Cannes 2012. In the fog

In the fog ***1/2

In concorso

Gli occhi e le orecchie sono cattivi testimoni per gli uomini che hanno anime barbare

Eraclito

Sergei Loznitsa si conferma uno dei giovani talenti europei da tenere d’occhio, con questo suo scolvolgente V tumane – In the fog, un film rigoroso e severo, nella sua implacabile scansione narrativa.

Siamo sul confine russo occidentale, nel corso della Seconda Guerra Mondiale. I tedeschi hanno occupato la regione e mandato a morte per impiccagione tre uomini, accusati di aver sabotato dei binari. Un quarto invece, Sushenya, viene liberato. Due partigiani russi, Kolya Bourov e Voitik lo raggiungono poco tempo dopo: sono convinti che abbia tradito i compagni e per questo sia stato liberato. Sushenya abbandona la moglie ed il figlio ancora piccolo e li segue nel bosco. Sa che la sua fine e’ vicina. Scavata la fossa, pronto ad essere fucilato, viene salvato dall’arrivo della polizia tedesca che colpisce Bourov, mentre Voitik scappa.

Sushenya si carica sulla spalle il partigiano, che conosce da quando erano bambinim e si avvia nel bosco per cercare aiuto. Sul cammino incontra di nuovo Voitik. Bloccati nel bosco i tre cominciano a raccontarsi la loro storia.

In tre flashback vediamo Kolya Bourov incendiare il suo camion requisito dai tedeschim pur di non lasciarlo in mani nemiche, prima di fuggire in clandestinita’, abbandonando la madre.

Quindi Loznitsa racconta la storia di Sushenya, che lavorava come ferroviere e che insieme ad altri tre compagni, pur riluttante sino all’ultimo, fa deragliare un treno carico di donne e bambini. I quattro vengono subito incolpati, ma il capo della polizia tedesca gli offre la possibilita’ di salvarsi, diventando una spia per il nemico. Al suo ostinato rifiuto, il capo della polizia risponde liberandolo ugualmente, proprio al momento dell’impiccagione dei compagni, condanandolo ad una vita di sospetti. Nessuno infatti crede alla sua innocenza, non gli amici del villaggio e neppure la sua famiglia. L’arrivo dei partigiani per l’esecuzione e’ in fondo la fine di una tortura.

Infine il terzo flashback su Voitik. La sua imprudenza e la sua codardia costeranno la vita ad un’intera famiglia, prim’ancora della sua fuga all’arrivo dei tedeschi sul luogo dell’esecuzione.

Quando Kolya muore, Sushenya decide di continuare a trasportarlo per dargli una degna sepoltura. Lui e Voitik si avviano cercando di evitare la polizia tedesca.

Loznitsa ricostruisce lentamente il profilo psicologico dei tre uomini, l’eroe abbandonato da tutti, il partigiano impulsivo e stupido, il codardo sempre pronto alla fuga. Usa sapientemente i tempi e gli spazi del racconto fino a precipitare i suoi personaggi in una situazione senza uscita.

Ma quello di Loznitsa non e’ solo un racconto di guerra, l’ambizione e’ quella di guardare oltre e parlare dell’uomo e della sua dignita’ di fronte al destino inelluttabile.

Curiosamente vicino al film di Vinterberg, In the fog torna anche sui temi dell’identita’ e dei suoi riflessi all’interno della comunita’. Una volta bollato come traditore, l’incolpevole Sushenya non potra’ fare nulla per smentire i sospetti. Essersi salvato dall’impiccagione e’ solo l’inizio della sua fine. Nessuno si fida piu’ di lui, la sua vita e’ ormai priva di senso. Il sospetto del collaborazionismo col nemico e’ piu’ forte di qualsiasi legame. L’amico d’infanzia viene ad eseguire la condanna dei partigiani e la moglie non riesce piu’ neppure a guardarlo negli occhi.

L’attesa della morte diventa inevitabile.

Costruito meravigliosamente come un kammerspiel nei boschi ostili dell’estate russa, Loznitsa usa con maestria il formato panoramico per scavare dentro l’animo dei protagonisti, alla ricerca delle loro motivazioni, con una centralita’ di composizione del quadro, che restituisce il continuo senso di una minaccia incombente.

Straordinario Vladimir Svirski nel ruolo di Sushenya e implacabile come sempre Vlad Ivanov (4 mesi 3 settimane 2 giorniIl concerto) in quelli del capo della polizia.

La fotografia di Oleg Mutu, collaboratore anche di tutti i film di Mungiu, riesce a cogliere sontuosamente la durezza dell’inverno e le nebbie dell’estate, la luce bianca del giorno e le ombre della notte, assecondando la logica inesorabile di Loznitsa. La nebbia finale che oscura il pericolo e nasconde la verita’ e’ un colpo d’ala che regala al film una conclusione memorabile.

Uno dei piu’ seri candidati alla Palma d’Oro, se la giuria di Moretti avesse voglia di laureare un giovane talento, lontano dai soliti noti, Haneke e Resnais.

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7 pensieri riguardo “Cannes 2012. In the fog”

  1. […] Anime nella nebbia, uscito furtivamente in Italia con Moviemax, è un magnifico film russo ambientato nel corso della seconda guerra mondiale. Quando il comando tedesco scopre tre terroristi della resistenza sovietica, ne impicca due e lascia libero il terzo, senza motivo: per quest’ultimo comincerà un calvario senza fine. Accusato dai suoi di collaborazionismo e destinato alla fucilazione, cercherà sino all’ultimo di convincere i due esecutori inviati dalla resistenza della sua innocenza. […]

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