Cannes 2014. Amour fou

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Amour fou **1/2

Dopo il capolavoro Lourdes, che ha sfiorato il Leone d’Oro tre anni fa a Venezia, Jessica Hausner torna ad Un certain regard con un film dedicato a Von Kleist, che mette alla berlina gli eccessi romantici dell’Ottocento ed il mito del suicidio d’amore.

Von Kleist è già un scrittore noto, quando viene invitato a casa dell’amico Vogel

Deciso a chiudere i conti con la vita,  chiede alla donna che ama, di morire assieme a lui, in modo che il dolore che ne accompagna l’esistenza trovi sublimazione in un amore eternato dalla morte.

La saggia Marie si rifiuta di assecondarne i desideri, allora Von Kleist ripete la stessa proposta ad Henriette, la moglie di Vogel, donna timida e riservata, che anela l’amore romantico, ma che vive con un simpatico funzionario del governo.

Anche Henriette rifiuta però la proposta di Heinrich, fino a quando i medici non le diagnosticano un tumore allo stadio terminale.

Si lascia quindi convincere da Von Kleist a dare un senso alla propria morte.

La Hausner, anche questa volta indaga un ambiente chiuso e ribalta le convinzioni più radicali in una satira sempre molto sottile.

Se la fede era al centro dei miracoli di Lourdes, qui è l’ideale romantico del sacrificio assoluto ad essere sotto accusa.

La Hausner però è assai meno efficace. Soprattutto perchè il distacco della messa in scena e l’assurdità dei propositi dei Von Kleist ne fanno un personaggio profondamente fuori fuoco.

Il suo talento e le sue opere sono messe in discussione, ma rimangono sullo sfondo, quello che resta è l’immagine di un uomo probabilmente depresso, istabile, che propone a due donne diverse di sacrificarsi in nome di un amore assoluto e totalizzante…

L’assurdità delle sue pretese è evidente. La Hausner gioca con l’assurdo, dipinge meravigliosi tableau vivant, con una economia di messa in scena ammirevole. Il dilemma morale, che è sempre al centro dell’opera del protagonista, da La marchesa Von O a Michael Kohlhaas al Principe di Homburg si trasforma qui in puro artificio.

E lo stile glaciale della Hausner rilegge il romantismo ottocentesco in modo davvero paradossale.

Ma il film finisce così per non trovare mai davvero il suo equilibrio drammatico. E le ultime immagini con la maldestra messa in atto del proposito suicida suonano come un assurdo epitaffio finale.

 

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