Lazzaro felice

Lazzaro felice **1/2

This is the tale of a meeting between Lazzaro, a young peasant so good that he is often mistaken for simple-minded, and Tancredi, a young nobleman cursed by his imagination. Life in their isolated pastoral village Inviolata is dominated by the terrible Marchesa Alfonsina de Luna, the queen of cigarettes. A loyal bond is sealed when Tancredi asks Lazzaro to help him orchestrate his own kidnapping. This strange and improbable alliance is a revelation for Lazzaro. A friendship so precious that it will travel in time and transport Lazzaro in search of Tancredi. His first time in the big city, Lazzaro is like a fragment of the past lost in the modern world.

Terzo film di Alice Rohrwacher, terza partecipazione al Festival di Cannes: la prima volta alla Quinzaine con Corpo celeste, la seconda in concorso con Le meraviglie, coronata dal Grand Prix du Jury, la terza con questo Lazzaro felice, un film che tenta la strada difficilissima del realismo magico, della favola metaforica, dell’apologo morale.

Lazzaro è uno dei mezzadri della marchesa Alfonsina De Luna, che coltivano un grande podere isolato dal mondo dopo che una frana ha distrutto l’unico ponte verso la civiltà. Lazzaro, assieme ad un’altra cinquantina di contadini vive in due case coloniche di quel poco che la terra produce, perchè secondo i calcoli del braccio destro della contessa, il laido Nicola, la terra non produce abbastanza per compensare le spese della tenuta.

All’Inviolata, così si chiama la grande casa padronale che sovrasta i campi, si coltiva tabacco. La marchesa De Luna è una delle più grandi produttrici di sigarette del paese. Arriva all’Inviolata però solo d’estate, assieme al figlio Tancredi, occupando la grande villa liberty di famiglia.

I mezzadri dividono tutto, lavorano la terra, si occupano di raccogliere il tabacco, far pascolare le pecore, produrre il formaggio e i legumi dell’orto, gestire il pollaio, mentre si avvicina il tempo della trebbiatura. Sono proprietà della marchesa, vivono di pane e sardine, hanno a stento le lampadine per illuminare le stanze la sera e certamente letti non sufficienti per tutti.

Siamo negli anni ’30, forse negli anni ’50 del secolo scorso? Qualche particolare però non quadra e pian piano i misteri dell’Inviolata vengono svelati, quando il marchesino Tancredi fugge di casa e trova riparo in un nascondiglio che proprio Lazzaro gli ha indicato. Una telefonata di troppo fa crollare il grande inganno, mentre il destino di Lazzaro prende una svolta inattesa.

Non diremo di più per non rovinare le molte sorprese del film della Rohrwacher, che torna, almeno nella prima riuscitissima parte a quel mondo contadino, umile ed essenziale, che già aveva raccontato con Le meraviglie. 

Qui il tono tuttavia è ancora più sospenso, elegiaco, perchè si riflette negli occhi limpidi e nel sorriso dolce di Lazzaro, ultimo tra gli ultimi, sempre pronto a dire sì, a lavorare per tutti, a ubbidire ad ogni richiesta con un’ingenuità e una purezza di spirito, fuori dal tempo e dalla storia.

Il film poggia tutto sul suo sguardo semplice, sognante, incapace di distinguere la realtà dall’illusione, inconsapevole di sè e della sua condizione, rassegnato ad un’esistenza di puro lavoro, in cui la terra è tutto, come in un racconto di Elsa Morante, capace di intrecciare realismo, incanto poetico ed elementi fiabeschi.

E’ il racconto di un’Italia perduta, che nella dignità del lavoro e delle radici contadine trovava il senso delle cose.

Solo che il mondo isolato dell’Inviolata è un inganno e quando il film cambia registro e con un salto temporale arriva all’Italia di oggi, prevalgono note zuccherose ed un certo moralismo, che vorrebbero forse richiamare i lavori di Zavattini e De Sica, ma finiscono per essere pallida imitazione di quelli, perchè soprattutto la scrittura della Rohrwacher perde colpi ad ogni momento e sembra sempre indecisa, incespicando troppe volte, sino ad un finale di rara bruttezza.

Se la sospensione dell’incredulità, necessaria ad un impianto narrativo di questo genere, era stata gestita perfettamente sino alla cesura drammatica della scoperta della vera natura dell’Inviolata, da lì in avanti il film accumula una serie di incastri e di scontri davvero troppo programmatici ed esemplari e, con la sola esclusione di una scena di puro orrore puro che ha per protagonista ancora l’aguzzino Nicola ormai invecchiato, il contesto drammatico si sfalda in continuazione.

E’ un peccato che il film non riesca a mantenere le premesse straordinariamente efficaci della prima parte, perchè l’epopea di Lazzaro, piccolo santo contadino che visse due volte, avrebbe meritato un finale all’altezza.

Straordinaria la direzione d’attori della Rohrwacher, soprattutto nella prima parte, che trova con l’inedito Adriano Tardiolo un protagonista formidabile, capace di trascinare il film con la sola forza del suo sguardo.

Come spesso accade è invece completamente fuori tono e fuori parte la sorella Alba: tanto indovinata è Agnese Graziani, che interpreta lo stesso personaggio di Antonia da bambina, tanto è deludente la sua incarnazione adulta. Con Sergi Lopez formano una coppia tutta da dimenticare.

Preziosa la fotografia pastosa e densa, in 16mm, di Helene Louvart, che dona alle immagini dell’Inviolata un realismo tangibile e benedetto.

Resta così un film a metà, che si fa amare a lungo e che poi si perde, che conferma il talento purissimo della regista e i suoi limiti di scrittura drammatica.

Un’occasione colta solo in parte.

CREDITS

Alice ROHRWACHER – Director

Alice ROHRWACHER – Script / Dialogue

Hélène LOUVART – Director of Photography

Nelly QUETTIER – Film Editor

Christophe GIOVANNONI – Sound

Emita FRIGATO – Set decorator

Piero CRUCITTI – Music

CASTING

Adriano TARDIOLO – LAZZARO

Agnese GRAZIANI – ANTONIA YOUNG

Alba ROHRWACHER – ANTONIA ADULT

Luca CHIKOVANI – TANCREDI YOUNG

Tommaso RAGNO – TANCREDI ADULT

Sergi LÓPEZ – ULTIMO

Nicoletta BRASCHI – MARCHESE ALFONSINA DE LUNA

Natalino BALASSO – NICOLA

Carlo TARMATI – CARLETTO

Pasqualina SCUNCIA – THE NUN

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