Cannes 2021. The Story of Film: A New Generation

The Story of Film: A New Generation ***

A distanza di dieci anni dalla sua opera monumentale, The Story of Film – un viaggio nel cinema mondiale, diviso in quindici capitoli e oltre 900 minuti, disponibile in home video anche in Italia e più volte trasmesso anche dai canali tematici – Mark Cousins porta in apertura del festival un nuovo capitolo, che ha il compito più difficile: raccontare l’ultimo ventennio del cinema mondiale, disancorato da canoni e riletture storiche approfondite.

Si comincia con Joaquin Phoenix Joker, che balla sulle scale del Bronx, si passa da Frozen e si arriva subito ad Apichatpong e al suo febbrile Cemetery of Splendour: Cousins riempie le due ore e quaranta minuti del suo lavoro con tantissimo cinema, mantenendo l’inclusività ecumenica dell’originale, con uno spazio inedito alle cinematografie periferiche, a Bollywood, al cinema femminile, al documentario.

Solo due italiani (Suspiria di Guadagnino e Lazzaro Felice della Rohrwacher) nel lunghissimo montaggio, che divide questo A New Generation in tre parti, la prima dedicata a coloro che hanno rivoluzionato il linguaggio, l’ultima a coloro che hanno saputo raccontarci con sincerità, in mezzo una lunga teoria di film in cui lo spazio centrale è riservato al doppio capolavoro di Joshua Oppenheimer (The Act of Killing e The Look Of Silence).

Il lavoro di Cousins è rapsodico, parziale, i collegamenti non sono sempre ben costruiti e il contrappunto di volti e luoghi ripresi dal regista non funziona per nulla, ma al suo interno c’è uno scrigno luminoso con alcuni dei migliori film del ventennio: Us di Peele, Un affare di famiglia, Parasite, Cold War, Una donna fantastica, Holy Motors.

Immagini, storie, visioni, racconto. Difficile fare di più: si rimane ipnotizzati di fronte a tanta bellezza, perfezione formale, senso dello spazio e anche le scelte più radicali come il Lav Diaz di Norte, The End of History o un corto finlandese, Flame, che simula la rottura e l’emulsione della pellicola, sono parte del grande panorama del cinema internazionale.

Cousins sembra così chiamarci in causa direttamente, come spettatori, fin dall’incipit del film di Carax, chiedendoci di vedere le linee di continuità e di frattura nel suo lavoro fluviale, che potrebbe durare in eterno.

Presentando il film con Fremaux, il regista si è detto ottimista sul futuro del cinema: “Se chiudo gli occhi vedo Shirley MacLaine che corre verso Jack Lemmon ne L’appartamento di Billy Wilder. Il cinema non morirà mai perché è qualcosa che continua a vivere in eterno, dentro ognuno di noi”.

E voi cosa vedete se chiudete gli occhi?

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