Venezia 2012. Bad 25

Bad 25 ***

Fuori concorso

Il nuovo documentario di Spike Lee è un atto d’amore, di passione, di devozione, diremmo, capace di emozionare profondamente, anche chi non è mai stato un fan del King of Pop.

A venticinque anni dalla sua uscita, ripercorre la nascita di uno degli album chiave degli anni ’80: Bad di Michael Jackson. Dopo il trionfo dei primi suoi dischi da solista, Off the wall e Thriller, la sfida era quella di ripetersi ancora una volta, andando un passo oltre.

Guidato sapientemente dal produttore e mentore Quincy Jones, un genio che aveva attraversato il jazz, i crooner e la black music, con la stessa grazia, Jackson si era circondato di talenti che fossero in grado di assecondare la sua fecondissima ispirazione.

Ne vengono fuori 11 tracce notissime ed una serie di cortometraggi musicali – Jackson odiava la parola video – che hanno fatto la storia.

A partire dalla title track Bad, affidata alle immagini di Martin Scorsese ed alla scrittura di Richard Price (Il colore dei soldi).

Spike Lee intervista i protagonisti di allora, i musicisti, i produttori, i coreografi, tutti quelli che parteciparono alle sessions, gli amici di Michael e anche solo coloro che sono cresciuti negli anni ’80 con la musica di Bad.

Ci sono immagini dietro le quinte, demo, video 8 privati, fotografie di un tempo passato.

Lee riesce a restituire un ritratto felicissimo, vitale, esuberante, pirotecnico, profondamente commovente di un artista che ha finito per sacrificare la sua vita alla musica. Personaggio pubblico e icona se mai ve n’è stata una, Jackson ha perso interamente l’infanzia, poi l’adolescenza, quindi la giovinezza e la maturità di uomo, travolta da una fama e da un successo insopportabili per chiunque.

I pettegolezzi, le stramberie, le derive chirurgiche e le accuse private verranno molti anni dopo e non entrano in alcun modo nel bellissimo documentario di Spike Lee, che preferisce parlarci dell’uomo attraverso lo specchio dell’artista: quasi a fare da eco alla canzone più famosa dell’album, che chiude questo riuscitissimo Bad 25, Man in a mirror.

La carriera di Jackson è stata enorme e particolarissima: bambino prodigio con i Jackson 5, sottoposto alle regole severissime di casa Jackson, qualcuno direbbe sfruttato dai suoi genitori per lunghi anni, quindi asceso a fama planetaria da solista a meno di trent’anni. Quindi travolto da scandali e caduto nella polvere da cui non è riuscito più a rialzarsi: la sua vita è stata una sorta di Truman Show, sempre sotto l’occhio vigile, morboso e severo dei media, prima adoranti, poi irridenti, quindi critici e moralisti.

Bad 25 ce lo restituisce sorridente, spensierato, nello studio di registrazione e sul set, circondato dalle persone di cui si fidava veramente, al massimo della sua creatività. E ci restituisce anche il valore e l’importanza della sua musica per un’intera comunità, la sua influenza, la sua persistenza, i suoi debiti con la tradizione e la sua eredità.

Lee rende immortale Jackson e ne ricorda tutti i debiti con il cinema da Fred Astaire che torna in Smooth Criminal a Jerome Robbbins di West Side Story che fa capolino nei passi di Bad, da Scorsese che lo dirige in un cortometraggio musicale che ha fatto epoca, sino a Bob Fosse, Buster Keaton ed il Welles del Terzo Uomo.

Il perfezionismo assoluto, la dedizione, la professionalità che si vedono in Bad restituiscono finalmente Jackson al posto che gli compete tra i grandi musicisti popolari del XX secolo.

Non solo per i fans di Jackson. Emozionante e trascinante.

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Un pensiero riguardo “Venezia 2012. Bad 25”

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