Cannes 2012. Il sospetto

Il-sospetto

Il sospetto ***1/2

In concorso

Era il 1998 quanfo Festen di Thomas Vinterberg spazzava la Croisette con il suo ritratto acido di una famiglia borghese e con le regole autoimposte dal Dogma di Von Trier.

Da allora qualche opera minore, sino a Riunione di famiglia, una sorta di ritorno ai temi del suo film piu’ noto.

Con The hunt, Vinterberg rimette il suo nome sulla mappa dei cineasti da tenere d’occhio e firma il primo vero grande film del festival. Interpretato magnificamente da Mads Mikkelsen, e’ il racconto agghiacciante di come una semplice bugia possa sconvolgere la vita del protagonista e travolgere quella di un’intera comunita’, in una spirale di minacce e violenze, alimentate dalla paura e dal dubbio.

Lucas e’ un educatore in una scuola d’infanzia. Separatosi dalla moglie, con cui combatte per avere la custodia del figlio adolescente, vive in una piccola città, circondato dagli amici di sempre e da un simpatico cagnolino. Anche l’amore sembra rientrare a poco a poco nella sua vita, grazie ad una giovane ed intraprendente collega straniera.

Nel frattempo la figlia del suo migliore amico, che frequenta l’asilo, comincia ad affezionarsi un po’ troppo a Lucas, che la riaccompagna a casa e le consente di giocare con il suo cane. Quando Lucas le fa capire che questa sorta d’infatuazione e’ certamente ingiustificata, la bambina si vendica con una piccola menzogna, raccontata alla Preside dell’istituto. Solo poche parole ed un tornado si abbatte sulla vita di tutti.

Dire di piu’ farebbe un torto alla straordinaria progressione drammatica del film, che non ha un parola o un’immagine di troppo.

Vinterberg non vuole parlare di colpa e per questo, il comportamento di Lucas non e’ mai messo in discussione. Non ci sono scorciatoie di sceneggiatura. Noi sappiamo da subito che e’ innocente e che le accuse infamanti nascono dalla menzogna di una bambina, che gli psicologi e gli educatori non sono piu’ capaci di valutare ed anzi finiscono per radicare come verita’ assoluta nella mente fervida della piccola e persino dei suoi compagni di classe. The hunt non vuole seminare dubbi, perche’ in un caso come questo il dubbio e’ gia’ una condanna definitiva ed incancellabile. Per questo Vinterberg sgombera il campo da ogni propettiva moralista e politicamente corretta, per mostrarci sino in fondo l’assedio, la violenza profonda e inestirpabile che travolgono Lucas.

In un mondo in cui tutto e’ in discussione, in cui non solo la famiglia ed i legami di sangue, ma anche l’amicizia, il senso della comunita’, la politica e la fede si sono dissolti quasi del tutto, quello che resta e’ ormai solo il senso di se’, la propria identita’ e soprattutto il suo riflesso verso il mondo: la nostra reputazione, l’immagine che gli altri si sono costruiti di noi.

Una volta che questa si e’ incrinata, nulla potra’ restituircela. Una volta che l’accusa piu’ feroce e inverosimile si e’ diffusa grazie al vento fortissimo del pregiudizio, niente sara’ piu’ come prima.

Lucas viene prima isolato dagli amici, quindi lasciato dalla collega, infine picchiato brutalmente al supermercato, dove non e’ piu’ persona gradita. Perde il lavoro e la considerazione. Persino la notte di Natale, in chiesa, il suo sguardo diventa intollerabile per tutti gli altri. Una sera un enorme sasso sfonda la sua finestra, anche il cane, incolpevole, fara’ una brutta fine. Suo figlio Marcus, l’unico che sembra restare al suo fianco, subisce la stessa onta del padre, respinto e scacciato dalle case degli amici.

La giustizia sembra riportare un po’ di verita’ in questo incubo lucidissimo, ma anch’essa ha perso valore: nessuno le presta piu’ ascolto e la condanna preventiva rimane, nonostante il perdono e l’apparente riconciliazione.

Nel finale, Lucas e gli amici si riuniscono ancora una volta, un anno dopo i fatti, per un rito di passaggio: il battesimo della caccia al cervo di Marcus, che festeggia cosi’ i suoi sedici anni.

Tutto sembra tornato alla normalita’. Non e’ cosi’. Ne’ per Lucas, ne’ per la piccola menzognera.

The hunt lascia sgomenti, perche’ parla di noi, delle nostre graziose piccole comunita’, travolte dalla paura e dal sospetto, capaci di ogni atrocita’. Vinterberg rovescia clamorosamente il punto di vista e ci mostra che le vittime possono essere molte.

I rapporti sociali, coltivati per una vita, il senso di vicinanza, l’amicizia cameratesca diventano parole vuote che non significano piu’ nulla. Ci si rinchiude nel proprio microcosmo familiare, sempre piu’ piccolo ed esclusivo. Il nemico e’ intorno a noi, ha la faccia rispettabile del nostro vicino di casa. Che sia colpevole o innocente non importa piu’.

Agghiacciante.

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