Oscar: Nomadland miglior film, Frances McDormand e Anthony Hopkins migliori attori

La 93ma edizione dei premi Oscar è cominciata con un piano sequenza in steadycam a seguire Regina King dal red carpet alla sala allestita all’interno della Union Station di Los Angeles.

E con il primo premio consegnato a Emeral Fennell, per la sceneggiatura di Una donna promettente, il resto è scivolato piuttosto velocemente, fino all’ultimo premio, assegnato a Nomadland, miglior film dell’anno… e invece no perchè, con una mossa a sorpresa che ha pagato pochissimo, gli ultimi premi consegnati sono stati quelli ai migliori attori.

Questo ha da un lato depotenziato la scontata vittoria di Nomadland, che i produttori hanno quasi voluto nascondere, tra le pieghe della cerimonia, anticipando addirittura il premio alla regia a metà della notte. E dall’altro non ha rafforzato i premi ai due attori, perchè la vincitrice Frances McDormand, alla sua terza statuetta, aveva già dato il meglio durante lo speech per il miglior film, esortando gli americani a vederlo sullo schermo più grande possibile, e perchè Anthony Hopkins era addirittura assente, come ai BAFTA, probabilmente convinto, anche lui, come tutti, che il premio sarebbe andato alla memoria di Chadwick Boseman.

Senza neppure un vero host a legare e chiudere i momenti della serata, il finale è stato a dir poco anticlimatico.

Per il resto le idee di Steven Soderbergh per rendere gradevole la cerimonia erano state indovinate. Lo spazio alla Union Station, allestito con tavolini e divanetti disposti su più piani a semicerchio, ha creato un’atmosfera calda e confortevole. Un dj ha sostituito l’orchestra e lo spettacolo ne ha guadagnato.

I vincitori, collegati da teatri e location all’aperto da Seul, Londra, Parigi, Roma, Australia e dovunque fossero in quel momento, hanno potuto celebrare degnamente in collegamento, ma non in pigiama da casa, mantenendo il glamour della serata.

Nessuno speech è stato tagliato dalla musica invadente dell’orchestra dopo i canonici 50 secondi e paradossalmente i più lunghi a ringraziare sono stati i tecnici premiati nella prima parte.

Le canzoni in gara sono state spostate durante il red carpet e hanno liberato spazio per presentazioni più personali e dirette dei candidati, limitando al minimo le clip e i montaggi.

I premi umanitari ad una storica e centenaria casa di riposo per artisti e a Tyler Perry, attivissimo con la sua fondazione durante il covid e non solo, hanno guadagnato la scena con la commozione della realtà.

La stessa che ha accompagnato il discorso di Tomas Vinterberg, vincitore dell’Oscar per il miglior film internazionale con Un altro giro, che ha dedicato il premio alla figlia, morta a pochi giorni dall’inizio delle riprese, in un incidente stradale, lasciandolo nella più completa disperazione sul set.

Come previsto Nomadland ha vinto i premi principali della serata: miglior film, regia e attrice.

Frances McDormand, alla sua terza statuetta, raggiunge Daniel Day Lewis tra i maggiori vincitori di sempre, ad un passo da Katherine Hepburn.

Anthony Hopkins bissa il successo de Il silenzio degli innocenti,  e diventa l’attore più anziano ad aver vinto il premio.

Il miglior adattamento è del francese Florian Zeller per la sua pièce The Father.

La cerimonia è stata inclusiva ed ecumenica, con due premi ciascuno a Judas and the Black Messiah, Soul, Sound of Metal, Mank, Ma Rainey’s e The Father.

Questi sono i vincitori e i link alle nostre recensioni.

Miglior Film: Nomadland
Miglior Regia: Chloé Zhao – Nomadland
Miglior attore: Anthony Hopkins – The Father – Nulla è come sembra
Migliore attrice: Frances McDormand – Nomadland
Miglior attore non protagonista: Daniel Kaluuya – Judas and the Black Messiah
Miglior attrice non protagonista: Yoon Yeo-jeong – Minari
Migliore sceneggiatura originale: Emerald Fennell – Una donna promettentePromising Young Woman
Migliore sceneggiatura non originale: Christopher Hampton e Florian Zeller – The Father – Nulla è come sembra
Miglior film internazionale: Un altro giro di Tomas Vinterberg (Danimarca)
Miglior film d’animazione: Soul di Pete Docter e Kemp Powers
Migliore fotografia: Erik Messerschmidt – Mank
Miglior montaggio: Mikkel E. G. Nielsen – Sound of Metal
Migliore scenografia: Donald Graham Burt e Jan Pascale – Mank
Migliori costumi: Ann Roth – Ma Rainey’s Black Bottom
Migliore colonna sonora: Trent Reznor, Atticus Ross e Jon Batiste – Soul
Migliore canzone: Fight For You (musiche di H.E.R. e Dernst Emile II, testo di H.E.R. e Tiara Thomas) – Judas and the Black Messiah
Migliore sonoro: Nicolas Becker, Jaime Baksht, Michelle Couttolenc, Carlos Cortés e Phillip Bladh – Sound of Metal
Migliori effetti speciali visivi: Andrew Jackson, David Lee, Andrew Lockley e Scott Fisher – Tenet
Miglior make up: Sergio Lopez-Rivera, Mia Neal e Jamika Wilson – Ma Rainey’s Black Bottom
Miglior documentario: Il mio amico in fondo al mare (My Octopus Teacher), regia di Pippa Ehrlich e James Reed
Miglior cortometraggio documentario: Colette, regia di Anthony Giacchino
Miglior cortometraggio: Due estranei (Two Distant Strangers) di Travon Free e Martin Desmond Roe
Miglior cortometraggio d’animazione: Se succede qualcosa, vi voglio bene (If Anything Happens I Love You) di Michael Govier e Will McCormack

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