Cannes 2018. Cold War

Cold War ****

Cold War is a passionate love story between two people of different backgrounds and temperaments, who are fatally mismatched and yet fatefully condemned to each other. Set against the background of the Cold War in the 1950s in Poland, Berlin, Yugoslavia and Paris, the film depicts an impossible love story in impossible times.

“Sediamoci dall’altra parte, la vista è migliore”. Finisce così, con una panchina vuota, la storia d’amore struggente e tragica dei protagonisti di Cold War, lo straordinario film che il polacco Pawel Pawlikowski ha portato a Cannes, illuminando il concorso con la forza dell’emozione.

Come Ida, il suo film precedente, premiato con l’Oscar, anche Cold War è ambientato in Polonia dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale ed è girato in bianco e nero, con una maestria che lascia senza fiato.

Il film comincia nel 1949, quando Victor, compositore e pianista, assieme alla collega Irena, si occupa della direzione di una scuola di musica e danza, capace di preservare le tradizioni popolari polacche. Durante la selezione degli allievi, Victor conosce Zula, una ragazza bionda, bellissima, con la frangia sulla fronte e un passato misterioso: si dice che abbia ucciso il padre. Talento, bellezza, fascino: tra i due scoppia una passione, prima nascosta, poi sempre più evidente.

Nel frattempo la scuola di Mazarek viene messa sotto osservazione dal regime, che vuole introdurre numeri nuovi, a maggior gloria della riforma agraria e del grande leader, Josef Stalin.

Victor e Irena sono costretti ad accettare le imposizioni del Partito. Ma non appena si presenta l’opportunità, durante una turné nella Berlino già divisa del 1951, Victor organizza la fuga all’ovest. Zula però all’ultimo istante si tira indietro. Le loro vite si separano una prima volta.

Nel corso degli anni, i due si incontreranno e si scontreranno tra est ed ovest, tra Parigi e la Polonia, incapaci di stare assieme, ma neanche di lasciarsi davvero.

Ogni volta la passione divampa, bruciando anche coloro che ruotano attorno a loro. Victor suona il jazz a Parigi e compone colonne sonore, Zula è tentata dalla carriera di cantante, da entrambi i lati della cortina di ferro. Eppure tra di loro scorre un filo invisibile, che non si è mai spezzato e che fa in modo che ciascuno corra in soccorso dell’altro, nei momenti più difficili.

Non diremo di più di un film che si regge su un meraviglioso equilibrio drammatico e su una capacità di sintesi assoluta e benedetta: bastano poco più di 80 minuti a Pawlikowski, per farci entrare nelle vite dei suoi protagonisti e per stravolgere la nostra.

Aiutato da un bianco e nero impeccabile e cristallino, firmato da Łukasz Żal, e da una composizione del quadro verticale più che orizzontale,  che sembra richiamare i primi film di Antonioni, con i suoi attori chiusi in un formato quadrato, il regista polacco lavora sapientemente con i limiti che si è imposto, costruendo le sue immagini in modo da sfruttare perfettamente lo schermo sino ai suoi margini.

E’ evidente che il frame così stretto mostra da un lato il senso di oppressione sui personaggi, dall’altro li allontana quasi sempre in due inquadrature separate, come a voler raccontare l’impossibilità di un sentimento, che può viversi solo a distanza e con non trova possibilità di sintesi.

Non è un caso, allora, come abbiamo ricordato, che il film si chiuda addirittura con un’uscita di scena, con un vuoto, che improvvisamente ci ricorda le vite perdute e calpestate dalla Storia.

Cold War è costruito su una serie di ellissi, che isolano i momenti più significativi di una storia fatta di fughe e ritorni, in cui il peso del passato e della fedeltà a se stessi e al proprio paese, imprigiona i protagonisti al proprio destino.

Un ruolo decisivo lo gioca la musica, con il folk della tradizione promosso dalle autorità polacche e la musica del futuro, il jazz che Victor e Zula suonano a Parigi e il rock’n’roll di Bill Haley e Celentano, ballato nei locali alla moda.

Il viaggio di Pawlikowski è personalissimo e universale. Come spesso accade, raccontando di sè o di quello che si conosce meglio, si riesce a trovare l’emozione e il sentimento anche in coloro che  ci ascoltano.

Il sontuoso rigore formale e la perfezione miracolosa dei tempi e degli spazi di Cold War non sono mai un ostacolo alla sua capacità di commuovere, di travolgere letteralmente lo spettatore. Il suo romanticismo non scade mai nel melò e si sposa magnificamente con il grande affresco storico e identitario, che incombe sui due protagonisti, Joanna Kulig e Boris Szyc, semplicemente stupefacenti.

Dedicato ai suoi genitori, che separandosi, gli consentirono di vivere in esilio in Inghilterra, dall’età di quattordici anni, Cold War è, molto semplicemente, un capolavoro.

Un capolavoro da cui si esce scossi e che rimane addosso a lungo.

Imperdibile.

CREDITS

Pawel PAWLIKOWSKI – Director

Janusz GŁOWACKI – Script / Dialogue

Piotr BORKOWSKI – Script / Dialogue

Łukasz ŻAL – Director of Photography

Katarzina SOBAŃSKA – Set decorator

Marcel SŁAWIŃSKI – Set decorator

Jarosław KAMIŃSKI P.S.M – Film Editor

Maciej PAWŁOWSKI – Sound

Mirosław MAKOWSKI – Sound

CASTING

Joanna KULIG – Zula

Borys SZYC – Kaczmarek

Agata KULESZA – Irena

Cédric KAHN – Michel

Jeanne BALIBAR – Juliette

Adam FERENCY – Minister

Adam WORONOWICZ – Consul

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