Cannes 2016. Parola di Dio

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Parola di Dio **1/2

Un certain regard

Veniamin, a teenager in the midst of a mystical crisis, has his mother, schoolmates and entire high school turned upside down by his questions: Can girls go to their swimming classes in bikinis? Does sex education have a place in school? Should the theory of evolution be taught as part of the Natural Sciences?
The adults are soon overwhelmed by the certitudes of the youngster who swears only by Scripture. No one but Elena, his biology teacher, will alone challenge him on his own ground.

Venia e’ un adolescente che vive in conflitto permanente con la madre. Non sembra avere amici, non partecipa alle lezioni di nuoto con i suoi compagni e rifiuta le lezioni di biologia della professoressa Elena.

La sua unica passione sembra essere un piccola Bibbia nera che porta sempre con se’. A poco a poco pero’ quella che sembrava solo una ribellione ala famiglia e alla disciplina scolastica, diviene una crociata in nome del fanatismo religioso.

Vania infatti parla solo attraverso la parola del Signore. Rifiuta il nuoto perche’ i compagni sono vistiti solo di costumi succinti, disprezza la madre perche’ ha divorziato, respinge le avances delle compagne e comincia una vera e propria guerra contro la progressista professoressa di biologia, che coinvogle la classe in lezioni di educazione sessuale, sull-origine dell’universo e l’evoluzione della specie.

L’integralismo di Vania trova l’unica sponda in un compagno storpio, di cui gli altri si prendono gioco, e che Vania istruisce come una sorta di discepolo… eppure il conflitto e’ destinato a scoppiare.

Un altro grande film della new wave russa, che funziona a livelli diversi: innanzitutto come ennesimo roman di formazione, quindi come rappresentazione del microcosmo concentrazionario scolastico, in cui le tensioni trovano sfogo e non composizione, naturalmente come parabola sul fondamentalismo e l’interpretazione letterale e astorica delle scritture, infine come metafora della Russia stessa, guidata con pugno di ferro da una burocrazia incompetente e lassista, manipolata facilmente da un dittatore senza scrupoli.

E’ curioso infatti che le istituzioni scolastiche, di fronte al delirio sempre piu’ evidente di Venia, facciano quadrato contro le teorie progressiste della professoressa. Persino la madre del ragazzo finisce per sposare acriticamente la ferocia e l’integralismo del figlio, in una logica giustificazionista, che sembra essere diventata l’unica risposta della scuola per tutti gli studenti, che non accettano di le convenzioni sociali e culturali.

Serebrennikov, che era stato a Venezia due anni fa, con il riuscito Betrayal, questa volta mira piu’ in alto e imbastisce un racconto ambizioso, ricco di suggestioni, che fa dell’ambiguita’ la sua forza propulsiva.

Il rigore nella messa in scena e la bravura di tutti gli interpreti – ma in particolare del protagonista Petr Skvortsov – contribuiscono alla costruzione drammatica, che vive un crescendo inesorabile e allucinatorio.

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