Siamo a pochi giorni da un momento che evoca paure ancestrali in tutte le culture e in tutte le epoche: il passaggio di millennio. Una data pre-vista da molti come “la fine del mondo”. E’ in questo contesto, di attesa mista a inquietudine per il nuovo millennio, nel 1999, che si svolge The WONDERfools, serie sudcoreana in 8 episodi proposta da Netflix ai suoi abbonati.
La storia è ambientata nella fittizia cittadina coreana di Haeseong dove alcuni amici, ai margini della società, ottengono dei bizzarri superpoteri. Tutto ha inizio quando Eun Chae-ni (Park Eun-bin), una ragazza di 27 anni afflitta da una grave cardiopatia e a cui sembra restare poco da vivere, nel tentativo di racimolare il denaro necessario per fare un viaggio intorno al mondo, organizza un finto rapimento di se stessa per estorcere denaro alla ricca nonna, Kim Jeon-bok (Kim Hae-sook). Per farlo si fa aiutare da due giovani altrettanto emarginati: Kang Ro-bin (Im Sung-jae), un gigante buono molto timido, e Son Gyeong-hun (Choi Dae-hoon), un fioraio alle prese con una moglie ipercritica. Il piano però fallisce: Chae-ni ha un attacco di cuore e muore davvero durante il tentativo di estorsione. Presi dal panico, i due goffi complici portano il suo corpo in una discarica illegale dove l’esposizione accidentale ad una misteriosa sostanza, presente nello scarico dell’acqua, non solo riporta miracolosamente in vita Chae-ni, ma dona a tutti e tre dei superpoteri imprevedibili: la ragazza acquisisce il potere del teletrasporto, le mani di Son Gyeong-hun si incollano a qualsiasi superficie o persona stia toccando quando dice una bugia, Kang Ro-bin ottiene una super-forza che si attiva quando viene insultato. Inizialmente i tre fanno fatica a gestire i propri superpoteri e per questo chiedono aiuto a Lee Woon-jeong (interpretato da Cha Eun-woo), un impiegato statale timido e asociale, appena trasferitosi da Seul., Woon-jeong possiede infatti potentissimi poteri che, scoperti da Chae-ni, ne fanno l’unica persona in grado di aiutare i tre improvvisati supereroi a gestire le proprie abilità. L’addestramento è però di breve durata perché il mondo è in pericolo per il piano del Dottor Ha Won-do (Son Hyeon-ju), uno scienziato pazzo, da tempo impegnato in esperimenti per dare super poteri ai bambini (il progetto Wunderkinder).
Yoo In-Sik (già regista della serie Avvocata Woo) ci propone un pastiche ricco di molteplici citazioni con quest’opera, stralunata e spiazzante, che di primo acchito si fa fatica a catalogare in un genere specifico. Viene proposta nel catalogo Netflix come una commedia, ma probabilmente è l’avventura di super-eroi ad essere più importante; un’avventura che si configura con tratti drammatici, horror, romantici o comici, ma che ha al centro i superpoteri dei protagonisti e la loro lotta contro i malvagi antagonisti, i membri della setta del Dr. Ha Won-do. The WONDERfools sorprende e spiazza, ma mantiene sempre un rapporto vitale con lo spettatore, senza mai perdere una voce autentica e assolutamente originale nel panorama della serialità contemporanea. Come detto ci sono peraltro numerosi riferimenti e citazioni, con una chiara e riconoscibile influenza da parte di Stranger Things (2016-2025). I rimandi alla serie dei fratelli Duffer sono immediati: il clima di mistero che circonda gli esperimenti sui bambini, i superpoteri, l’importanza dell’amicizia per affrontare non solo i mostri generati dalla follia umana, ma anche i più quotidiani ostacoli della società. Le differenze riguardano il periodo storico, che passa dagli anni ’80 alla fine degli anni ’90, l’imprinting collettivo tipico della cultura orientale e un tono generalmente più surreale e scanzonato.
I temi sviluppati sono molteplici e spaziano dall’amicizia al rispetto dovuto a tutti, anche a quelle persone che sembrano trovarsi ai margini della società, dall’impegno civico alla necessità di fare i conti con il proprio passato, sfruttando al meglio le occasioni che la vita ci offre. Il collante principale che unisce i protagonisti, la chiave del loro successo, è l’amicizia che si fortifica con il passare degli episodi, superando molteplici difficoltà: il rapporto tra Chae-ni , Ro-Bin ed il sig. Son, inizialmente chiuso, si apre prima al riluttante Woon-jeong e poi alla città, diventando lo strumento decisivo per salvare Haeseong. Gli interessi particolari di ciascuno dei protagonisti vengono posti in secondo piano rispetto al bene collettivo. E’ proprio il valore sociale e comunitario il tratto distintivo della serie, che la caratterizza rispetto ad altri prodotti, come ad esempio Stranger Things. L’amicizia, così come la famiglia, vengono inserite in un contesto sociale, come dimostra il titolo dell’ultimo episodio: I guardiani di Haeseong. Interessante anche la scelta di ambientare il racconto in un momento di passaggio, di grande ansia collettiva per una minaccia insondabile: è un chiaro riferimento alla situazione internazionale in cui ci troviamo, tra richiami quotidiani a possibili guerre atomiche e minacce di distruzione di popoli e stati. La risposta alla crisi non viene da fuori, ma da dentro la società, dai superpoteri nascosti anche in quei soggetti, come appunto i tre protagonisti, apparentemente più fragili.
Per trasmettere al meglio questa amicizia è determinante l’alchimia tra gli interpreti, che riescono a rendere l’eccentricità senza scadere nello stereotipo. Si tratta peraltro di attori molto apprezzati in Corea del Sud, come la protagonista Park Eun-bin che interpreta Chae-ni, già protagonista di Avvocata Woo, serie del 2022 visibile su Netflix, dove interpretava una brillante avvocata nello spettro autistico. Cha Eun-woo (Lee Woon-jeong) è invece uno dei membri del gruppo K-pop ASTRO, interprete sia di commedie romantiche come True Beauty (disponibile nel catalogo Netflix in lingua originale con sottotitoli in italiano) che di thriller psicologici come Wonderful Word (Disney+ tramite sottotitoli).
Il racconto si sviluppa, a livello estetico, in pieno stile K-drama, con l’utilizzo di movimenti di macchina ampi e avvolgenti, una colonna sonora pop strettamente intrecciata allo sviluppo narrativo, l’utilizzo del primo piano in funzione drammatica. Si distanzia invece dai prodotti tradizionali coreani per la durata, limitata a 8 episodi, sebbene negli ultimi anni la contaminazione con modelli produttivi occidentali abbia portato diverse serie orientali ad avere durate più brevi. E’ giusto ricordare che anche l’idea alla base dello show è occidentale, ovvero un soggetto di Stan Lee intitolato The B-Team sulla ribellione di alcuni supereroi difettosi contro lo “scienziato matto” che li ha creati.
Per approcciarsi alla visione è quindi opportuno essere consapevoli che si tratta di un prodotto che ha un suo contesto culturale e produttivo ben identificato, ma che dialoga senza timori con le produzioni occidentali, riuscendo ad offrire un mix di generi affascinante e coinvolgente.
Il finale non esclude un possibile proseguimento, lasciando aperto il destino del principale villain, sebbene lo show sia stato presentato come una miniserie e il regista abbia dichiarato di non aver strutturato la storia su più stagioni.
TITOLO ORIGINALE: THE WONDERFOOLS
DURATA MEDIA DEGLI EPISODI: 65 minuti
NUMERO DEGLI EPISODI: 8
DISTRIBUZIONE STREAMING: Netflix
GENERE: Comedy, Horror, Drama, Super Hero
CONSIGLIATO: a quanti sono alla ricerca di un prodotto originale, come se ne trovano pochi in circolazione, ricco di citazioni, riferimenti e con variazioni emotive che spaziano dal dramma alla commedia.
SCONSIGLIATO: a chi non ama le produzioni coreane, gli eccessi e le interpretazioni cariche di pathos.
VISIONI PARALLELE: la serie è per molti aspetti unica e quindi risulta difficile andare a consigliare prodotti simili: lo stesso riferimento a Stranger Things rischia di semplificare un prodotto con peculiarità ben precise.
UN’IMMAGINE: la frase con cui si conclude lo show e che ne rappresenta al meglio lo spirito, pronunciata dalla voce fuoricampo di Che-ni mentre i quattro amici camminano sotto la pioggia: “Ci sono persone diverse che fioriscono più tardi delle altre. Persone che preferiscono vivere nelle più tranquille periferie. Ma non esistono persone che non valgono niente”.

