Venezia 2012. Superstar

Superstar **

In concorso

Il nuovo film di Xavier Gianolli, ritorna sui temi dell’identità e dell’inadeguatezza, già in parte affrontati con il suo precedente A l’origine.

Qui il protagonista Kad Merad si trova improvvisamente catapultato al centro dell’attenzione della gente e dei media, per motivi del tutto incomprensibili. Una mattina mentre si reca al lavoro in metropolitana viene applaudito, fotografato, filmato.

La gente per strada gli chiede di firmare autografi e paparazzi e giornalisti lo assediano, senza motivo.

Il suo nome passa dalla celebrità effimera di internet a quella ancor più invadente dei media tradizionali. Una giornalista che lavora per la tv diventa la sua confidente e cerca di aiutarlo a capire il perchè di tanta inutile e devastante notorietà.

Ovviamente cercherà di trarne il suo tornaconto, mandandolo in diretta in un talk show, che si occupa di storie controverse.

Tutti si approfittano di Martin Kasinski. Chi lo usa per fare carriera, chi per fare ascolti, chi per fare soldi. Altri semplicemente si sentono ispirati da questo uomo qualunque che non ha proprio nulla del divo.

Come nei film di Garrone e Allen, l’ossessione per le luci e la ribalta fatua finisce per intrappolare anche chi non sembra esserne attratto.

Peccato che ad una prima parte decisamente riuscita, organizzata su due piani temporali e sufficientemente misteriosa da risultare metaforica di una deriva populista della nostra comunicazione di massa, la seconda non regge il carico delle domande messe in campo, ritirandosi in un moralismo un po’ di maniera.

Il film si muove nei territori già battuti da Hal Ashby in Oltre il giardino e naturalmente Peter Weir in Truman show, aggiornati alla frenesia del nostro mondo in cui regna la “fine della privacy”.

Tratto da un romanzo di Serge Joncour, il film è divertente, gustoso, pieno di battute e situazioni paradossali.

L’inquietudine che provoca, nella prima metà, è salutare e devastante, mostrando quanto la potenza dell’informazione abbia ora superato il filtro di qualsiasi controllo: niente più quarto o quinto potere, i meccanismi comunicativi ed informativi sono ormai democratizzati dal basso.

Si fa presto a passare da idolo a nemico pubblico, ma forse la parabola di Martin Kazinski avrebbe meritato una conclusione più surreale e folle.

Gianolli si affida al bravissimo Kad Merad, una faccia qualunque, un corpo ordinario. Banale, diremmo, ripetendo uno dei tormentoni del film.

Accanto a lui, la sempre bravissima Cecile de France, nei panni della giornalista. Con i capelli rossi e vestita con felpe e pantaloni improbabili, non perde mai il fascino maturo che l’ha resa famosa anche da noi, mentre ci restituisce un personaggio insicuro, insoddisfatto della sua vita professionale e di quella privata, l’unico che cercherà di trarre ispirazione della storia di Martin, anche se il finale suona implausibile e appiccicoso.

Solido cinema francese.

Annunci

E tu, cosa ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.