Cannes 2016. Paterson

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Paterson is a bus driver in the city of Paterson, New Jersey – they share the name.
Every day, Paterson adheres to a simple routine: he drives his daily route, observing the city as it drifts across his windshield and overhearing fragments of conversation swirling around him; he writes poetry into a notebook; he walks his dog; he stops in a bar and drinks exactly one beer; he goes home to his wife, Laura. By contrast, Laura´s world is ever changing. New dreams come to her almost daily. Paterson loves Laura and she loves him. He supports her newfound ambitions; she champions his gift for poetry.

Dopo il romantico e decadente Solo gli amanti sopravvivono,  Jim Jarmusch torna in concorso a Cannes con una delicata elegia d’amore, ambientata a Paterson nel New Jersey.

Qui vivono il protagonista, che porta il nome della sua città d’origine, assieme alla bellissima moglie Laura e ad un cane  vendicativo.

Paterson ha organizzato la sua vita secondo una routine impeccabile e pienamente soddisfacente. Si alza verso le sei e un quarto del mattino, fa colazione con gli stessi cereali, quindi attraversa a piedi le strade della città per raggiungere la stazione degli autobus, dove lavora come autista.

Prima di partire e durante la pausa pranzo, che consuma in solitaria, Paterson scrive brevi poesie, su un quaderno che porta sempre con se’.

Al rientro a casa lo aspetta la moglie, un fuoco d’artificio di creatività: riarreda e ridipinge continuamente la loro piccola casa, sperimenta in cucina, vende i suoi deliziosi cupcakes al mercato del paese e ha intenzione di imparare a suonare la chitarra.

La vera artista, in famiglia, sembra proprio lei.

Con loro vive il simpatico british bulldog, Marlon, che Paterson accompagna fuori, dopo cena, cogliendo immancabilmente l’occasione per bere una birra, in un bar gestito da un collezionista di memorabilia sui nativi di Paterson, tra cui spicca il comico Lou Costello.

Il film di Jarmusch è il racconto delle giornate di Paterson, quasi sempre uguali a se stesse, con poche, ma significative deviazioni. Una vita tranquilla quella del protagonista, in cui felicità e delusioni, opportunità e pericoli sono sempre vissuti con la calma dei forti.

Eppure sotto quella corazza che Paterson si è costruito, si fa strada una storia meno ordinaria di quello che potrebbe sembrare.

Jarmusch indovina tutto: il tono riflessivo, le deviazioni romantiche, lo sguardo curioso e asimmetrico, gli incidenti di percorso, le notazioni curiose – i gemelli ricorrenti, i due incontri con la ragazzina e il giapponese, la coppia di Moonrise Kingdom – e soprattutto i due interpreti.

Adam Driver, mai così intenso, in un ruolo tutto di reazioni e ascolto, che mette alla prova il suo minimalismo; Golshifteh Farahani, assolutamente deliziosa, nella sua contagiosa vitalità.

Persino il cane Marvin gioca un ruolo non di secondo piano, tanto che Jarmusch ne usa le espressioni, con una serie di controcampi, che strappano più volte la risata.

In un film che fa della leggerezza e dell’immaginazione creativa la sua forza principale, quello che rimane è una preziosa lezione sull’ispirazione poetica, sulla forza comunicativa ed evocativa delle parole e sulla necessita’ di ripensare e reinterpretare la nostra vita, tenendo lo sguardo sull’orizzonte degli eventi, sulle persone che ci sono accanto, sulla bellezza del panorama che ci circonda. Uno sguardo magari un po’ obliquo, laterale, sbilenco.

Puo’ sembrare sin troppo semplice. Non lo e’ affatto.

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