Cannes 2014. Saint Laurent

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Saint Laurent **

Seconda biografia cinematografica in pochi mesi, il film di Bonello è un ritratto del grande stilista francese, colto nel momento chiave della sua carriera, quando il successo degli anni ’60 da Dior l’aveva reso un’icona precocemente identificata da un acronimo diventato marchio preziosissimo.

Bonello non è interessato ad raccontare la storia di YSL, nè di farci partecipi delle origini del suo genio creativo, ma ci mostra invece lo stilista nel momento più importante della sua carriera, l’ultimo forse di vera felicità.

Senza la possibilità di accedere alle vere creazioni di Sain Laurent, perchè gli eredi hanno preferito sostenere il film di Jalil Lespert, Bonello ha ricostruito minuziosamente il processo creativo nel suo farsi quotidiano, dalle suggestioni ai bozzetti, dalla scelta dei tessuti, al taglio degli abiti, alle prove, sino al trionfo delle sfilate.

Il film cerca l’immagine di un fantasma. Un uomo che ha trovato il suo genio, ma forse ha perso se stesso.

La biografia di Sain Laurent non ha momenti particolarmente significativi, da un punto di vista drammaturgico.

E’ quindi paradossalmente perfetta per lo stile frammentato ed ossessivo di Bonello che trascura particolari chiave per restituirci lo smarrimento assoluto di un uomo chiuso – come molti dei suoi colleghi stilisti – in un isolamento dorato.

Sulle orme del protagonista, il film si perde in mille rivoli, quasi sempre in set ricostruiti: lo studio parigino, le case francesi e africane, la discoteca, la sfilata finale.

Il film copre pochi anni, dalla metà degli anni ’60 alla metà del decennio successivo, senza fare sconti: sesso, droga, rock’n’roll, come impone la storia di quegli anni. Pierre Bergé, lo storico compagno e collaboratore si vede appena, mentre sono gli amanti e gli incontri casuali e selvaggi, al centro del racconto di Bonello.

YSL è sfuggente, enigmatico, perduto anche lui tra la necessità di essere costantemente all’altezza del suo ruolo ed il susseguirsi frenetico delle collezioni.

Bonello mostra lo smarrimento del successo, la perdita di ogni contatto con la realtà e con la vita.

Nel finale ritroviamo Sain Laurent solo, invecchiato, molti anni dopo, con la sola compagnia del suo cane e dei suoi domestici, chiuso in una casa gioiello.

Quella solitudine fatta di lusso e perfezione ne ha fatto appunto un fantasma che attraversa la storia, la sua storia, senza davvero averla compresa.

Scritto assieme allo storico collaboratore di Audiard, Thomas Bidegain, il film si concentra sulle nevrosi, le insicurezze e le delusioni del protagonista. Bonello torna sulle sue ossessioni di sempre, prendere o lasciare, ma Saint Laurent ha momenti di grande cinema.

Perfetto Gaspar Ulliel. Più defilato Jeremy Renier, mentre il solito insopportabile Louis Garrel, gigioneggia da par suo e Lea Seydoux si conferma (solo) ottima caratterista.

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