Venezia 2012. Bella addormentata

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Bella addormentata ***1/2

In concorso

E’ la notte in cui Eluana Englaro, la ragazza in coma vegetativo da 17 anni, viene trasferita da Lecco alla clinica La Quiete di Udine: qui finalmente pochi giorni dopo il suo corpo troverà la pace tanto attesa.

Il film di Marco Bellocchio comincia con quel viaggio in ambulanza, ma non racconta la storia di Eluana.

I protagonisti sono altri uomini ed al tre donne che sono costretti a fare i conti con quella tragedia, in un modo o nell’altro.

Un senatore del PDL, Uliano Beffardi, che ha da poco perso la moglie dopo anni di malattia è chiamato a Roma a votare il decreto legge che impedisca a Beppino Englaro di decidere il destino di Eluana.

Nel frattempo la figlia Maria, attivista del movimento della vita, parte alla volta di Udine per manifestare e pregare davanti alla clinica La Quiete.

In una sosta del viaggio incontra Roberto ed il fratello che invece militano nel movimento per la libertà di scelta. L’incontro è in realtà uno scontro, non senza conseguenze travolgenti sulla vita di Maria e Roberto.

In una grande villa, un’attrice di un tempo passato ha rinunciato alla sua carriera per accudire la bellissima figlia, in coma ed attaccata costantemente ad un respiratore. Il marito e l’altro figlio che sta per sostenere un provino per l’accademia d’arte drammatica tentano inutilmente di distrarla da quella che è diventata la ragione unica e l’interesse esclusivo della sua vita.

Infine in un ospedale un giovane medico si prende cura di Rossa, tossicodipendente in crisi d’astinenza che prima cerca di rubargli dei soldi, quindi tenta di togliersi la vita.

Le tre storie scorrono parallele in un montaggio che lascia ad ognuna lo spazio più adeguato per crescere narrativamente.

Sullo sfondo scorrono le immagini dei televisori accesi, che riportano le dichiarazioni dei politici, impegnati in un lunga battaglia parlamentare e quelle dalla clinica dove si sta consumando la vita di Eluana.

Marco Bellocchio evita ogni tesi precostituita ed ogni facile semplificazione ideologica. Racconta tre storie di vita e di morte che mettono profondamente in crisi le certezze precostituite. Eluana c’è, ma è un protagonista assente, un fantasma che entra nelle vite di tutti i personaggi.

Ognuno di loro è chiamato a compiere in quei giorni così tumultuosi un percorso personale doloroso e incerto, per rompere gli argini, per chiedere aiuto, per stabilire un contatto con gli altri.

Le convinzioni personali si scontrano con la disciplina di partito, le convinzioni ideologiche vacillano di fronte ad un sentimento che finisce per travolgerle ed imporsi, il desiderio di morte trova un ostacolo insormontabile nella devozione e nella volontà di salvare una vita.

Il film è straordinario nella sua capacità di raccontare per immagini ed attraverso le parole il tormento, il dubbio, l’elemento imprevedibile che entra nelle vite di ciascuno, per rompere certezze che apparivano consolidate.

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E’ cinema travolgente quello di Bellocchio, che si apre improvvisamente sulla realtà per poi ricostruirla metaforicamente, come in un sogno ad occhi aperti, più vivido, più incisivo.

La complessità dell’esperienza umana di fronte al mistero della vita e della morte non è semplificabile nella nettezza di una posizione ideologica.

Bellocchio è chiaramente un laico che sostiene la libertà di scelta, ma il suo film non intende sposare una tesi o diventare un manifesto, quanto raccontare il tormento di chi si trova a dover fare i conti con il dolore.

Bella addormentata è un capolavoro che supera d’un colpo ogni polemica ed ogni meschinità, restituendo il ritratto di un paese che sembra davvero allo sbando, forse in coma, così come la nostra classe dirigente, bisognosa delle amorevoli cure di un psichiatra, che si occupa dei senatori in crisi d’identità, come in una delle scene più indimenticabili del film.

Come sempre Bellocchio usa la forza del cinema, la sua capacità di sintesi e la sua profondità metaforica, per condurci in un viaggio attraverso il paese.

Molto ci sarebbe da dire su quella grande attrice che ha rinunciato a se stessa, alla sua immagine ed alla sua arte, per dedicarsi interamente alla messa in scena della morte della figlia, abbigliata come una bambola, in una stanza irreale, linda, allietata da un pianoforte che suona, dai fiori bianchi e dalle preghiere sempre più vuote di chi crede.

Ed altrettanto memorabile è il ritratto del gruppo dei senatori del PDL, richiamati alla rigida disciplina di voto e pure costretti in una sauna dove confessano ad uno psichiatra tutto il loro smarrimento.

La storia di Rossa e del dottore sembra venire da un passato remoto che non smette di tormentarci: eppure è proprio quella che sembra trovare nel finale una luce di speranza e di umanità, forse solo temporanea. Dopo una notte di rimpianti e di accuse, arriverà l’aria fresca della mattina. Il desiderio di morte lascia il posto ad un gesto d’affetto che commuove profondamente.

Non c’è solo Eluana imprigionata in un coma senza fine, ma ci sono anche i personaggi del film che vivono come in un sonno dei sentimenti, delle idee, delle emozioni,  da cui attendono disperatamente di essere risvegliati.

Marco Bellocchio si conferma il nostro regista più lucido ed ispirato, capace di raccontare le contraddizioni della vita con magnifico equilibrio e di restituire il ritratto di un paese immaturo e fragile, troppo spesso in attesa di essere risvegliato.

Bella addormentata è il capolavoro che questo festival disperatamente attendeva: audace, coraggioso, senza compromessi.

Tra gli attori da ricordare una straordinaria Isabelle Huppert nel ruolo della grande attrice, ritiratasi dalle scene, Toni Servillo nei panni del Senatore, qui contenutissimo e fragile, Maya Sansa che il cinema italiano sembrava aver dimenticato e che invece è uno dei più bei volti che si siano visti alla Mostra.

Quanto allo psichiatra interpretato da Roberto Herlitzka, è un piccolo ruolo memorabile a cui Bellocchio sembra aver prestato le battute.

La fotografia spesso controluce, è di Daniele Ciprì, il montaggio emozionale è di Francesca Calvelli. Le musiche mai invasive di Carlo Crivelli.

Stefano Rulli e Veronica Raimo hanno scritto la sceneggiatura con Marco Bellocchio.

Imperdibile.

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