The Witch. Recensione in anteprima!

The Witch poster

The Witch ***

Il film d’esordio del giovane scenografo Robert Eggers, ha debuttato al Sundance oltre un anno fa, conquistando il premio per la migliore regia. La A24, che ne ha acquistato i diritti assieme alla Universal, l’ha lanciato negli States lo scorso febbraio ed in breve tempo è diventato il più grande successo della piccola casa di distribuzione.

Eppure The Witch è un horror lontanissimo dai gusti contemporanei: sia dal torture porn alla Saw e dal found footage e dal mockumentary alla Paranormal Activity, almeno quanto dalle riflessioni sul genere slasher di Quella casa nel bosco e Scream, e dal gotico di Crimson Peak.

The Witch è ambientato nel XVII secolo, nel New England dei pionieri e della Mayflower, qualche anno prima dell’isteria collettiva di Salem e della caccia alle streghe.

Il contesto culturale e religioso è però lo stesso: il puritanesimo protestante, che i coloni avevano importato dalla madrepatria inglese, aveva diffuso un’interpretazione delle scritture lontana dalla Riforma e dai suoi compromessi.

Non è un caso quindi che il film cominci proprio con un processo pubblico e con la cacciata di William e della sua famiglia, dalla piantagione in cui viveva con la moglie ed i cinque figli.

Non sappiamo davvero i motivi di questo allontanamento, ma certamente le sue convinzioni religiose sembrano avere un ruolo centrale. Quando le porte della piantagione si richiudono alle sue spalle, William cerca di costruire una piccola fattoria al limitare di un bosco, in mezzo ad una radura che tenta, con poca fortuna, di coltivare a mais.

Da soli, in mezzo alla natura incontaminata e selvaggia, i figli e la moglie di William sono testimoni di fenomeni inspiegabili e di oscuri presagi.

Il neonato Samuel scompare improvvisamente, mentre sta giocando con la sorella più grande, Thomasin.

Una lepre fa capolino improvvisamente, quasi sfidando William a catturarla. Un caprone nero viene addomesticato per i bisogni della famiglia, mentre i due gemelli, che l’hanno soprannominato Black Phillip, sembrano riuscire a comunicare con la bestia.

La madre Katherine è affranta dal dolore per la scomparsa di Samuel e passa le notti a pregare, incolpando segretamente Thomasin.

Nel frattempo William, assieme al quinto figlio Caleb, vende una coppa d’argento della moglie, in cambio di trappole e di un fucile, con il quale si avventura nel bosco, a caccia di un misterioso lupo, che potrebbe aver rapito Samuel.

Ma le sparizioni e i presagi non sono finiti. L’incubo paranoico, ammantato di superstizione religiosa, travolge William e la sua famiglia: le colpe ricadono allora sulla giovane Thomasin, che, nel pieno della sua adolescenza, sembra lo strumento perfetto per la predicazione di Satana.

Eggers, qui al suo primo film come regista e sceneggiatore, recupera dagli atti e dai documenti dei processi intentati alla fine del XVII secolo contro le streghe, i dialoghi e le parole antiche, per costruire un racconto claustrofobico, tutto chiuso nella testa dei suoi personaggi, assecondandone visioni e isteria, suggestioni e violenza.

Il loro è un cristianesimo evidentemente ancora medievale, superstizioso, che rappresenta un universo nel quale Dio e il Demonio sono sempre presenti e influiscono in modo determinante sulle nostre vite. La spiegazione più semplice al male del mondo e al dolore della morte non può allora prescindere dall’individuazione di un maleficio, di un capro espiatorio, che consenta una catarsi, sia pure nel sangue.

William diventa quindi Abramo pronto a sacrificare il figlio Isacco e al contempo l’afflitto Giobbe, indifeso di fronte ai rovesci del destino.

La bravura di Eggers è quella di condurci in una lucidissima riflessione sul peccato originale e sugli sconvolgimenti dell’adolescenza, mantenendo un punto di vista costantemente interno alla storia, privando il suo racconto di una qualsiasi àncora esterna per lo spettatore, costretto a convivere con l’angoscioso microcosmo familiare, travolto dalla propria fede e messo a dura prova dall’isolamento.

Un po’ come accadeva all’Overlook Hotel di Kubrick, anche qui l’orrore sembra appartenere all’ambiente in cui sono costretti a vivere i protagonisti –  la radura, il bosco, l’oscurità selvaggia, che avanza – mentre in realtà è il frutto di un labirinto interamente psicologico e culturale.

Il racconto di Eggers usa con grande sapienza gli archetipi della fiaba nera, tra satanismo, malefici, apparizioni notturne e stregoneria.

A New-England Folktale recita il sottotitolo ed è evidente che il richiamo ad una tradizione ancora così viva nella cultura americana – a cui pure Arthur Miller aveva attinto per uno dei suoi drammi più politici – diventa rilettura filologica, aspra e non riconciliata.

Il rigore della messa in scena, la fotografia desaturata e spesso vicina ai toni del bianco e nero di Jarin Blaschke, che sembra richiamare il periodo olandese di Van Gogh, sono lontanissimi dai cliché di genere, ma riescono ugualmente a rendere inquietante il racconto. Lo stesso avviene con il sound design e con la colonna sonora, preziosamente minimalisti e mai invadenti.

I due adulti, Ralph Ineson e Kate Dickie, vengono da Game of Thrones, ma sembrano i progenitori della coppia inquietante raffigurata da Grant Wood in American Gothic. La vera rivelazione del film è però la Thomasin interpretata da Anya Taylor-Joyche con i suoi occhi grandi, il volto ceruleo e angelicato, i capelli biondi, sembra una creatura completamente estranea a quel mondo fangoso e terragno.

Non è un caso, allora, che su di lei si concentri la paranoia familiare, confusa tra paura e desiderio.

Da non perdere.

TheWitch

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2 pensieri riguardo “The Witch. Recensione in anteprima!”

  1. Assolutamente d’accordo con quanto hai scritto.
    Un horror particolare, un horror che sembra quasi essere un ibrido tra il documentario etnologico e l’orrore primordiale che affligge l’essere umano fin dall’alba dei tempi.Un incredibile horror che non da speranze, dove la cattiveria e la follia umana (e non) è in ogni singola cosa. Una messa in scena praticamente perfetta, con delle artistiche inquadrature fisse che sembrano essere dei quadri empaticamente freddi ed eterei.

    Anche io ho scritto un’analisi a riguardo. Se ti va, dalle un’occhiata 🙂
    Ecco qui il link: https://mgrexperience.wordpress.com/2016/09/07/the-witch-di-robert-eggers/

E tu, cosa ne pensi?

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