Killing Eve 2 si conferma e rilancia: imprevedibile, affascinante e spietato

Killing Eve 2 ***

Villanelle è sopravvissuta alla violenta colluttazione con Eve ed arranca per le strade di Parigi alla disperata ricerca di un aiuto: per rimettersi in forza si fa ricoverare in un ospedale parigino dove fa amicizia (a suo modo, si intende) con un ragazzino gravemente sfigurato da un incidente d’auto.

Eve si è liberata del coltello con cui crede di aver ferito mortalmente Villanelle ed è tornata a Londra. A casa scoprirà non solo che la sua killer preferita non è morta, ma che una nuova promessa si sta affacciando alla ribalta: un’assassina meticolosa e in grado di passare del tutto inosservata. Il suo capo, Carolyn, le assegna la ricerca di questa donna fantasma, ma il pensiero di Eve è ancora così assorbito da Villanelle che, dopo aver catturato la killer fantasma, è proprio a Villanelle che chiede aiuto per strappare alla donna informazioni riguardanti il mandante di una serie di omicidi che hanno coinvolto una grande società di informatica, specializzata nell’elaborazione dei dati.

Assistiamo così ad un imprevisto (e momentaneo) passaggio di Villanelle nelle file dei buoni e al suo coinvolgimento nella caccia ad Aaron Peel che ha ereditato la società informatica dal padre e che potrebbe essere il mandante degli omicidi. Nel frattempo il rapporto tra Eve ed il marito si fa sempre più complicato e le attenzioni che una collega riserva a Niko non semplificano la situazione, anzi.

In questa seconda stagione Emerald Fennell ha sostituito alla guida dello show Phoebe Waller-Bridge impostando lo sviluppo delle vicende su due pilastri ricevuti in eredità dalla sceneggiatrice di Fleabag: il clima da black comedy ed il gioco di attrazione-repulsione tra le due protagoniste. In particolare il rapporto tra Eve (Sandra Oh) e Villanelle (Jodie Comer) è diventato ancora più centrale nello sviluppo narrativo ed ha assunto tratti per molti aspetti patologici. La relazione tra le due donne ha poi di fatto fagocitato i personaggi minori e l’evoluzione delle loro vicende, il cui sviluppo è sempre subordinato all’evoluzione del rapporto tra Eve e Villanelle.

Il cambio di showrunner non si è fatto sentire a livello di ritmo, ma qualcosa si è perso nella coerenza d’insieme. Forse su questo ha influito anche il fatto che le vicende della nuova stagione hanno lasciato gli ormeggi dai libri di Luke Jennings e hanno preso il largo per proprio conto: se l’asse creativo tra Phoebe e Luke era così vivo che lo scrittore mandava alla showrunner immagini di borse e vestiti per Villanelle, ora i punti di sovrapposizione con il secondo volume della trilogia di Villanelle, “No Tomorrow’s”, sembrano molto più sfumati.

Ma questo non spiega perché “I dodici” spariscano di scena all’improvviso per poi ritornare nel finale di stagione o la facilità con cui Villanelle passi da ricercata numero uno a collaboratrice dell’MI6. Buchi narrativi che non pesano sulla vicenda e di cui qualche spettatore potrebbe anche non essersi accorto, ma che limitano la coerenza dell’insieme. Anche i continui passaggi di Konstantin (Kim Bodnia) tra KGB, MI6 e attività da free-lance appaiono poco credibili e minano lo sviluppo del personaggio che alla fine è ridotto ad impotenza, sospeso com’è nella casa di Carolyn (Fiona Shaw), dimensione parallela alla vita reale.

Uno spunto interessante è invece il riferimento all’onnipotenza di molte aziende informatiche che oggi gestiscono una massa di informazioni maggiore di quella dei Servizi di Intelligence: la questione però viene solo accennata, senza alcun approfondimento. La conoscenza delle informazioni è solo uno strumento nelle mani dello spietato Aaron Peel e nessuno sembra voler realmente analizzare la questione.

La seconda stagione di Killing Eve non ha perso lo smalto della prima: la velocità dei dialoghi, le performance sicure degli interpreti, il tocco fresco e leggero, il tutto condito dai comportamenti imprevedibili di Villanelle e di Eve. I personaggi già presenti nella prima stagione sono ancora vivi, nel pieno del loro arco narrativo, quelli nuovi appaiono invece ben inseriti nell’insieme.

Su tutti un nuovo villain, Aaron Peel (Henry Lyod-Hughes già Pontmercy ne I Miserabili): il suo essere così simile a Villanelle rappresenta un elemento di grande efficacia narrativa perché scompone e supera la coppia Villanelle-Eve. Di fatto nella settima puntata, Wide Awake, assistiamo alla costruzione di un triangolo relazionale che offre ottimi spunti narrativi che però vengono sacrificati nel finale di stagione per la centralità del rapporto tra le due donne.

Aaron è molto simile a Villanelle: lo capiamo quando le fa trovare un regalo con un messaggio fuori dalla porta di casa, modalità che normalmente la nostra psicokiller utilizza per relazionarsi con gli altri, con Eve soprattutto. Entrambi vogliono possedere cose e persone, senza ravvisare una grande differenza tra le due categorie perché sono privi di empatia e sensibilità. Maniaco del controllo, insofferente verso gusti diversi dai propri, sicuro della propria intelligenza, Aaron è un perfetto completamento per Villanelle e naturalmente Eve se ne rende ben presto conto.

Ci sono delle differenze, come nella relazione e nel contatto con gli altri, così desiderato da Villanelle ed invece così sistematicamente evitato da Aaron; ma i punti di divergenza non riguardano la sostanza: entrambi sono specchi, immoti, vuoti. Quello che fa di Villanelle, Eve ed ora anche Aaron dei personaggi strepitosi a livello narrativo è il loro essere difficilmente prevedibili e controllabili: le loro interazioni lasciano lo spettatore con il fiato sospeso perché superano i limiti con una naturalezza sorprendente. Ma quella parabola che sembra accomunare tutti e tre i personaggi si romperà (troppo presto) nell’ottavo episodio, You’re mine, quando Eve comprenderà che il vuoto che prova Villanelle non è anche suo.

Eve ha sì seguito un percorso che l’ha portata ad acquisire consapevolezza di una parte di sé che era addormentata e che nessuno al mondo riusciva a percepire tranne Villanelle, ma questo non va di pari passo con l’essere vuota, senza emozioni come invece sono i due veri psicopatici della vicenda e cioè Aaron e Villanelle. Eve inoltre comprende di essere stata manipolata, di essere stata vista e utilizzata da Villanelle come un oggetto da possedere: quella frase “You’re mine” che dà il titolo all’ultimo episodio della stagione lo sintetizza con efficacia.

La relazione tra le due donne che viene scandagliata ulteriormente ed è così centrale nella stagione consente ad entrambe le attrici di alzare ancora il livello delle rispettive performance. Sandra Oh è davvero intensa nel mostrare il travaglio di Eve, sospesa tra l’amore per il marito e l’ossessione per Villanelle. L’approfondimento dei comportamenti tipici dei sociopatici, condotta grazie al simpatico Dr. Martin (Adeel Akhtar) è opportuna, senza per questo appesantire lo sviluppo narrativo e va di pari passo con l’incremento di umanità del personaggio interpretato da Jodie Comer.

La confessione che Villanelle fa di fronte ad gruppo di alcolisti anonimi che frequenta per stabilire un contatto con Gemma, la sorella di Aaron, è un riuscito tentativo di umanizzazione del personaggio a cui fa da contraltare, secondo un meccanismo consolidato, un successivo gesto di brutale violenza e cioè gettare sotto un autobus la guardia del corpo della ragazza. Le due donne sono fuori dagli schemi, ma sono tutto fuorché fuori dal mondo: la scelta di Eve di rifugiarsi in un pacchetto gigante di caramelle o lo stupore orgasmico sul volto di Villanelle dopo una forchettata del piatto che ha ordinato Aaron per lei ci fanno toccare con mano le due protagoniste, permettono di sentirle vive.

Lo show è confezionato con un gusto europeo che sentiamo molto vicino alla nostra sensibilità. La raffinatezza dei vestiti, del cibo, i riferimenti all’arte e ai musei, l’utilizzo di spazi circoscritti e di locali intimi e poi le location. Se la prima serie aveva attraversato Londra, Parigi, Mosca e Praga anche questa serie continua il suo giro per l’Europa: stavolta si riparte da Parigi per attraversare Oxford, Amsterdam e Roma, dove si conclude la vicenda. La scelta di utilizzare musica d’atmosfera (ad es. La plus belle chanson nell’apertura parigina o Vai tu sei libero nel finale romano) rappresenta un’ulteriore strizzata d’occhio allo spettatore, così come le citazioni da film di genere ed il cliffhanger finale che ci lascia, ancora una volta, con il fiato sospeso in attesa degli sviluppi futuri.

BBC America ha già rinnovato lo show per la terza stagione.

Titolo originale: Killing Eve 2
Numero degli episodi: 8
Durata media ad episodio: 42 minuti
Distribuzione streaming: Tim Vision

CONSIGLIATO: A chi si annoia facilmente e ama le persone strane da cui non sai mai cosa aspettarti.

SCONSIGLIATO: A chi cerca una spy story tradizionale, con trame complesse che si intrecciano e si sovrappongono. Alcune situazioni potrebbero sembrare poco plausibili a spettatori molto attenti alla verosimiglianza.

VISIONI PARALLELE:
Barry, serie Tv. Entrambe le serie si muovono con grande abilità sul confine tra commedia e dramma, con variazioni repentine che lasciano lo spettatore in attesa di improvvisi cambi di tono e di situazione. Forse la differenza è che Barry, lo fa in modo ancor più estremo, mentre Killing Eve ha una spiccata sensibilità femminile. Anche di Barry, è in programmazione la seconda stagione.

You, serie Tv. Il racconto di un’ossessione d’amore(?). Potete vedere su Netflix questo thriller psicologico basato sull’omonimo romanzo di Caroline Kepnes che ci fa immergere nell’ossessione di un libraio di New York per un’aspirante scrittrice. La serie ha al timone una coppia d’eccezione: Greg Berlanti (Dawson’s Creek ed Everwood tra gli altri) e Sera Gamble (The magicians).

UN’IMMAGINE: Villanelle ed il suo amico e compagno d’ospedale, entrambi sul letto, con un pigiama da bambini a guardare nel vuoto, con la stessa noia negli occhi. Dopo qualche minuto Villanelle lo ucciderà, senza rimorsi, ma con un gesto che sembra quasi un atto di pietà per il futuro di sofferenza che sembra attenderlo.

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