Cannes 2026. La bola negra

La bola negra **

Tre storie apparentemente separate nel tempo e nello spazio per il terzo film spagnolo del concorso diretto dalla coppia Calvo & Ambrossi.

La prima è quella di Sebastian, fascista per caso nella Spagna del 1937. Il suo paese viene bombardato per sbaglio dagli italiani, lui si salva, ma viene arruolato per non essere fucilato e si trova a fare da confidente di un ex giocatore dell’Atletico Madrid, repubblicano e membro di una celebre compagnia teatrale, gravemente ferito.

La seconda storia risale agli anni venti con il giovane Carlos a cui viene rifiutata l’associazione al casino sociale dai notabili della sua città, perchè sospettato di frequentazioni inappropriate.

La bola negra rappresenta il voto negativo all’adesione di Carlos.

La terza si svolge nella Spagna del 2017. Alberto Azcuna un giovane storico omosessuale con un complicato rapporto con la madre riceve la notizia che il nonno materno è morto lasciandogli un legato che può ritirare solo di persona nel piccolo paesino di Cantabria. Qui scoprirà non solo la verità su un avo mai conosciuto, ma riceverà un manoscritto inedito.

Il film dei due Javier funziona egregiamente finchè le tre storie si muovono in parallelo, tutte con una evidente dimensione queer, che è il tema centrale attorno a cui ruotano i personaggi.

Quando il film poi chiarisce i legami che attraversano le tre storie levandole intimamente ed evocando il lavoro di Federico Garcia Lorca, il film improvvisamente perde il suo mistero e si piega alla logica didascalica delle spiegazioni che ammorbano l’ultima ora piombando ambizioni e sentimenti evocati fino a quel momento con una certa efficacia.

La prima storia si dilunga così a mostrare il destino del prigioniero con una deviazione spettacolare che serve solo a convocare in scena Penelope Cruz, la seconda assume connotati per un verso surreali e per altro verso storici, introducendo un segmento in bianco e nero del tutto superfluo, l’ultima fin dall’inizio quella più debole, aggiunge un eccesso melodrammatico di cui il film non aveva bisogno e un nuovo inutile personaggio interpretato da Glenn Close.

È come se, scritto il loro film, i due non si fossero fidati sino in fondo della loro storia, saturandola di cameo e presenze che sfrangiano solo il racconto e introducono sottolineature che appesantiscono solo il testo.

Il film così disperde le sue buone idee in cattive intenzioni, inseguendo un eccesso melò che avrebbe dovuto e potuto essere invece asciugato.

La storia del manoscritto ritrovato era già sufficiente a dire ogni cosa.

Così La bola negra, ammorbato anche da una colonna sonora inutilmente magniloquente, cerca insistentemente una complicità che suona un po’manipolatoria.

Dei tre spagnoli in concorso, questo è certamente di troppo.

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