Una donna promettente – Promising Young Woman

Una donna promettente – Promising Young Woman **1/2

Il debutto alla regia di Emerald Fennell, scrittrice e showrunner della seconda stagione di Killing Eve, è una sorta di black comedy rape&revenge in era #metoo, polemica, brillante, spesso sopra le righe, che poggia quasi interamente sulle spalle della protagonista Carey Mulligan, nei panni di Cassie, una ex studentessa di medicina, che ha abbandonato improvvisamente gli studi sette anni prima e ora, alla vigilia dei trent’anni, lavora come cameriera in un caffè.

Senza amici e senza futuro, vive ancora nella curiosa casa dei genitori, ma nel weekend, metodicamente, si veste in modo attraente, va in un club e si finge ubriaca, aspettando che qualche “bravo ragazzo” si offra di accompagnarla a casa e poi inevitabilmente cerchi di approfittarsi della situazione, per avances e molestie, certamente non volute: a quel punto, svelato l’inganno, la lezione non potrebbe essere più umiliante, per un universo maschile terribilmente prevedibile e disastrosamente abusivo.

La routine solitaria e vendicativa di Cassie ha a che fare con qualcosa che è avvenuto negli anni dell’università alla sua migliore amica, Nina.

Il piano di Cassie per vendicare Nina è però assai più complesso delle sue messe in scena settimanali e prende le mosse dal rientro negli Stati Uniti di un vecchio compagni di studi, Al Monroe, che sta per sposare una modella di bikini.

A far vacillare i suoi propositi ci pensa Ryan, un altro vecchio compagno, ora medico pediatra, che capita per caso nel suo caffè e finisce per innamorarsi di lei.

Il copione della Fennell rivela a poco a poco i suoi misteri, costruisce la sua tensione narrativa tenendo lo spettatore il più possibile all’oscuro dei comportamenti e delle motivazioni di Cassie.

In effetti, anche nel film, l’unica a ricordare, l’unica a sapere è la protagonista, mentre quasi tutti gli altri personaggi hanno rimosso, negato, occultato le proprie responsabilità.

Nessuno ricorda Cassie, nessuno sembra farci caso, ed è lei a spingere tutti a rievocare il passato, per fare i conti con le proprie colpe.

Le amiche di un tempo, la preside che insabbiò tutto, l’avvocato del molestatore e infine lui, il colpevole che l’ha fatta franca: la vendetta di Cassie è in quattro mosse, con un’appendice imprevedibile.

La commedia nerissima, che ha scritto la Fennell, affonda le mani nei temi più controversi, che stanno travolgendo da ormai un decennio le università americane e non solo: i limiti del consenso, la possibilità di esprimerlo quando non si è lucidi, le molestie e le violenze dei nostri bravi ragazzi, le coperture istituzionali e le falle del sistema giudiziario, che si preoccupa più della credibilità della vittima, piuttosto che indagare le responsabilità degli indagati.

Promising Young Woman lo fa, estremizzando le questioni, a fini drammatici, radicalizzando lo scontro culturale e spingendo al limite la crudeltà.

Ma se dovessimo prestare fede anche a qualche esempio della più recente cronaca nera italiana, diremmo che gli eccessi della Fennell sono tutt’altro che fuori posto e che, su certi temi e certi racconti, l’orrore e la miseria umana superano qualsiasi rappresentazione cinematografica.

Curiosamente, l’unico vero personaggio maschile dignitoso, oltre all’anziano padre di Cassie, è l’avvocato Green, interpretato da Alfred Molina, difensore di questi giovani molestatori di buona famiglia, pentito e costretto ad un anno sabbatico, per la crisi che l’ha spinto a rifiutare un sistema, che l’aveva reso ricco, con le transazioni e i patteggiamenti al minimo, per i suoi clienti.

E’ lui, nel finale, a diventare il vero deus ex machina capace di compiere, fino in fondo, la vendetta di Cassie.

E’ un po’ difficile entrare in sintonia con la protagonista e la sua crudeltà, soprattutto perchè, per oltre metà film, sappiamo poco dei suoi motivi e perchè il film si concentra sulla vendetta e non sugli eventi che l’hanno provocata, creando uno scompenso informativo, fertile soprattutto per lo humor nerissimo, che l’accompagna.

Nonostante Promising Young Woman sembri ad un certo punto consentire alla protagonista di superare i traumi del suo passato, questo continua a ritornare inesorabilmente, tormentandola e spingendo all’estremo la sua sociopatia.

Il film della Fennell si può prendere o lasciare, è selvaggio, scorretto, crudele e assai poco consolatorio, anche se in fondo, come ogni commedia, si chiude con un happy end o con la sua più credibile approssimazione.

Carey Mulligan (An Education, The Great Gatsby, Shame, Non lasciarmi, Drive, A proposito di Davis) si conferma una delle interpreti più versatili e magnetiche della sua generazione, qui nel ruolo di un’erinni vendicativa, che non sembra mai riuscire a trovare pace. Una parte che tuttavia sottolinea la serietà delle battaglie femministe, che l’hanno vista in primissima linea nell’ultimo lustro e che già in Suffragette e in Mudbound, avevano attraversato lo schermo.

Il film, come la maggior parte dei buoni titoli, usciti nel 2020, ha debuttato al Sundance, che rimane, nonostante gli anni e qualche acciacco, un punto di riferimento imprescindibile per il cinema indie americano. Quest’anno che l’edizione si annuncia radicalmente diversa, in gran parte online e diffusa in un gruppo di sale convenzionate in tutti gli Stati Uniti, speriamo che mantenga la stessa centralità.

Produce, tra gli altri, Margot Robbie.

In Italia rinviato al 23 luglio 2021.

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