An Education

An Education ***

Fa piacere, in una stagione ricca di opere audaci, contraddittorie, visivamente e politicamente controverse, incontrare un racconto morale semplice, chiarissimo, esemplare si potrebbe dire: An Education racchiude in sè tutta l’ingenuità degli anni sessanta, l’ottimismo della volontà, la parabola pedagogica dell’indipendenza conquistata con lo studio ed il sacrificio personale, senza facili scorciatoie.

Presentato al Sundance lo scorso febbraio, ha vinto il premio del pubblico, per il miglior film straniero.

Scritto da Nick Hornby, a partire dai ricordi personali della giornalista Lynn Barber, il film, diretto dalla regista danese Lone Scherfig per la BBC, è un ritratto in punta di penna dell’Inghilterra uscita dalla guerra, prima della rivoluzione beatlesiana.

Siamo nei sobborghi di Londra nel 1961, Jenny Mellor è una giovane liceale all’ultimo anno, che sogna ad occhi aperti la Pargi della Nouvelle Vague e dei dischi di Juliette Greco.

Il suo paese le sembra fondamentalmente noioso, vittoriano, privo di quel gusto che rende la vita degna di essere vissuta. Siamo ancora lontani dalla Swingin’ London…

Jenny è la prima della classe e, nonostante qualche problema con il latino, spera di poter andare a Oxford a studiare letteratura, quando l’incontro fortuito con un uomo molto più grande di lei, David, apparentemente ricco e senza pensieri, la trascina in un mondo sconosciuto, fatto di macchine veloci, champagne, weekend in campagna, nightclub, concerti londinesi, opere d’arte: la vita bohemiene e sofisticata, che una giovane ragazzina innamorata della Francia può scambiare per un sogno ad occhi aperti.

David d’altronde si presenta bene: elegante, sempre con la battuta pronta, prodigo di regali e complimenti, ha ben presto la meglio sui genitori di Jenny, responsabili sino a quel momento di un’educazione rigorosa e votata allo studio, ma incapaci di opporsi al fascino seducente della ricchezza di David.

Nessuno sembra capace di chiedersi da dove arrivino quelle automobili, quei weekend a Parigi, quelle opere d’arte acquistate senza rimorsi.

Jenny comincerà a scoprire il lato oscuro di David, proprio durante una gita ad Oxford. Ma è difficile dire di no a quel mondo fatto di felicità a buon mercato: preferirà chiudere non uno, ma entrambi gli occhi, illusa dalle promesse del suo amante.

Invano la sua professoressa e la preside del liceo la metteranno in guardia dai rischi di una relazione prematura: Jenny abbandona la scuola, convinta di sposare David.

Il finale, sul quale occorre mantenere il più rispettoso silenzio, si incarica di chiudere simbolicamente il cerchio, riportando tutti con i piedi per terra e riconfermando il valore morale del racconto di Hornby.

Carey Mulligan

Ed è proprio lì che risiedono i limiti di An Education, nella perfezione con cui regista ed autore si incaricano di risolvere la parabola della piccola Jenny, incapace di tradire fino in fondo la fiducia e le speranze di genitori e mentori: Hornby e Scherfig regalano alla loro protagonista una seconda opportunità. Rimettono a posto i pezzi di un puzzle improvvisamente spezzato.

E se tutto ciò non suona alla fine un po’ falso è merito, quasi esclusivo, della straordinaria Carey Mulligan, che dona a Jenny una naiveté prodigiosa.

I suoi occhi grandi, il suo sorriso buffo, la sua fisicità sottile rendono credibile ogni svolta: dall’ingenuità, alla fascinazione per un mondo sofisticato, sino alla maturità, raggiunta anche attraverso esperienze dolorose e delusioni brucianti.

Questa giovane attrice inglese è una vera rivelazione, una forza della natura capace di incarnare i desideri nascosti di un’intera generazione, uscita dalla guerra ed ancora capace di sognare in bianco e nero.

Come ha scritto Turan sul Los Angeles Times, the notion of the single performance that creates a star overnight is surely one of Hollywood’s biggest cliches, but this is one time when you can take it to the bank… Her Jenny is a young person exactly on the cusp of adult life, bright and intelligent but inexperienced and desperately wanting to be a sophisticate. Her pure joyful excitement at the possibilities of what she sees before her is so palpable that it’s impossible not to be on her side, impossible not to sign up for whatever journey she’s going to be on. 1

Ed ancora, Roger Ebert sul Chicago Sun-Times: She makes the role luminous when it could have been sad or awkward. She has such lightness and grace, you’re pretty sure this is the birth of a star. 2

Difficile esprimere più chiaramente l’entusiasmo per una performance straordinaria.

In un’annata di ruoli femminili deboli e stereotipati – ad eccezione della Shosanna di Tarantino – sarebbe un peccato se l’Oscar non si accorgesse del talento di questa piccola musa.

Peter Sarsgaard è un David mellifluo ed affascinante al punto giusto, capace di rendere credibile l’infatuazione dello scaltro truffatore, per la bellezza semplice di una Lolita alla rovescia.

Alfred Molina interpreta il padre di Jenny, un padre all’antica, amorevole e severo, ma anche lui impotente di fronte all’inganno di David.

Olivia Williams è l’amata professoressa Stubbs ed Emma Thompson l’arcigna ed antisemita preside della scuola.

Carey Mulligan

La vera Jenny, Lynn Barber conclude così il racconto di quel 1961: What did I get from him? An education — the thing my parents always wanted me to have… I learned about expensive restaurants and luxury hotels and foreign travel, I learned about antiques and Bergman films and classical music. But actually there was a much bigger bonus than that. My experience with Simon entirely cured my craving for sophistication. By the time I got to Oxford, I wanted nothing more than to meet kind, decent, straightforward boys my own age, no matter if they were gauche or virgins. I would marry one eventually and stay married all my life and for that, I suppose, I have Simon to thank.

An Education sarà nelle sale italiane dal 5 febbraio 2010: non perdetelo.

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1. Kenneth Turan, An education, Los Angeles Times, 9.10.2009

2. Roger Ebert, An education, Chicago Sun-Times, 21.10.2009

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