I segugi 2 ***
La seconda stagione de I segugi -Bloodhounds, serie coreana rilasciata da Netflix, ripropone la formula vincente della prima stagione, violenza e buoni sentimenti, proposti allo spettatore con una regia elegante e uno storytellingche non perde di vista la compattezza e la coerenza narrativa.
Nella prima stagione abbiamo conosciuto Kim Geon‑woo(Woo Do-Hwan) e Hong Woo‑jin (Lee Sang-yi), due giovani pugili diventati amici dopo essersi affrontati in un torneo. Ambientata nel 2020, la serie si muoveva sullo sfondo della crisi economicaconseguente alla pandemia di Covid‑19, particolarmente dura da affrontare per i piccoli locali, come il ristorante gestito dalla madre di Geon-woo. Quando la donna vienetruffata e minacciata dallo strozzino Kim Myeong‑gil (Park Sung-woong), i due ragazzi intervengono, con l’aiuto del signor Choi Tae‑ho (Huh Joon-ho), un ex usuraio che, per redimersi, presta denaro ai bisognosi senza interessi. Il conflitto, che coinvolge oltre ai due pugili anche la giovane investigatrice e guardia del corpo di Choi, Hyeon‑ju (Kim Sae-ron, scomparsa nel 2025), culmina con la sconfitta di Kim Myeong‑gil e lo smantellamento della sua rete criminale, ma porta alla morte del signor Choi in un agguato.
La seconda stagione presenta Geon‑woo e Woo‑jinin un periodo di relativa tranquillità, insieme alla madre di Geon‑woo. Hong Woo-Jin allena Geon-Woo che, in un memorabile incontro, conquista il titolo mondiale WBC. La vittoria di Geon‑woo attira però l’attenzione di Im Baek‑jeong (Rain), presidente e stella della lega clandestina di boxe IKFC: un uomo disposto a tutto pur di sfruttare il talento del pugile per guadagnare enormi somme tramite scommesse illegali. Inizialmente Geon-woo rifiuta categoricamente di partecipare ai combattimenti illegali dell’IKFC, ma le pressioni e le violenze di Im Baek-jeong e della sua banda di criminali lo costringono ad accettare.
La stagione mantiene, come detto, i temi centrali della serie: amicizia, valori familiari, lealtà, ma li racconta in un mondo sempre più spietato e violento. E’ un contrasto per molti aspetti spiazzante, in cui la dimensione privata si trova ad affrontare la pervasività del male sociale, esteso questa volta anche al dark web e al mondo delle scommesse illegali. Se nella prima stagione era stata la velocità ad essere l’elemento caratteristico del racconto, con lunghi inseguimenti per le vie della città e con combattimenti adrenalinici, ora la forma del racconto si sposta prevalentemente sul movimento. Non più un percorso verticale, ma piuttosto concentrico, per arrivare al combattimento tra Geon-woo e Im Baek-jeong, peraltro il secondo scontro tra i due.Un movimento che avvolge lo spettatore e lo spinge, attraverso un gorgo emozionale ampio, fino allo scontro finale, passando attraverso combattimenti, fughe, inseguimenti, ritorni di personaggi della prima stagione, in un carico emozionale più robusto del precedente. Ancora una volta emerge la sostanziale solitudine in cui si muovono i protagonisti, che devono bastare a loro stessi o fare affidamento sugli amici più che sulle istituzioni: basti pensare alla richiesta di aiuto all’associazione di poliziotti Pino Verde, più sicura e affidabile dei canali ufficiali, disinteressati al mondo dei malviventi e con infiltrati di Im Baek-jeong.
La serie è una produzione coreana, distribuita in Italia da Netflix con doppiaggio in lingua. Noi consigliamo però di ascoltare i dialoghi originali per immergersi al meglio nel contesto culturale coreano: un’intonazione, un accento, il protrarsi o meno di un suono rendono al meglio la sensazione di una specifica cultura.
Basata sul webtoon di Jeong Chan, la serie è stata scritta e diretta da Jason Kim che le ha conferito tratti peculiari e una propria specifica sensibilità estetica e valoriale. Il suo stile nasce dal cinema (MidnightRunners, The Divine Fury) e si espande nella serialità con Bloodhounds, dove sviluppa la sua poetica restando ancorato ad alcuni temi chiave di natura morale e sociale. Predilige affidarsi a giovani protagonisti e raccontare la loro voglia di rivalsa verso una società guidata da potenti corrotti e basata su sistemi finanziari predatoriali; a livello tecnico utilizza spesso la profondità di campo e inquadrature dall’alto, posizionando i personaggi al limite dell’inquadratura o disperdendoli in un contesto più ampio, così da enfatizzare il loro disagio all’interno delle geometrie urbane.
Un prodotto di grande qualità, che vive soprattutto sull’alchimia e la complicità degli attori che davvero riescono a trasmettere il senso di famiglia e di amicizia che sta alla base del loro successo. In questa stagione poi la presenza di Rain nei panni dell’antagonista è un valore aggiunto che arricchisce ulteriormente la parte action e di combattimento.
Resta il sapore dei trapassi repentini dalla violenza estrema dei combattimenti alla dolcezza melodrammatica degli abbracci familiari, un gusto piccante-dolce che può non piacere a tutti, in particolare a quanti non hanno familiarità con i K-Drama.
Se però i sapori orientali non vi dispiacciono, questa serie non vi deluderà.
TITOLO ORIGINALE: Sanyanggaedeul – Bloodhounds
DURATA MEDIA DEGLI EPISODI:60 minuti
NUMERO DEGLI EPISODI: 7
DISTRIBUZIONE STREAMING: Netflix
GENERE: Korean Drama Action Crime
CONSIGLIATO: a quanti apprezzano azione e violenza, senza soffrire per spargimenti di sangue e scene forti, ma che reggono bene anche la commistione con i buoni sentimenti e le emozioni familiari intense.
SCONSIGLIATO: a quanti cercano un racconto tutto azione e adrenalina: lo stile coreano prevede momenti emotivi intensi, sovraesposti rispetto alla nostra sensibilità.
VISIONI PARALLELE: tra le serie orientali che presentano combattimenti sontuosi ne segnaliamo almeno un paio:
Warrior (2019-2023), la serie in 3 stagioni basata su un’idea originaria di Bruce Lee, ambientata a fine ‘800, in anni segnati dall’immigrazione cinese a San Francisco e della guerra delle Tong. In streaming su HBO Max.
Cobra Kai (2018-2025), non solo una delle serie occidentali di arti marziali più popolari, ma anche una di quelle con i combattimenti tecnicamente meglio impostati. Visibile su Netflix, in 6 emozionanti stagioni.
UN’IMMAGINE: “per dare la caccia ad una bestia, devo essere più bestiale di lei” in questo modo Geon‑woo descrive il suo approccio alla lotta contro Im Baek-jeong e la sua banda: è una scelta dolorosa, giustificata dall’amore per i suoi cari che rischiano la vita e dalla necessità di proteggerli. Una scelta che compromette il suo profilo di pugile corretto e onesto, ma che trova giustificazione non nell’interesse economico, ma solo nella difesa delle relazioni più importanti. In questo sta la differenza tra Geon-woo ed il suo avversario.
