Detective Hole: una storia noir complessa e avvincente, nel segno di Jo Nesbø

Detective Hole ***

Durante un’estate straordinariamente (o forse ormai dovremmo dire ordinariamente) calda, la città di Oslo diventa teatro di una serie di omicidi tanto efferati quanto inspiegabili, firmati sul luogo del delitto con un minuscolo diamante rosso a stella e con un pentagramma. L’unico agente con esperienza in omicidi seriali è l’instabile Harry Hole (Tobias Santelmann), tenente in preda ai propri demoni interiori per il senso di colpa legato alla morte di un collega durante un inseguimento condotto con un tasso etilico troppo elevato. Al suo fianco ci sono la storica collega Ellen Gjelten (Ingrid Bolso Berdal) e la giovane Camilla ‘Beate’ Loen (Agnes Born). Ellen è per Harry una preziosa valvola di sfogo, l’unica persona che lo conosca davvero e sappia consigliarlo, soprattutto in un momento delicato, in cui la relazione con la compagna Rakel (Pia Tjelta) richiede un impegno maggiore. Quando Ellen viene uccisa in circostanze misteriose, Harry cade a pezzi e ripiomba nell’alcolismo. Harry è convinto che il capitano Tom Waaler (Joel Kinnaman) sia coinvolto nell’omicidio, ma la dipendenza finisce non solo per vanificare questa intuizione, ma perfino per compromettere la posizione di Harry. Hole si appresta a riconsegnare il distintivo, ma gli omicidi seriali mettono la polizia sotto pressione e rinunciare alle sue competenze investigative in un momento così drammatico non sembra la scelta migliore.

Alla base del racconto c’è il libro “La stella del diavolo” dell’acclamato autore di thriller norvegese Jo Nesbø, un testo del 2003 (pubblicato in Italia solo nel 2007) che si inserisce nella saga di romanzi con protagonista Harry Hole. All’interno della saga, iniziata nel 1997 con “Il pipistrello” e che oggi conta ben 13 volumi, il libro è il quinto capitolo e porta a conclusione la tensione investigativa tra il protagonista e Tom Waaler. Per spiegare meglio il conflitto tra i due, lo show attinge liberamente anche ai volumi precedenti, senza snaturare né la trama né i personaggi. Del resto la garanzia principale è che lo showrunner sia proprio Jo Nesbø, che ha voluto un controllo completo, a sua detta “quasi maniacale” della produzione. Questo controllo ha permesso, grazie alla collaborazione con i registi Oystein Karlsen e Anna Zackrisson, di conferire una specifica impronta autoriale alla serie. Nick Cave e Warren Ellis hanno poi creato una colonna sonora iconica, fondamentale nel costruire l’identità del racconto, affiancando brani dedicati, scritti per lo show, a testi cupi ed immersivi, come le canzoni dei Ramones, dei Clash, dei Sex Pistols, dei Doors. Molta musica anni ’70 chiaramente, anche perché nei romanzi è il periodo musicale preferito da Hole.

Alla base della personalità di Hole c’è il tentativo di un uomo ferito dalla vita di accettare e superare un disturbo post traumatico legato al drammatico incidente in cui ha perso la vita un collega e di cui egli si sente responsabile. La sua è una personalità borderline che si inserisce perfettamente nel solco di quegli antieroi che vivono in precario equilibrio tra emarginazione e valori sociali (amicizia, lealtà verso i colleghi, dedizione al lavoro). Come sempre nei thriller nordici il tema dei mutamenti sociali è qualcosa di più di uno sfondo neutro: questi rappresentano il contesto su cui si inseriscono le vicende narrate e le condizionano in modo rilevante. Le pressioni della stampa e dell’opinione pubblica sulle decisioni politiche e sulle indagini, la diffusione della violenza nei centri urbani con il fenomeno delle gang, la difficoltà per le forze dell’ordine nel gestire queste situazioni: sono tutti elementi che hanno conseguenze rilevanti sull’investigazione. Ad un occhio attento non sfuggirà il fatto che la storia sia ambientata a inizio degli anni ‘2000, perché l’assenza dei social e degli smartphone è evidente, ma al contempo è interessante rinvenire in quella società tutti gli elementi che avrebbero portato la tecnologia nella direzione odierna. L’obiettivo della produzione è stato rivolgersi ad un pubblico internazionale, con una spettacolarizzazione degli spazi e degli edifici della città che, per chi conosce Oslo, non può non sembrare un po’ artificiosa e velleitaria. Da un lato ci sono riferimenti a luoghi iconici, come il Parco cittadino con le sculture di Gustav Vigeland, ma dall’altro ci sono anche inquadrature che spersonalizzano e ricostruiscono un contesto urbano che potrebbe benissimo adattarsi a molte città occidentali. I contrasti sono al centro anche della contrapposizione tra la natura rutilante di colori della periferia e il contesto urbano, dai colori desaturati e per lo più presentato di notte, con spazi grigi e desolati.

Rispetto al romanzo, in questa riduzione televisiva Jo Nesbø ha puntato maggiormente sul confronto psicologico tra Whaaler e Hole, mettendo in evidenza i loro punti di contatto e di frizione morali e psicologici, dando quindi più agio allo scontro, non solo investigativo, tra due personalità. E’ una scelta che regge, anche per le performance dei due interpreti, Tobias Santelmann (Grenseland-Terra di confine, Il passato ritorna) e l’ottimo Joel Kinnaman (Altered Carbon, For All Mankind) in grado di dare una fisicità tesa e adrenalinica ai rispettivi personaggi e al loro contrasto professionale e umano. Sono due poliziotti dai tratti simili, che differiscono per il narcisismo dell’uno (Whaaler) e per il desiderio di autodistruzione dell’altro (Hole), con un confine morale molto labile che Tom decide di oltrepassare, mentre Harry si rifiuta di farlo. Il tornare sull’infanzia di Whaaler nel finale ha proprio il sapore di definire al meglio la vicinanza trai due caratteri e di come i traumi infantili abbiano segnato la deriva dell’antagonista di Hole, senza per questo volerlo assolvere. La scelta stilistica è stata quella di dilatare lo stile narrativo del libro, asciutto e lineare, con un tocco di spettacolarità “alla Fincher”, un ritmo adrenalinico e una fotografia cupa e stilizzata. Una scelta vincente perché a tutti gli effetti gestita con coerenza dall’autore, nel solco della sua poetica e senza forzature, pur nell’adozione di scelte stilistiche peculiari del medium, come l’utilizzo di flash-back e inserti onirici.

L’esito è un prodotto di genere spettacolare e avvincente, con protagonisti dotati di spessore umano e di personalità complesse che non deluderà i fan di Nesbo e che certamente avvicinerà alla sua opera letteraria quanti non lo conoscono.

Il finale aperto lascia spazio ad una seconda stagione … del resto il materiale a cui attingere non manca!

TITOLO ORIGINALE: Detective Hole

DURATA MEDIA DEGLI EPISODI: 50 minuti

NUMERO DEGLI EPISODI: 9

DISTRIBUZIONE STREAMING: Netflix

GENERE: Crime Serial Killer Thriller

CONSIGLIATO: gli amanti di Jo Nesbø non rimarranno delusi da questa riduzione in cui la componente autoriale resta molto forte.

SCONSIGLIATO: a chi si aspetta un prodotto originale o sperimentale: le scelte stilistiche si inseriscono nel genere in modo piuttosto codificato.

VISIONI PARALLELE: tutti i romanzi della serie di Harry Hole di Jo Nesbø, magari iniziando da L’uomo di Neve del 2007, una delle vette narrative dell’autore. Il volume è pubblicato in Italia dall’editore Einaudi, nella collana Super ET.

Per chi invece preferisse restare in ambito seriale nordico, segnaliamo The Bridge (Bron/Broen 2011-2018), show così rilevante da diventare un format poi esportato in altre lingue e culture.

UN’IMMAGINE: la bella sequenza di conclusione dell’episodio ottavo, The Woman in The Water, in cui si passa da un rapporto intimo e passionale ad un incubo, con la scoperta del cadavere di una donna nel materasso ad acqua. Il tutto sullo sfondo alienante di una ballata romantica, in una piovosa e cupa notte norvegese.

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