Cannes 2018. Plaire, aimer et courir vite – Sorry Angel

Plaire, aimer et courir vite – Sorry Angel *1/2

Jacques is a writer living in Paris. He hasn’t turned 40 but already mistrusts that the best in life is yet to come.
Arthur is a student living in Brittany. He reads and smiles a lot and refuses to think that everything in life might not be possible. Jacques and Arthur will like each other. Just like in a lovely dream. Just like in a sad story.

Il nuovo film di Christophe Honoré è un melò omosessuale di lunghezza infinita e di noia altrettanto pari, privo di qualsiasi interesse e incapace di suscitare alcuna empatia, per i suoi protagonisti.

Con una scelta tragicomica il film ha poi preso il titolo internazionale di Sorry Angel, mentre almeno quello originale ha una sua sfacciata vitalità, a cui peraltro non corrisponde quello che vedremo nelle due ore e venti, che seguono gli originalissimi titoli di testa.

Siamo nella Parigi LGBT dei primi anni ’90, quella di Act Up, per intenderci, già raccontata l’anno scorso in 120 battiti al minuto. Ma qui la battaglia culturale e politica omosessuale è addirittura irrisa.

I protagonisti di Plaire, aimer et courir vite sono due. Il primo è Jaques, scrittore di belle speranze e successo un po’ datato, che ha sempre vissuto liberamente le sue relazioni sentimentali. Ha avuto un figlio, molti amanti di ogni età e ora è costretto a confrontarsi con la morte di un amico e con la recrudescenza della sua sieropositività.

Il secondo è il giovane Arthur, responsabile di un campo giochi per bambini, che vive in Bretagna. Pian piano sta scoprendo la sua bisessualità, nonostante viva con una bellissima fidanzata.

I due si incontrano a Rennes, in un cinema che proietta Lezioni di piano, dove Jaques è stato invitato a presentare uno dei suoi lavori.

Passano assieme una di quelle notti selvagge raccontate da Cyril Collard in quegli anni, poi ciascuno ritorna alla sua normalità. Si telefonano, si scrivono. Il cellulare e internet sarebbero arrivati solo anni dopo. Si rivedono solo quando Arthur decide di raggiungere Jaques a Parigi…

Il film di Honoré, già presente a Cannes due volte, con due musical di sovrana bruttezza, qui si conferma regista pieno di sè, incapace di sintesi, innamorato più della sua messa in scena che della sua storia.

Negli incontri di Jaques e Arthur non c’è davvero nulla che non si sia già visto in passato e nulla che appassioni davvero lo spettatore. C’è persino un un’aria d’opera di Handel ad un certo punto, oltre al poster di Querelle firmato da Wahrol alle pareti di casa: come da perfetto cliché omosessuale, correttamente omaggiato. La passione tra i personaggi non scoppia mai, Jaques vive le sue relazioni in modo puramente utilitaristico e il film rimane frenato, errabondo come i suoi personaggi, sostanzialmente glaciale.

Neppure il sesso diventa mai vero strumento di comunicazione tra i corpi dei protagonisti. La stessa distanza che Honoré mette tra sé ed i suoi personaggi, diventa ancora più grande verso il suo pubblico.

Il film va talmente per le lunghe che finisce inevitabilmente per affondare nella banalità. Le sue scene sembrano connesse solo dal montaggio, frammenti sparsi, appunti che non sono mai diventati una sceneggiatura vera.

Basterebbe anche solo considerare come viene usato il figlio di Jaques, Loulou, piazzato a bella posta in alcune scene, salvo poi sparire per lunghi momenti e ritornare in altri, con una superficialità che lascia sconcertati.

Nonostante il film sembri un collage di ricordi personali, non c’è mai sincerità nel racconto di Honoré, ma solo una grande supponenza.

In fondo Plaire, aimer et courir vite racconta la stessa storia d’amore di Call me by your name, ma i due film sono come il giorno e la notte. Tanto sottile, equilibrato, sensuale, coinvolgente e necessario il film di Guadagnino, tanto sbilanciato, greve, sentenzioso e complessivamente inutile questo di Honoré.

Un disastro.

CREDITS

Christophe HONORÉ – Director

Christophe HONORÉ – Script / Dialogue

Rémy CHEVRIN – Director of Photography

Chantal HYMANS – Film Editor

Stéphane TAILLASSON – Set decorator

Guillaume LE BRAZ – Sound

CASTING

Vincent LACOSTE – Arthur

Pierre DELADONCHAMPS – Jacques

Denis PODALYDES – Mathieu

Adèle WISMES – Nadine

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