Rogue One: A Star Wars Story

Rogue One: A Star Wars Story ***

Rogue One è il primo dei lungometraggi, che la Lucasfilm ha deciso di affiancare alla serie classica, rimanendo nel medesimo universo narrativo, ma approfondendo storie e personaggi, rimasti sinora ai margini del canone ufficiale.

Il compito affidato allo sceneggiatore Chris Weitz (About a Boy, Cenerentola, La bussola d’oro) era quello di raccontare come la resistenza repubblicana riuscì a trafugare i piani di costruzione della Morte Nera, per affidarli alla Principessa Leia. Vi ricorda qualcosa? E’ il famoso incipit di Guerre Stellari.

In cabina di regia è stato chiamato il quarantenne Gareth Edwards, che alle sue spalle può vantare solo il piccolo e riuscito horror fantascientifico Monsters e il mastodontico Godzilla.

L’idea era quella di proporre un film di guerra, finalmente adulto, senza troppi compromessi e senza l’obbligo di dover pensare a futuri sviluppi per questi personaggi.

A dar manforte a Edwards, al termine delle riprese, sono stati coinvolti anche Tony Gilroy, che si è occupato di riscrivere e rigirare diverse sequenze e che nei crediti finali risulta accreditato come co-sceneggiatore, e il fratello John Gilroy, espertissimo montatore (Salt, Pacific Rim, Lo sciacallo, Suicide Squad), che ha cominciato negli anni ’80 a fianco di Francis Coppola.

Il risultato di questo complesso e stratificato lavoro di squadra è uno dei film più convincenti ed emozionanti del mondo Star Wars.

Finalmente libero dai condizionamenti e dalle necessità di un’epopea, che ha l’obbligo di rimanere aperta, Edwards alterna sapientemente la classicità dei film bellici hollywoodiani anni ’60 con uno stile da guerrilla movie, che gioca su piani differenti e che valorizza, sia nella prima parte che nell’epilogo, il corpo a corpo tra destino e volontà.

Jyn Erso è ancora una bambina quando il padre, l’ingegnere spaziale Galen, viene costretto dal Direttore Orson Krennic a riprendere il lavoro su un’arma di distruzione di massa, capace di rendere invincibile l’Imperatore Palpatine.

Cresciuta senza una famiglia, ma sotto l’ala del ribelle Saw Gerrera, Jyn si trova ora in prigione, ma viene liberata dall’ufficiale Cassian Andor della resistenza repubblicana.

Un pilota imperiale, che ha disertato su iniziativa di Galen Erso, trasporta un messaggio per l’alleanza ribelle: l’arma definitiva, la Morte Nera, ha un falla che può essere sfruttata e che la farà collassare.

Ma il messaggero è credibile o si tratta di un altro inganno dell’Impero?

Cassian Andor è incaricato di recuperare il pilota disertore – che è sul pianeta di Jedha, proprio nelle mani del vecchio rivoluzionario Saw Gerrera – e di impedire con ogni mezzo a Galen Erso di terminare il suo lavoro.

Ignara del vero scopo della missione, Jyn si imbarca con Cassian e con il droide imperiale riprogrammato K -2SO.

A Jedha – città sacra della filosofia Jedi, occupata dall’esercito imperiale e preda di continui attacchi terroristici – il terzetto incontrerà Chirrut, un guerriero cieco, custode della Forza, e il suo inseparabile compagno, il killer Baze Malbus…

Rogue One: A Star Wars Story..L to R: Jyn Erso (Felicity Jones) and Cassian Andor (Diego Luna)..Ph: Jonathan Olley..©Lucasfilm LFL 2016.

Se nella prima parte il film di Gareth Edwards è frammentato ed episodico, nel mostrare la progressiva formazione del gruppo dei ribelli, che tenteranno l’assalto al cielo, per salvare le sorti della galassia, la seconda parte è invece un meccanismo ad orologeria impeccabile, che alterna sapientemente le scene di battaglia a quelle di estrazione, lo scontro aereo a quello sulla spiaggia del pianeta di Scarif. E che si chiude, con una grazia invidiabile, proprio come ci saremmo aspettati.

Con Rogue One il disegno della nuova Lucasfilm è sempre più manifesto: Il Risveglio della Forza era una sconfessione radicale del lavoro di Lucas sulla trilogia dei prequel, soprattutto dal punto di vista narrativo e visivo. Il ritorno alla pellicola, al paesaggio naturale, al look vintage dei costumi, non poteva essere più simbolico, dopo l’orgia digitale dei film nati a cavallo del nuovo secolo. La costruzione drammatica dei personaggi e la loro immersione in un contesto capace di evocare costantemente quello originale – non solo attraverso la presenza dei protagonisti di un tempo – assumeva un significato altrettanto preciso.

Così come la scelta di affidare a Lawrence Kasdan la riscrittura della storia di Michael Arndt, destinata a lasciare molti interrogativi in sospeso, per i futuri sequel.

Edwards compie – da questo punto di vista – un passo ulteriore, spazzando via la pedante costruzione ideologica lucasiana, che aveva trasformato la lotta cavalleresca tra ribelli e Impero, in una disputa glaciale di real-politik con senatori, intrighi di palazzo e federazioni di mercanti, lontanissima dal calore e dall’urgenza del grande cinema popolare.

Rogue One riporta lo spirito della saga alla sua essenza fondativa: la sfida al destino avverso, il senso dell’onore, il sacrificio personale e lo spirito di gruppo, la determinazione a lottare per i propri ideali, contro la tirannia del lato oscuro. Tutti elementi che si erano persi completamente e che ora tornano prepotentemente sulla scena.

In fondo Edwards non fa altro che erigere un magnifico monumento al milite ignoto, alla determinazione e alla volontà di un manipolo di coraggiosi, pronti a tutto.

Il film chiarisce alcuni interrogativi e usa i topoi della serie, con una semplicità e un’intelligenza rare. Si pensi, ad esempio, alla Forza, così centrale nell’universo narrativo della serie: evocata costantemente in Rogue One, è diventata tuttavia un mantra che sopravvive solo nel ricordo di un guerriero cieco.

Edwards fa poi piazza pulita di mostri e mostriciattoli, lasciando al solo elegante droide nero K-2SO il compito di allentare la tensione, con un controcanto leggero, che è da sempre uno degli elementi caratteristici di Star Wars.

Anche questa volta l’eroina è una giovane donna, Jyn, che ha i lineamenti delicati di Felicity Jones, ma anche la sua istintiva scontrosità. Diego Luna è il soldato generoso e senza macchia, che deve conquistarne la fiducia, mentre Donnie Yen e Jiang Wen sono molto di più di una concessione al grande mercato cinese, ma entrano nel corpo del film con competenza e senso, ricordando le radici orientali della filosofia Jedi.

Ben Mendelsohn, nei panni del direttore Krennic, roso dall’ambizione e desideroso di compiacere l’Imperatore, è un cattivo complessivamente monodimensionale, ma ritornano nel film – anche grazie ai prodigi dell’animazione computerizzata – alcuni dei villain più iconici della serie.

Ma non vogliamo rovinarvi la sorpresa…

La colonna sonora, assegnata in extremis a Michael Giacchino, cita con puntualità i temi celeberrimi di John Williams, lavorando semplicemente su qualche variazione competente.

La fotografia dell’australiano Greig Fraser (Bright Star, Cogan, Zero Dark Thirty) che ha usato lenti anamorfiche a 70mm sulla prodigiosa Arri Alexa 65, esalta le location naturali scelte da Edwards, dall’Islanda alla Giordania, fino ad un atollo delle Maldive, per donare al film un look realistico.

Rogue One sembra rivolgersi ad un pubblico più adulto, rispetto ai ragazzini che hanno fatto la fortuna della saga, scegliendo un linguaggio cinematografico più sofisticato, una storia che richiama i grandi classici sulla Seconda Guerra Mondiale e protagonisti che non saremo costretti a seguire per altri episodi, ma che, semplicemente, si limitano a passare il testimone.

La diabolica produttrice Kathleen Kennedy, che ha cominciato con Spielberg e Lucas ai tempi de I predatori dell’arca perduta, ce l’ha fatta anche questa volta. Nonostante l’afflato nostalgico sia ancora il sottotesto profondo di tutta l’operazione, non solo l’eredità del brand Star Wars è ormai salva, ma si dimostra anche vitale e capace di significative variazioni sul tema, che rendono l’omaggio al canone e ai suoi personaggi solo il punto di partenza (…o di arrivo in questo caso), per rilanciare di nuovo l’avventura.

Da non perdere.

Rogue One: A Star Wars Story..Chirrut Imwe (Donnie Yen)..Ph: Jonathan Olley..©Lucasfilm LFL 2016.

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