Anna Karenina

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Anna Karenina ***

Magnifico adattamento del romanzo chiave del XIX secolo, Anna Karenina, scritto da Tom Stoppard e filmato da Joe Wright è un trionfo, capace di racchiudere la forza malinconica della grande letteratura russa, l’eleganza della messa in scena teatrale e la magia degli artifici del cinema.

Confrontarsi con le innumerevoli trasposizioni del romanzo di Tolstoj, a cominciare dalle due versioni interpretate da Greta Garbo, era impresa ardua per chiunque, soprattutto perchè la messa in scena pedissequa dei grandi racconti ottocenteschi finisce spesso per suonare sorda e vuota.

Tom Stoppard invece lavora con grande audacia e spoglia brechtianamente il romanzo di ogni elemento superfluo, cogliendo quadri e scene chiave, per trasportarle di nuovo sul grande palcoscenico della vita.

L’operazione, chiaramente post-moderna, finisce per esaltare tanto la forza del racconto originale, quanto la bravura di Wright e degli interpreti che sono chiamati ad un tour de force recitativo.

Il film è stato girato quasi interamente in un enorme teatro di posa, nel quale sono state riprodotte, spesso con scenografie che cambiano a vista d’occhio, le vicende della sfortunata e anticonformista Anna Karenina.

Sposata ad un ministro molto influente e parte dell’aristocrazia di San Pietroburgo, Anna è chiamata a Mosca dal fratello Stiva, che dopo aver ripetutamente tradito la moglie Dolly, sente che il suo matrimonio è a rischio. Anna parla con Dolly e la convince ad accettare il suo ruolo di madre e moglie.

Alla stazione di Mosca conosce il conte Vronsky, un ufficiale dell’esercito che la corteggia senza tregua, pur essendo fidanzato con Kitty, la giovanissima sorella di Dolly.

Nel frattempo il miglior amico di Stiva, il proprietario terriero Levin dichiara il suo amore a Kitty, che lo respinge.

Durante un ballo di gala, Kitty comprende però che Vronsky non intende sposarla e che è attratto invece da Anna: l’ufficiale la segue sino a San Pietroburgo.

Qui i due condividono una relazione sentimentale che mette in imbarazzo Karenin, spingendolo ad ipotizzare il divorzio ed a proibire ad Anna di vedere il figlio Seryozha.

Karenin perdonerà Anna e Vronsky solo quando la moglie è gravemente malata, dopo aver dato alla luce una bambina, Annie, figlia dell’ufficiale russo.

Le convenzioni sociali, che non ammettono che le relazioni extraconiugali si formalizzino in pubblico, finiscono per isolare sempre di più Anna e Vronsky.  A nulla serviranno i consigli di Dolly e la comprensione di Karenin.

A Mosca intanto Levin e Kitty si ritrovano ed accettano di sposarsi, trasferendosi in campagna, presso la tenuta di Levin.

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Il film di Wright torna su un racconto ascoltato già mille volte, ma lo fa con una forza narrativa inesausta.

Il grande palcoscenico teatrale posto al centro di questa scenografia mobile fa da sfondo a quasi tutti gli ambienti aristocratici, dalla casa di Karenin all’ufficio di Stiva, dalla grande sala da ballo dove i due amanti danzano la prima volta all’ippodromo, dove i sentimenti di Anna per Vronskj vengono svelati al loro piccolo mondo.

I personaggi attraversano la scena senza sosta, pedinati da una macchina da presa mobilissima che li segue, li anticipa, li trasporta implacabilmente verso il loro destino.

Il film di Wright sta a metà strada tra l’exploit di Arca Russa di Sokurov e l’energia di Moulin Rouge di Luhrman, senza però il gusto kitch dell’australiano.

Gli attori passano attraverso le quinte, entrano ed escono dal profilmico in un’operazione che magari lascerà freddi coloro che si aspettavano una messa in scena classica, tutta lacrime e crinoline, ma che invece esalta la potenza della messa in scena rarefatta di Stoppard, a contrasto con la regia esuberante e barocca di Wright, capace di scene memorabili, come quella che parte dal teatro, per aprirsi letteralmente sulla steppa russa innevata o quella del ballo iniziale, che molto deve alla grazia di Visconti.

Wright racconta la rottura delle convenzioni sociali nella Russia della fine ‘800, rompendo il patto realistico con i suoi spettatori e mostrando il cinema che si fa film.

La passione romantica di Anna e Vronsky, che si fa beffe delle ipocrisie aristocratiche, per ritrovare una propria autenticità, diventa qui dichiarazione d’amore alla messa in scena cinematografica e teatrale, svelamento dei suoi trucchi e della sua meraviglia: ad un certo punto il soffitto del teatro di posa si apre per mostrare i fuochi d’artificio.

Magnifico Jude Law nei panni di Karenin, più debole l’Anna di Keira Knightley, mentre è adattissimo Aaron Johnson, irriconoscibile rispetto a Kick-Ass e Le belve.

Scenografie e costumi da Oscar, così come la fotografia di Seamus McGarvey.

Da non perdere.

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