Venezia 2012. Izmena – Betrayal

Izmena – Betrayal **1/2

In concorso

Betrayal è il sesto film del russo Kirill Serebrennikov, pressochè sconosciuto, ma certamente da tenere d’occhio, dopo questo film affascinante ed hitcockiano, che ha aperto il concorso su una nota esistenzialista e misteriosa.

Il film racconta la scoperta del tradimento da parte dell’altra metà di due coppie. I personaggi non hanno un nome. Solo lui, lei e gli altri…

Una dottoressa che ha segretamente scoperto che il giovane marito passa i pomeriggi con un’altra donna, decide di comunicarlo al marito di quest’ultima, che nulla sospettava e che fatica a credere ad una rivelazione che è, per lui, tanto sconvolgente quanto improvvisa.

Esce dall’ambulatorio della dottoressa e nella prima di molte scene memorabili di Betrayal, assiste ad un incidente d’auto: un suv travolge una pensilina dell’autobus. Tre persone muoiono sul colpo.

Ritornato a casa, sconvolto, cerca di capire se la rivelazione ha un fondamento, ma non riesce a vedere nei gesti e nelle parole della moglie una qualche pur vaga conferma.

Ritorna quindi dalla dottoressa per sapere di più: lei lo accompagna nel parco che gli amanti frequentano, sulla panchina dove si siedono e nella camera d’albergo dove consumano il loro tradimento.

La coppia tradita cerca di affrontare il dolore, riproducendo il tradimento subito, ma invano. Proprio mentre sono ospiti dell’albergo, i rispettivi coniugi precipitano dal balcone della propria camera.

Inizia quindi un’altro film. Con i superstiti che non riescono a trovare conforto l’uno nell’altra e in un’ellissi temporale magnifica, finiscono per incontrarsi nuovamente a cinque anni di distanza…

Le loro vite sono molto cambiate. Questa volta però saranno loro a decidere del proprio destino.

Serebrennikov dirige i suoi bravissimi protagonisti, Franziska Petri e Dejan Lilic, in un racconto che guarda più volte alla classicità di Vertigo.

E’ ancora una donna che visse due volte al centro del racconto. Serebrennikov alterna piani sequenza mozzafiato a momenti di attesa e incomprensione che sembrano rievocare l’Antonioni degli anni ’60.

Ma il terzo atto finisce per colmare anche i buchi e le incertezze della parte centrale. E’ un film non completamente riuscito, che vive però di atmosfere, ironia sottile e grottesca, coincidenze del destino e abbandoni romantici.

Non per tutti, ma se si entra in sintonia con il tempo dilatato ed i sospiri dei protagonisti, si può restarne affascinati.

Degne di menzione la fotografia e la colonna sonora.

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