I film dell’anno 2012-2013

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Come da tradizione, anche quest’anno pubblichiamo la lista dei migliori. La stagione cinematografica è stata insolitamente lunga, compresa fra il terzo film del cavaliere oscuro e i robottoni di Guillermo Del Toro.

Purtroppo non tutti si sono giovati della nuova strategia distributiva: la crisi economica, l’appetibilità di alcune proposte estive e lo scoppio improvviso dell’estate solo a inizio luglio non hanno portato i risultati sperati. Ma la strada è quella giusta. Ed anche il ritorno della Festa del Cinema a maggio è un segnale positivo per il settore, purtroppo minacciato dai soliti tagli ministeriali e da una politica schizofrenica di tax credit. Mentre la Francia investe 10 volte tanto e si batte per l’eccezione culturale dei suoi prodotti nell’ambito dei nuovi accordi commerciali tra Europa e Stati Uniti, la nostra industria è costretta a fare i conti con la sopravvivenza. La chiusura delle attività della Sacher, la crisi della Fandango, il grande ridimensionamento produttivo di Medusa sono tracce che lasciano inquieti.

Il miglior film dell’anno è uscito proprio d’estate per una piccola casa di distribuzione, la Movies Inspired: è Holy Motors di Leos Carax, che noi avevamo visto in anteprima a Cannes l’anno scorso.

Un capolavoro che racconta la performance della vita: un attore che si trasforma in personaggio, in un cinema dove gli spettatori sono diventati manichini. Leos Carax che mancava da oltre dieci anni ci regala un gioiello di rara forza visionaria. Se l’avete perso recuperatelo in home video, al più presto.

Sul podio Zero Dark Thirty  di Katherine Bigelow: il film ha suscitato polemiche infinite negli Stati Uniti sul ruolo della tortura nella caccia a Bin Laden, fomentate da chi non l’aveva neppure visto. Ipocrisia assoluta. Ma la Bigelow vola altissimo, ricostruisce 10 anni di ossessione e dolore. Per Jessica Chastain un altro ruolo memorabile.

Al terzo posto The Master, forse il più complesso ed il meno risolto dei film di Paul Thomas Anderson, che ha deluso le attese di molti, lasciando sullo sfondo Scientology e raccontando la storia di due uomini lontanissimi eppure irresistibilmente attratti. Joaquin Phoenix e Philip Seymour Hoffman, giustamente premiati a Venezia, sono insuperabili, per capacità mimetica e fascino selvaggio.

Appena sotto, a nostro avviso i due film italiani dell’anno, appaiati idealmente: Bella addormentata di Bellocchio e La grande bellezza di Sorrentino. L’uno a Venezia, l’altro a Cannes, entrambi usciti a mani vuote, ma lasciando il segno nei rispettivi festival. I due non potrebbero essere più distanti per formazione, età, cultura, sensibilità cinematografica e narrativa. Eppure i loro film ci restituiscono un’Italia di inizio millennio umiliata ed offesa, disillusa e vuota, nella quale però non è estranea una speranza, che affonda le sue radici nel passato e nella voglia di ricominciare a vivere.

Entrambi amati e odiati in pari misura, per noi sono un punto fermo assoluto, pur con i loro limiti ed i loro manierismi.

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Tutti gli altri film nella top ten arrivano direttamente dal Festival di Cannes o dalla Mostra di Venezia: a cominciare da No di Pablo Larrain che chiude la sua trilogia dedicata al Cile di Pinochet. Qui siamo agli ultimi giorni della dittatura, con il plebiscito indetto per confermare dopo quindici anni la legittimità del golpe che depose Allende l’11 settembre 1973.

Vinceranno i no, ma Larrain ci mostra il lato oscuro e l’ambiguità di quella vittoria.

Al sesto e settimo posti i due eterni sfidanti: Michael Haneke e Jaques Audiard. Su Amour si è detto già tutto. Palma d’oro a Cannes, Oscar e Golden Globe a Hollywood per il film più accessibile del maestro tedesco, capace di regalare a Jean Louis Trintignant ed Emmanuelle Riva un ultimo grande ruolo.

Un sapore di ruggine e ossa è una favola moderna, con la principessa senza gambe ed il suo animalesco cavaliere. Un film magnifico, che cresce nel tempo, con una coppia di attori sublimi ed un eccesso di perfezione in computer grafica. Ma la scena della Cotillard che ritorna a dialogare con le sue orche resta nel cuore.

All’ottavo un’accoppiata da urlo: il pop rancido di Harmony Korine ed il suo Spring Breakers, uno dei film rivelazione di Venezia 69, con un James Franco, mai così in parte; e il Malick di To the wonder, mai così bergmaniano. Sacro e profano si scontrano e si specchiano.

Anime nella nebbia, uscito furtivamente in Italia con Moviemax, è un magnifico film russo ambientato nel corso della seconda guerra mondiale. Quando il comando tedesco scopre tre terroristi della resistenza sovietica, ne impicca due e lascia libero il terzo, senza motivo: per quest’ultimo comincerà un calvario senza fine. Accusato dai suoi di collaborazionismo e destinato alla fucilazione, cercherà sino all’ultimo di convincere i due esecutori inviati dalla resistenza della sua innocenza.

Al decimo, Io e te di Bernardo Bertolucci che torna a dirigere a dieci anni da The Dreamers e ci regala un altro piccolo film su due ragazzi rinchiusi in una cantina. Jacopo Olmo Antinori e Tea Falco sono due scoperte e l’occhio del maestro non ha perso una diottria. Sempre affilato e complice, questa volta persino ottimista.

Fuori dai primi posti, molti autori laureati: da Tarantino a Spielberg, da Ang Lee a Sam Mendes. I premi oscar Argo e Searching for sugar man, oltre ai due Sodebergh che chiudono la ricchissima prima parte della sua carriera.

Da segnalare il miglior Bond dai tempi di Goldfinger, due thriller nerissimi, Killer Joe e Cogan – Killing them softly e il tour de force teatrale di Joe Wright per riadattare Anna Karenina.

Manca qualche nome importante? Sì, è vero, ma la stagione è stata fin troppo ricca di buoni film…

In extremis bisogna però almeno segnalare il pasoliniano Su Re di Columbu, una passione di Cristo ambientata in terra sarda, tra rocce e sassi di straordinaria capacità evocativa, con attori-non attori dai volti scavati dal vento e con le mani arse dalla sole. Visto in una proiezione pomeridiana al Lake Como Film Festival è uno di quei film che lascia il segno e suggerisce la nascita di un autore.

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Fuori classifica invece, perchè mai usciti in Italia, ma meritevoli di una riscoperta, ci sono innanzitutto Tabu di Miguel Gomes, passato a Berlino l’anno scorso e poi a Locarno. Blancanieves di Pablo Berger, Aspettando il mare di Khudojnazarov che ha aperto il Festival di Roma e poi è come sparito, senza uscire in sala in nessun paese e Bernie di Richard Linklater, con l’insolito trio composto da Shirley Maclaine, Matthew McConaughey e Jack Black.

1. Holy Motors
2. Zero Dark Thirty 
3. The Master
4. Bella addormentata / La grande bellezza
5. No
6. Amour
7. Un sapore di ruggine e ossa
8.  Spring Breakers / To the wonder
9. Anime nella nebbia
10. Io e te
11. Il sospetto
12. Django Unchained
13. Argo / Searching for sugar man
14. Vita di Pi
15. Lincoln
16. Skyfall
17. Killer Joe / Cogan – Killing them softly
18. Magic Mike / Effetti collaterali
19. Anna Karenina
20. Oltre le colline / La quinta stagione
 
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