Crescendo – L’objet du délit **
Il nuovo film di Agnès Jaoui, il primo senza il marito e partner Jean-Pierre Bacri, è una graziosa commedia d’ambiente, ambientata fra Parigi e il castello di Lacoste a Vaucluse, appartenuto al Marchese de Sade.
I protagonisti sono una compagnia d’opera che sta mettendo in scena Le nozze di Figaro di Mozart con una regista star del web, Mirabelle, che non ha mai diretto un’opera e un cast eterogeneo composto da cantanti di estrazione, esperienze e nazionalità diversa, scelti dal direttore Igor.
Tra questi c’è la figlia di uno sponsor che ha investito 300.000 euro nel progetto, una bravissima e agguerritissima cantante di colore scoperta su Youtube, un italiano insopportabile, Piazzoni, e una diva di mezza età che sta perdendo voce e sicurezze, Hannah.
Nel frattempo una grande soprano minaccia sui social di rivelare i nomi di dieci colleghi e direttori che hanno abusato di lei, mandando nel panico Igor.
Tra i tecnici e gli assistenti l’insicurezza e la necessità di accontentare le esigenze di troppe teste producono errori e ironie.
Un magnate tanto ricco e laido, quanto ignorante e opportunista, si offre di salvare lo spettacolo dopo una crisi che ha messo in dubbio lo spettacolo a pochi giorni dal debutto: durante le prove al castello Piazzoni ha messo forse le mani dove non avrebbe dovuto, creando le premesse per un incidente a cui tutte le persone coinvolte rispondono a seconda della loro età, del loro genere e della loro posizione all’interno della produzione.
Lo scandalo social è inarrestabile…
Il film di Jaoui, scritto con Emmanuel Salinger, Laurent Jaoui, Noé Debré, Florence Seyvos, racconta lo spettacolo al tempo del #metoo, tra sensibilità diverse, parole d’ordine ripetute senza senso e una generale incapacità a comprendersi e fissare nuovi limiti confortevoli e sicuri per tutti.
La regista ironizza sugli eccessi inquisitori, ma non è tenera con gli uomini della vecchia generazione che non si rendono neppure conto del cambiamento culturale di cui sono spettatori non innocenti.
Si sorride di gusto, soprattutto quando la commedia vira su una ronde sentimentale che riguarda un’assistente alla regia indecisa tra due sentimenti, quello per un giovane cantante e per un tecnico scenografo.
Il problema per Jaoui è che il pubblico potenziale per questo tipo di commedia garbata, borghese, colta e informata, non esiste quasi più, almeno in Italia.
Se in sala i giovani continuano a essere il riferimento privilegiato con la loro ossessione per l’evento, dopo il Covid latita il pubblico maturo, dei grandi centri urbani, dello spettacolo della domenica pomeriggio, che pare subire un riflusso domestico e cerca forse sulle piattaforme, quel cinema medio che una volta avrebbe cercato nelle monosale di città.
Non è colpa di Jaoui, ma forse il suo Crescendo arriva fuori tempo massimo.
