Cannes 2014. Le meraviglie

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Le meraviglie **

Alice Rohrwacher torna a Cannes, questa volta in concorso, con la sua opera seconda, Le meraviglie, dopo il successo di Corpo Celeste, presentato alla Quinzaine tre anni fa.

Al centro del suo racconto c’è anche questa volta una ragazzina, Gelsomina, la prima delle quattro figlie del burbero Wolfgang.

Assieme alla moglie ed alla sorella, quest’ultimo vive in un casolare dove tutti sono impegnati nella produzione del miele, con metodi ancora artigianali.

Ma non c’è davvero nulla di romantico. La cura delle arnie costa fatica e sacrifici e la produzione è messa a rischio dall’introduzione di nuove normative più severe per garantire igiene e qualità.

In paese è arrivata nel frattempo la troupe di un programma televisivo, Il paese delle meraviglie, condotto da una sorta di fatina bianca, Milly Catena.

Gelsomina è uno spirito libero, che sogna di abbandonare la miseria paterna per una vita diversa, è affascinata dalla possibilità di partecipare al programma e vincere il premio messo in palio, per la migliore produzione artigianale.

Senza dirlo al padre Wolfgang si iscrive al concorso. Nel frattempo un ragazzino tedesco, che ha avuto problemi con la giustizia, viene accolto dalla loro famiglia…

Il racconto della Rohrwacher è ambientato in un passato imprecisato: siamo negli ’80 o nei primi anni ’90. Quella che si vede è un’Italia irriconoscibile. Una provincia agricola anonima ed assai poco attraente.

Più che un’elegia del mondo rurale e del ritorno alla semplicità della vita in campagna, la Rohrwacher sembra interessata a cogliere e raccontare ancora una volta la maturità di una ragazza costretta a fare i conti con l’inadeguatezza della propria famiglia.

La madre è completamente assente a se stessa, incapace di gestire quattro figlie piccole particolarmente vivaci.

Il padre è un tedesco sempre arrabbiato e polemico, chiuso nel suo isolamento dalla vita moderna, imposto a forza anche a chi non sembra averlo davvero scelto.

Gelsomina si ritrova così sola con i suoi dubbi e senza alleati. Il suo è il ritratto di un’adolescente confusa, che ancora non ha deciso se emanciparsi dalle tradizioni familiari o seguire la strada tracciata dal padre.

Il desiderio di conoscere il mondo e gli altri diventa fortissimo proprio quando elementi estranei alla sua vita, entrano di prepotenza nella routine familiare. La troupe televisiva e il ragazzino tedesco sono solo detonatori di un sentimento che covava da tempo.

La Rohrwacher costruisce un altro ritratto complesso, pieno di contraddizioni. Ma la sua è un’idea piccola, piccola, che regge solo per metà film.

Nella seconda parte troppi elementi inutili finiscono per mostrare tutti i limiti di una struttura davvero troppo fragile, che sconta anche un’inadeguatezza nella messa in scena che si palesa in maniera evidente nella ripresa della trasmissione televisiva e nel lungo finale sull’isola.

Le meraviglie è spiazzante e difficilmente finirà nel palmares: il minimalismo assoluto della messa in scena, e un po’ anche quello delle sue ambizioni, fanno di questo suo Le meraviglie, un’opera di passaggio, come spesso sono le seconde prove, fondamentalmente non riuscita.

Più coraggio, Alice!

 

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