Cannes 2012. Beyond the hills

Beyond the hills ***

In concorso

Christian Mungiu torna in concorso a Cannes a cinque anni di distanza dalla Palma d’Oro conquistata con il durissimo 4 mesi 3 settimane 2 giorni. Capofila del prodigioso cinema rumeno che si e’ imposto da allora, come uno dei piu’ vitali e  interessanti d’Europa, conferma il suo talento visivo e narrativo, unito alla capacita’ di affondare il bisturi nelle ferite aperte e nelle contraddizioni del nostro vivere civile e delle istituzioni sociali e religiose.

Con Beyond the hills, Mungiu e’ partito da una storia vera. La curiosita’ di giornalista l’ha portato ad approfondire la notizia di una giovane ragazza, che dopo aver raggiunto un convento di suore ortodosse, vi trovo’ la morte pochi giorni dopo, in maniera apparentemente inspiegabile.

E’ una storia di cui si e’ occupata persino la BBC. Beyond the hills nasce dalla cronaca, ma Mungiu non interessa nè raccontare un episodio specifico, nè andare alla ricerca del colpevole, quanto porgere lo specchio su un mondo chiuso, segnato da regole ferree e da risposte inadeguate alle domande della vita. Il piccolo convento sulla collina, dove arriva la giovane Alina e’ un luogo freddo e inospitale, senza riscaldamento e senza elettricita’.

Tra le suore c’e’ anche Voichita, che ha condiviso con Alina gli anni dell’orfanotrofio e una relazione di amicizia, poi di complicita’, quindi d’amore. Alina e’ stata in Germania a lavorare diversi anni, ma e’ tornata in Romania, per convincere Voichita a seguirla, con la promessa di ricominciare una vita insieme.

Alina e’ vista con sospetto nel monastero: non e’ religiosa, non si confessa, ha un rapporto mai chiarito con la loro consorella. Il pope ortodosso che comanda il convento e’ ancor piu’ rigido e intransigente: impedisce a Voichita di allontanarsi anche momentaneamente dalla vita monacale, nonostante le richieste esplicite della suora.

In un crescendo di alienazione e dolore, Alina capisce che Voichita non lascera’ più la Romania: distrutta dal dolore e dalla consapevolezza di una competizione impossibile con l’amore di Dio, minaccia prima di buttarsi nel pozzo del monastero, quindi assale una sorella. La risposta del convento è impietosa: viene legata con la corda delle campane e trasportata in ospedale una prima volta.

Li’ i medici non sembrano avere molto interesse a curarla davvero e dopo averla sedata la rimandano al convento, per una degenza che sarà ancora più dolorosa. Qui l’esasperazione e la delusione la porteranno a mettere in discussione l’autorita’, ancora una volta in maniera intollerabile.

Mungiu ha girato il film nel rigido inverno rumeno, cogliendo il freddo morale e materiale di quel luogo inospitale, in cui la regola rimane sopra ogni cosa.

Il film non parteggia esplicitamente per l’una o per l’altra delle due protagoniste, del cui passato sappiamo ben poco. Mungiu descrive il dolore del tradimento e la disperazione per un amore non corrisposto.

Mettersi contro Dio e contro i suoi rigorosi interpreti terreni costera’ carissimo ad Alina. Il suo amore impossibile e inconsolabile la portera’ sino allo sfinimento.

Il film non vuole essere un pamphlet antireligioso, ne’ fare la voce grossa, ma mostrare con la maggior distanza possibile l’inutilita’ di ogni fede che smarrisce l’uomo, in nome di un disegno superiore. I condizionamenti di un mondo chiuso, come quello della comunita’ isolata in cui si svolge Beyond the hills, creano le condizioni in cui si smarrisce ogni senso di umanita’: chi dovrebbe comprendere, finisce quindi per farsi giudice.

Il deserto morale si estende alle istituzioni civili, alla burocrazia, alla polizia: quel finale claustrofobico con la macchina da presa chiusa nella camionetta bloccata dalla neve, travolta da un’ondata di fango, rimane addosso a lungo.

Da non perdere.

11 pensieri riguardo “Cannes 2012. Beyond the hills”

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