Nocturama

Nocturama ***1/2

Il film di Bernard Bonello è uno di quei segni infranti, di quei film maledetti da nascondere e occultare, troppo scomodo e urticante, per trovare un suo pubblico, incapace persino di scegliere una parte e farsi opera a tesi.

Rifiutato dalla Quinzaine, per motivi politici, uscito poi il 31 agosto 2016 in Francia, accolto in sordina al Festival di Roma, Nocturama era stato scritto da Bonello nel 2011, molti anni prima della tragedia di Saint Denis e dell’assalto al Bataclan.

Il titolo originario, Paris est une fête, era un omaggio alla Festa Mobile di Hemingway. Ma il cambio con Nocturama, suggerito da una canzone di Nick Cave, riesce a rendere più palpabile l’incubo in cui i giovani protagonisti costringono la capitale francese.

Il film racconta una lunga giornata di passione di un gruppo di ragazzi, apparentemente distanti per nascita, ceto sociale, aspirazioni, cultura, origini.

David, Yacine, Samir, Sabrina, Mika, Sarah, Omar non potrebbero sembrare più diversi: sono studenti, disoccupati, lavoratori precari, figli di buone famiglie, arabi delle banlieu, neri.

Si muovono in metropolitana e a piedi, in modo frenetico, secondo quello che appare un piano studiato nei minimi dettagli. I primi venti minuti sono un approssimarsi frenetico ad un obiettivo non dichiarato.

Nel silenzio, rotto solo dai rumori di fondo della civiltà, il gruppo mette a segno una serie di attentati coordinati come un reparto d’assalto paramilitare: il teatro della rappresentazione dell’orrore comprende un grattacielo a la Defense, il Ministero dell’Interno, delle auto parcheggiate davanti alla Borsa, la casa di un banchiere e la statua di Giovanna d’Arco, che torna a bruciare come sul rogo.

Messa sotto assedio la capitale, il gruppo si rifugia in un grande magazzino di lusso, La Samaritaine in rue de Rivoli, evacuato e poi chiuso, dove i ragazzi rimangono soli, in una lunga notte, che richiama quella altrettanto simbolica di Zombi di Romero.

Questa volta però i morti viventi sono proprio loro sette…

Ancora una volta, come ne L’apollonide e Saint Laurent, Bonello precipita i suoi personaggi in un luogo chiuso, che fa esplodere tutte le loro contraddizioni.

E anche questa volta il regista francese mette in scena lo spettacolo della decadenza: non più quella di fine dell’ottocento, o degli eccessi degli anni ’70, ma quella di un nuovo secolo, assediato da forze che non sono più interpretabili, nè comprensibili.

Cosa lega davvero i protagonisti di Nocturama? Nulla forse, se non l’idea autodistruttiva di generare il caos e minare i simboli di una civiltà ereditata dai propri padri, in cui non ci si riconosce più e che si è perso la speranza di migliorare.

Eppure i sette sono inevitabilmente attratti dai simboli e dall’edonismo superficiale di quella stessa civiltà che vorrebbero distruggere. La notte nel centro commerciale è evidente: il richiamo della griffe è irresistibile, il gioco di abitare uno spazio finto, come quello di un centro commerciale, in cui quella civiltà sublima se stessa, con tutti i simboli del suo successo, è davvero troppo forte.

In fondo quello spazio neutro, quel limbo tra la vita e la morte, sembra quasi il vero obiettivo dei protagonisti.

Emblematica è poi la scena in cui uno dei ragazzi si rispecchia in un manichino, vestito esattamente come lui.

Bonello cerca di interporre una distanza tra il suo sguardo e un racconto così incandescente ed evita derive politiche o religiose. Si tiene alla larga dalla cronaca, limitando ad un paio di flashback sulla preparazione del piano le motivazioni, che spingono il gruppo a mettersi all’opera.

I suoi lunghi piani sequenza isolano i personaggi e noi spettatori con loro. Non sappiamo quasi nulla sulle conseguenze dei loro atti. L’orrore e il caos rimangono fuori dalle porte del centro commerciale, isolato e insonorizzato.

Il film di Bonello cerca di mostrarci chi sono – o chi potrebbero essere – quelli che portano il terrore nelle nostre strade: è un’immagine che disturba, ovviamente, che lascia sconvolti, spiazzati.

Ma c’è un momento particolare, forse rivelatore, quando David esce per un momento dal centro commerciale nelle strade deserte e incontra una ragazza in bicicletta, che sfida il coprifuoco e che non sembra colpita dagli attacchi, perchè semplicemente, “prima o poi doveva accadere“.

In fondo questa delusione fatalista è quella dei protagonisti di Nocturama, incapaci di un qualsiasi sguardo sul mondo, di un qualsiasi pensiero politico.

Non ci sono rivoluzioni da rivendicare, nè religioni da imporre agli infedeli o ingiustizie da vendicare.

Le loro azioni restano senza motivo, se non quello forse di potersi rifugiare tutti assieme, per una volta, nel paese dei balocchi, per godere delle sue lusinghe in una lunga notte di quiete.

E’ una generazione senza ideali e senza coscienza politica, persino senza obiettivi, quella che mette in scena Bonello, perfettamente sintetizzata in quel grande set artificiale, che finisce per inghiottire anche i suoi personaggi, nel loro velleitario tentativo nichilista.

Non è tuttavia meno crudele e inquietante la risposta di stato, incarnata da una squadra d’assalto senza volto e senza pietà, che risponde con un colpo secco alla richiesta d’aiuto.

I simboli che i ragazzi volevano abbattere hanno la meglio su di loro. E non basta truccarsi o abbigliarsi, recitare una parte, mettersi una maschera, per poter prolungare l’illusione: non c’è alcuna via d’uscita.

Raggelante.

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