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Dopo l’amore

Dopo l’amore ***1/2

Dopo l’amore – L’economie du couple è il settimo film del belga Joachim Lafosse, presentato alla Quinzaine di Cannes lo scorso mese di maggio.

Ancora una volta, Lafosse racconta l’istituzioen familiare come una prigione di risentimenti e rancore. Come nei precedenti Nuda proprietàÀ perdre la raison, le mura domestiche perdono ogni calore e diventano il luogo dell’insicurezza, del rimpianto, del dolore.

Marie e Boris sono sposati da quindici anni, hanno avuto due bellissime gemelle Margaux e Jade, che ora hanno otto anni. Marie ha origini borghesi, il padre le ha lasciato un grande appartamento che ora si trova a dover rinnovare. Boris invece ha origini più umili, è diventato architetto, ma il lavoro è poco. L’amore tra di loro è finito da un pezzo. Le ristrettezze economiche – l’economie du couple, appunto – li costringono a dividere la piccola villetta che abitano con le bambine, dividendosi ore e giorni di presenza, cercando di evitare tensioni che inevitabilmente finiscono per esplodere in continuazione.

L’unica cosa che sembra ancora tenerli assieme è l’amore per le figlie e la necessità di condividere gli stessi spazi, per mancanza di altre soluzioni.

Eppure ogni motivo è una scintilla che accende un’incendio: un improvviso cambio di orari, la spesa settimanale, la valutazione della casa, una cena con gli amici, l’acquisto di un paio di scarpe.

Marie e Boris non si sopportano più, non riescono a guardarsi in faccia, non riescono più a prendersi per mano, ogni gesto, ogni parola sembra intollerabile.

Lafosse chiude i suoi personaggi in un inferno pieno di finestre e di luce, una casa  ricca di libri, di oggetti, di ricordi: un luogo di passioni e di sentimenti, che non riescono più a comunicare nulla.

Cosa rimane allora dopo l’amore? Non molto. Non l’amicizia, non il rispetto, non la stima.

Lafosse non fa sconti a nessuno, racconta l’imbarazzo, il fastidio, le noia che assale i protagonisti, li espone, li pedina, gli sta accanto, personaggio invisibile eppure presentissimo.

Si concede un solo breve cedimento sentimentale, un’illusione che finisce per segnare le distanze ancora di più.

Dopo l’amore è un film di piccoli gesti, di tensioni continue, di movimenti bruschi, di parole lasciate a metà. E’ soprattutto un film che racconta come lo sfaldarsi di una famiglia porti con sè anche la perdita del proprio ruolo sociale, delle proprie sicurezze personali.

Ovviamente è l’argent che fa la differenza. Quello che manca a Boris, quello che Marie non vuole riconoscergli, quello che costringe entrambi a condividere uno spazio diventato improvvisamente ostile.

Lafosse non sbaglia nulla, non un accento, non una parola, non uno sguardo, anche grazie a Berenice Bejo e Cedric Kahn, che abitano i loro personaggi con una verità che fa male, che colpisce.

Del melò sentimentale non rimane molto: lo stile impeccabile e a ciglio asciutto di Lafosse non lascia scampo ai suoi personaggi. Il futuro comincia al tavolino di un bar, dopo che la burocrazia dei tribunali ha fatto il suo corso, mettendo il sigillo ad una separazione che ha il sapore amaro della sconfitta.

Da non perdere.

 

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