Finché morte non ci separi 2

Finché morte non ci separi 2 **

Il ritorno dei Radio Silence al loro divertissement horror più riuscito, avviene a sette anni di distanza dall’originale, sempre sotto l’egida della Searchlight e riprende la storia esattamente dove l’avevamo lasciata.

L’orfana Grace ha appena vinto il mortale “hide and seek” con la famiglia Le Domas, nel giorno del suo matrimonio con Alex, il rampollo della dinastia che ha prosperato fin dalla Guerra Civile con i giochi di prestigio e da tavolo.

Come narra la profezia del luciferino e invisibile Le Bail l’arrivo dell’alba ha provocato l’annientamento della stirpe della famiglia perdente.

Grace viene arrestata dalla polizia accorsa alla magione dei Le Domas, che vuole vederci chiaro. In ospedale la raggiunge Faith, sua sorella minore, che non vede da quando era fuggita dalla famiglia affidataria per cercare fortuna a New York e che cova un legittimo risentimento per essere stata abbandonata sette anni prima.

Quello che le due ragazze non sanno è che la morte dei Le Domas ha dato il via ad un nuovo gioco di morte all’interno del consiglio delle sei famiglie che governano il mondo. L’anello del potere detenuto dai Danforth da decenni può essere nuovamente conteso in una nuova manche di “hide and seek” a cui Grace dovrà partecipare ancora una volta.

Contro di lei questa volta i rampolli delle altre famiglie superstiti – indiani, cinesi, texani, sudamercani, assieme ai Danforth di New York- mentre l’Avvocato, un emissario di Le Bail, orchestra le varie fasi del gioco e spiega le nuove regole.

Solo che questa volta Grace dovrà giocare con Faith: le due sono legate da un paio di manette per rallentarne la fuga.

Ampliando l’aspetto sovrannaturale del gioco e i suoi risvolti luciferini, Bettinelli-Olpin e Gillett si divertono a rimettere Grace nelle stesse condizioni del primo capitolo, moltiplicando – come si addice ad un sequel – villain e ostacoli e assegnandole un nuovo partner, incarnato dalla sorella Grace, in un rapporto di odio e amore che attraversa la lunga notte in cui le due dovranno cercare di sopravvivere.

Il gioco è gustoso e divertito, fin dalla scelta di David Cronenberg nel ruolo del patriarca dei Danforth, passando da Elijah Wood in quelli dell’anonimo avvocato del male.

Il film è poco più di un giochino che questa volta non solo si fa beffe dell’istituzione matrimoniale e dei suoi rapporti di potere, orchestrando una cerimonia finale con una sposa in nero che non ha più nulla di idilliaco e di angelico, ma puntando altresì il dito blandamente sull’avidità e sull’impunità di chi detiene il potere per davvero e si muove nell’ombra, massonicamente.

Niente di serio, per carità, ma la nuova sfida a nascondino ideata dagli sceneggiatori Guy Busick e R. Christopher Murphy funziona soprattutto nella dinamica tra le due sorelle, con Samara Weaving final girl resiliente, che riprende il costume originario come se si trattasse di un’eroina da fumetto e Kathryn Newton nei panni della petulante sorella Faith.

Siamo sempre dalle parti di The Most Dangerous Game di Pichel e Schoedsack, con il darwinismo sociale a fare da sfondo ad una nuova caccia all’uomo orchestrata da élite annoiate e complici.

Ma i due registi non intendono davvero fare la voce grossa e preferiscono i bersagli facili di un’aristocrazia economica resa molle dall’agio.

La stessa presenza di Cronenberg è poco più di un cameo che ha riflessi sulla costruzione del loro racconto: il body horror è lontanissimo.

I due ribaltano piuttosto i rituali cristiani, in un gustoso rituale luciferino, in cui la simbologia demoniaca si rivela ancora una volta, al contempo, ridicola e affascinante.

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