pacificato per il suo protagonista.
Cast di gran classe con Hoffman a rubare la scena a tutti, Murray, DeWitt, Fraser, Bichir, Huston e Vicky Krieps.
Sono passati quasi 40 anni da Gli Intoccabili eppure Andy Garcia ha sempre lo stesso sguardo interrogativo, misterioso, che sembra continuamente celare una fragilità profonda. E’ un peccato che il cinema americano non abbia saputo sfruttarlo, rinchiudendolo troppo spesso in ruoli da villain o caratterista.
Non so se troverà distribuzione nelle sale, ma lo ritroveremo di certo su piattaforma: dategli un’opportunità.

