Cannes 2018. Leto

Leto ***

Leningrad, one Summer in the early Eighties. The underground rock scene is boiling. 
Amongst the followers of Led Zeppelin and Bowie, young Viktor Tsoi is eager to make a name for himself. The encounter with his idol Mike and his beautiful wife Natasha will change his life forever. Together they will build Viktor’s legend and make him immortal.

Kirill Serebrennikov, regista cinematografico e teatrale, agli arresti domiciliari da ottobre, per un oscuro caso che coinvolge il Gogol Center di Mosca, da lui diretto, è stato nel corso degli ultimi anni uno dei più aspri critici delle politiche del regime russo.

I suoi ultimi film tuttavia hanno sempre raccontato il presente in modo indiretto e tangenziale. Sia Betrayal, visto alla Mostra, sia Parola di Dio, passato ad Un certain regard due anni fa, erano riflessioni sentimentali e politiche piuttosto inconsuete.

Il suo nuovo film, Leto, ovvero Estate, è ambientato nella scena rock di Leningrado nel 1980.

Qui il già affermato Mike, leader degli Zoopark, accoglie nel suo piccolo gruppo di artisti il giovane Victor, che sembra avere il suo stesso talento e l’urgenza di raccontare attraverso le parole e la musica.

Ovviamente siamo ancora in epoca brezneviana, il partito controlla tutto e tutti, mette la sordina alle loro chitarre e li costringe a suonare in sale da concerto più adatte ad un quartetto d’archi che ad una rock band.

Qualsiasi manifestazione di entusiasmo da parte del pubblico è severamente repressa, persino un innocente cartellone con un cuore, che la moglie di Mike, Natasha, alza durante il concerto che apre il film.

La censura interna analizza i testi dei nuovi gruppi e cerca in qualche modo di catalogare in modo rivoluzionario, anche i versi più sentimentali.

Al centro del racconto di Serebrennikov, c’è il triangolo impossibile e malinconico tra Victor, Natasha e Mike: ma se il rock ha sempre vissuto di eccessi e di sentimenti estremi, nella scena underground di Leningrado non c’è spazio per le esagerazioni occidentali.

E allora lo struggersi romantico che dà linfa alle canzoni di Victor e la crisi d’ispirazione che sembra colpire Mike, proprio in occasione della messa in discussione del suo legame sentimentale con Natasha, è vissuto e raccontato con l’eleganza di una pièce di Checov. Come avviene ache in campo musicale, anche nella vita dei protagonisti, le intenzioni e i desideri più radicali rimangono passioni inespresse, rimpianti e possibilità che il tempo finisce per scolorire.

Serebrennikov se ne rende conto e lascia al film una via d’uscita almeno musicale: punteggiano la storia di Leto dei video impossibili di alcuni dei classici di quegli anni Psycho Killer, The Passenger, A perfect day, in cui improvvisamente la realtà sembra lasciare il passo al sogno, alla rivolta, alla rottura della rigida cappa conformista imposta dal Partito.

Sono brevi momenti che si concludono sempre con un personaggio, che imbraccia un cartello su cui è scritto: questo non è mai accaduto.

C’è uno spirito sincero e complice nel film di Serebrennikov, che fa dimenticare le lungaggini, i personaggi fuori fuoco, un certo senso di deja vu.

Eppure in questo melò freddo, girato in un bianco e nero panoramico pastoso, con inserti in super8 a colori, non si può che parteggiare per i suoi tre protagonisti.

Nella regia sognante e lirica di Serebrennikov, in quelle corse sulla spiaggia, in quegli interni pieni di fumo, in quelle piccole grandi battaglie, si respira uno spirito che arde ancora fortissimo sotto la cenere del tempo e del ricordo.

Del volto di Irina Starshenbaum, musa silenziosa e madre coscenziosa, ci ricorderemo a lungo.

Leto è tutto nell’amore per una musica ancora proibita, ma tollerata, nell’esuberante spensieratezza dei suoi giovani personaggi: in quei volti, in quelle parole, in quella malinconia si respira già la libertà della Perestrojka.

Una libertà che evidentemente Serebrennikov rimpiange e cerca di evocare, attraverso le vite spezzate di due icone del rock sovietico, che il destino ha interrotto proprio negli anni in cui la Cortina di Ferro cedeva di schianto assieme ai muri della Storia.

CREDITS

Kirill SEREBRENNIKOV – Director

Michael IDOV – Script / Dialogue

Andrey PONKRATOV – Set decorator

Vladislav OPELIANTS – Director of Photography

Yurii KARIH – Film Editor

Boris VOIT – Sound

Kirill SEREBRENNIKOV – Script / Dialogue

Lily IDOVA – Script / Dialogue

CASTING

Teo YOO – Victor

Irina STARSHENBAUM – Natasha

Roman BILYK – Mike

Filipp AVDEEV – Leonid

Alexandr GORCHILIN – Pank

Alexander KUZNETSOV – Sceptic

Nikita EFREMOV – Bob

Julia AUG – Anna Alexandrovna

Elena KORENEVA – Woman in red

Lia AKHEDZHAKOVA – Owner of the flat

Anton ADASINSKYI – Owner of the flat

Vasiliy MIKHAILOV – Isha

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