Barry: cosa succede quando quello che sei bravo a fare non è più quello che vuoi fare?

Barry ****

Quando Barry racconta la sua storia all’insegnante della scuola di recitazione che vuole frequentare, Mr. Gene Cousineau, questi lo ascolta e poi gli risponde che il suo monologo è piuttosto improbabile, ma che la sua recitazione è stata positiva e che pertanto potrà frequentare le lezioni.

La storia che Barry (Bill Hader) ha raccontato è quella di un ex marine che al ritorno dalla guerra diventa un killer a pagamento e che, quando si trova a dover uccidere un ragazzo che divide la sua vita tra la professione di personal trainer e il desiderio di diventare un attore, viene scambiato in modo accidentale per un membro della classe di recitazione e si trova sul palcoscenico. Da qui sente il bisogno di cambiare la propria vita.

Al di là della trama, quello che la creazione di Bill Hader e Alec Berg ha di più originale è soprattutto l’alternanza di dramma e commedia: la serie ha infatti il valore di saper rappresentare entrambe in modo “sincero e generoso” come direbbero gli attori della classe di Cousineau (Henry Winkler), dando allo spettatore una sensazione degna delle migliori montagne russe. I personaggi lasciano il segno perché sono tutti a loro modo vulnerabili e quindi in grado di suscitare un forte sentimento di immedesimazione. Anche i cattivi sono vulnerabili, ma soprattutto dimostrano tutta la propria mediocrità ed il proprio cinismo: non c’è grandezza in loro, ma piccole manie e grandi ego che non differiscono poi molto da quelli degli altri personaggi. Quella che potrebbe essere una tradizionale saga cop and criminal assume una prospettiva molto diversa: l’unica vera scena di questa tipologia, l’irruzione della polizia nella villa dei Ceceni, si risolve con un nulla di fatto. L’epos si scioglie in una rappresentazione quasi ridicola perché ridotta ad un guscio vuoto. Non è tempo d’eroi, né buoni né cattivi. Lo stesso Cousineau è costantemente sospeso tra la sincerità del sentimento, il guizzo autentico dell’intuizione delle pieghe più riposte dell’animo dei suoi attori e un bieco cinismo al servizio del dio denaro.

Al centro di tutto c’è Barry , di cui condividiamo la solitudine, le aspirazioni, i sogni. Lo show è soprattutto la tragicommedia di Barry, il racconto del passaggio da una situazione in cui non si provano emozioni, certo più sicura e confortevole, ad una in cui le emozioni si cercano, si provano e vanno gestite, quindi molto meno confortevole e rassicurante. Con il passare del tempo questa ricerca diventa lo scopo primario di Barry, quello che sintetizzerà nel dialogo finale con l’ispettore Moss (Paula Newsome): essere felici, essere amati, avere una vita. E per farlo dovrà attraversare diversi passaggi: il primo è prendere su di sé la volontà di compiere le proprie scelte, il secondo è dismettere la (comoda) convinzione di uccidere solo i cattivi ed accettare quella di uccidere anche i buoni, dapprima con resistenza (pensiamo agli scrupoli verso Ryan Madison o l’ex marine Taylor), ma poi con la consapevolezza di dover eliminare chiunque gli possa impedire di inseguire la propria felicità (come vedremo nell’ultimo episodio).

Inseguire la propria felicità vuol dire sognarla, in senso percettivo e non solo metaforico: proprio l’aspetto onirico e le proiezioni sul futuro delle sue aspirazioni rappresentano alcuni dei momenti più riusciti e al contempo più amari perché si scontrano con un presente molto diverso. Barry ci appare soprattutto come un uomo che vuole cambiare la propria vita, arricchirla di connessioni, emozioni, senso. E per farlo è disposto a tutto, affrontando situazioni che possono apparire più o meno grottesche o banali, ma che certamente sono prove da superare.

Nei primi episodi vediamo come la vita di Barry (Bill Hader) sia scandita dagli incarichi che gli vengono affidati e che assolve con un’espressione perennemente intorpidita di chi non si aspetta niente altro dalla propria vita, senza un reale interesse per quello che lo circonda, senza una famiglia, con l’unica relazione umana costituita del rapporto con Fuches (Stephen Root), l’intermediario che gli commissiona gli omicidi. E’ solo quando verrà a contatto in modo accidentale con il mondo dello spettacolo e con una comunità di sognatori che Barry capirà quanto entrambi i termini, “comunità” e “sognatori” siano mancanti nella sua vita. Quando Cousineau gli chiederà di prendere possesso della propria vita, lui capirà di non averlo mai fatto, di essersi sempre limitato a fare quello che qualcun altro gli chiedeva di fare. E che, ben inteso, gli è sempre riuscito bene e che finora gli ha garantito benessere economico. Insomma, per la maggior parte delle persone questo sarebbe più che sufficiente. Ma ora Barry vuole qualcosa di più, soprattutto, ed è bene sottolinearlo, a livello sociale.

Nei suo sogni ad occhi aperti, brevi clip surreali, è il tema della famiglia a ritornare più spesso. La relazione con Sally è determinante e lui vi si abbandona come un bambino in cerca di protezione. Sally poi ribadisce e fortifica il verbo di Cousineou: recitare equivale alla ricerca della verità in fondo a se stessi, alla rielaborazione delle proprie emozioni, anche le più estreme, a fini drammaturgici. Come questo verbo non dovrebbe attecchire in un ex marine che ha vissuto momenti di estrema drammaticità e che vive nella menzogna e nell’anonimato? Metterci la faccia, essere sincero, essere generoso con qualcun altro sono termini che rappresentano per Barry una vera e propria rivoluzione copernicana. Ci vuole coraggio, ma come Sally ricorda a Barry nel primo episodio “Ci sono sempre milioni di ragioni per non fare qualcosa, Barry. Ma se tu la vuoi davvero, vai a prendetela”. Da questo momento Barry è un uomo in lotta con se stesso, con le proprie qualità. Abbandonare la cattiva strada non è semplice: dapprima cerca di conciliare il suo lavoro di killer con l’attività teatrale, poi invece capisce che l’unica soluzione è quella di dare un taglio netto alla sua attività. Ma non è qualcosa di semplice.

La scelta di utilizzare il teatro come sfondo in cui porre Barry e in cui fargli acquisire consapevolezza è stata presa da Hader e Berg dopo aver visitato diverse scuole di recitazione. Entrambi infatti non vi avevano mai messo piede: la sensazione di trovarsi in un contesto molto simile a quello di una terapia di gruppo ha permesso loro di identificarlo come sfondo perfetto, tanto più a Los Angeles, per uno ‘svelamento’ come quello che cambia la vita ad Harry.

Barry è (volutamente) un americano come tanti, uno che quando ha bisogno di pensare, come fanno molti californiani, va in spiaggia a guadare il mare, che per divertirsi gioca con i videogiochi, che pensa di fare un bel regalo ad una ragazza acquistandole l’ultimo modello di computer Apple e che per fare colpo si veste in modo costoso e fuori dall’ordinario. Alla fine anche i suoi sogni sono altrettanto semplici e forse per questo raggiungono direttamente la pancia dello spettatore.

Bill Hader interpreta in modo molto efficace Barry ed i suoi cambiamenti di umore, passando dalla maschera dei primi episodi al volto più mobile ed emotivo dell’ultimo, quando il cambiamento ha portato Bill ad avere una pagina Facebook ricca di contatti e una vita sociale molto più attiva. Ma anche gli altri attori sono su livelli di eccellenza: certamente Henry Winkler che per il ruolo di Cousineau ha vinto un Emmy, ma anche Sarah Goldberg che interpreta Sally e un godibilissimo NoHo Hank nella parte di Anthony Carrigan.

La sceneggiatura si avvia senza grandi sussulti narrativi verso un finale piuttosto prevedibile che potrebbe essere di per sé chiuso, ma non lo sarà dato che il network ha già confermato lo show per una seconda stagione. Nell’inquadratura finale per la terza volta Barry ripete che è il momento di un nuovo inizio (Starting now!) e se la prima era probabile e la seconda credibile, ora la terza lascia l’amaro in bocca perché sembra un’illusione che Barry riesca davvero a liberarsi del suo passato. Ce la farà? Quanto peseranno i delitti compiuti? La tragedia che i ragazzi della scuola di recitazione rappresentano nello spettacolo di fine anno è Macbeth e proprio di questo parla l’opera di Shakespeare. Spesso vista come metafora del potere politico e delle sue storture, l’opera è anche la rappresentazione delle colpe e degli errori che non riusciamo a cancellare e che ci sprofondano in una reiterazione senza via d’uscita.

Anche su questo si giocherà la seconda stagione.

Titolo originale: Barry
Numero degli episodi: 8
Durata media ad episodio: 30 minuti
Distribuzioen americana: HBO
Distribuzione streaming: Chili

CONSIGLIATO: A chi si guarda intorno un po’ sconsolato in cerca di qualcosa di non ordinario e alla fine, non trovandolo, ci ride sopra.

SCONSIGLIATO: A quanti amano i sicari vecchio stile che al massimo hanno qualche scrupolo morale, ma di certo niente grilli per la testa, come quello di fare l’attore per intenderci. A quelli che pensano che una storia debba far ridere o far sobbalzare dalla paura e non entrambe.

VISIONI PARALLELE:

Macbeth, la passione per il potere trascina in un gorgo inesorabile di errori. La scena in cui Lady Macbeth cerca di lavar via la macchia di sangue dalle sue mani, peraltro presente anche nel film, è la sintesi di quello che Barry cercherà di fare e che presumibilmente continuerà a fare anche nella seconda stagione dello show.

Fargo, la serie di Noah Hawley, prima stagione. Ritroverete un umorismo sottile, ma ancora più nero e spietato; il tema della vita e della morte; il destino o Fato. La differenza è che in questo caso commedia e dramma non si trovano separati, ma uniti, sovrapposti e miscelati per raccontare la lotta tra bene e male, il sottile confine che li separa, la porosità reciproca dei due concetti. Nella serie tratta dal film dei Cohen ritroviamo un personaggio che cerca per tutta la durata del racconto di porre rimedio a quello che ha fatto, di cancellare le tracce del proprio passato. E gli dei, proprio come in Barry, non stanno a guardare.

UN’IMMAGINE: La scena finale, quando Barry torna a letto e come per farsi coraggio prima di provare ad addormentarsi ripete ancora una volta, la terza, che da questo momento in poi inizierà una nuova vita: “Starting now!”.

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