La Bataille de Gaulle – L’Âge de fer **
Grande affresco popolare di stampo didattico, il dittico intitolato La Bataille de Gaulle arriva in sala in Francia a inizio giugno e inizio luglio, forte di una grande produzione Pathé che l’ha finanziato con un budget di 75 milioni di euro.
Il regista Antonin Baudry l’ha scritto con Bérénice Vila a partire da “De Gaulle, une certaine idée de la France”, biografia pubblicata nel 2019 dallo storico britannico Julian T. Jackson.
Se il modello letterario su cui è costruito il copione è il Don Quixote di Cervantes, con il primo capitolo che racconta la storia di questo cavaliere che cerca di far rivivere l’età dell’oro della cavalleria mentre vive nell’età del ferro di un’epoca corrotta e il secondo che mostra come Don Chisciotte sia diventato così famoso da far emergere falsi epigoni e imitatori ovunque, il riferimento cinematografico dichiarato è sorprendentemente Once Upon a Time in China di Tsui Hark.
L’Âge de fer si apre con la sconfitta francese e la fuga a Londra dell’allora poco noto generale de Gaulle e si chiude con l’attentato all’ammiraglio François Darlan, capo della marina e ministro del Governo di Vichy, ad Algeri il 24 dicembre 1942.
Nelle capitale inglese de Gaulle convince Churchill a lasciarlo parlare in radio come voce della Francia libera. Partendo da pochissimi uomini, animato da una fede incrollabile in se stesso e nel proprio Paese, il generale costruisce a poco a poco un governo ombra e un piccolo esercito personale, che si distingue soprattutto in Africa, grazie alla guida di Pierre Kœnig che resiste all’assedio di Rommel nella battaglia di Bir Hakeim, consentendo alle truppe inglesi una ritirata strategica.
I rapporti complessi con Churchill e soprattutto con Roosevelt, restio a riconoscerne lo status e ancor più restio a coinvolgere il proprio Paese nella guerra, sono al centro di un grande affresco educativo e didascalico.
In parallelo si muove la storia del giovane studente Fernand prima a Parigi con due fratelli ebrei, quindi dopo una manifestazione di protesta all’Arc de Triomphe, costretto a riparare ad Algeri dal padre.
Con un disegno narrativo molto efficace, la Storia grande del generale e quella piccola dello studente, si trovano ad intrecciarsi in modo fatale proprio alla fine di questo primo capitolo.
Molti dei film francesi a Cannes 2026 raccontano la resistenza, Vichy e la seconda guerra mondiale, quasi fosse tornato imperativo rileggere e ricordare quegli anni di occupazione e infame collaborazione col nemico nazista.
Il film di Baudry che alle spalle aveva solo Wolf Call – Minaccia in alto mare del 2019, ha dimensioni kolossal, ricostruzioni d’ambiente e regia invisibile e piana, perfettamente adeguata all’operazione culturale.
Simon Abkarian è un de Gaulle molto assertivo, un uomo d’altri tempi, piuttosto rigido nelle sue tenute militari, che l’accompagnano in ogni scena del film.
Mathieu Kassovitz è François Darlan, Simon Russell Beale interpreta Winston Churchill, mentre Campbell Scott è Roosevelt.
I giovani studenti sono Anamaria Vartolomei (La scelta di Anne) e Florian Lesieur. Benoît Magimel si ritaglia un ruolo eroico nei panni di Pierre Kœnig.
