Cannes 2016. Sieranevada

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Sieranevada **

Three days after the terrorist attack on the offices of Parisian weekly Charlie Hebdo and forty days after the death of his father, Lary, a doctor in his forties is about to spend the Saturday at a family gathering to commemorate the deceased. But the occasion does not go according to expectations. Forced to confront his fears and his past, to rethink the place he holds within the family, Lary finds himself constraint to tell his version of the truth.

Puiu debutta nel concorso ufficiale, dopo che La morte del Signor Lazarescu e Aurora erano stati ospitati con successo da Un certain regard nel 2005 e nel 2010.

Eppure questo suo Sieranevada – il titolo non ha alcun senso, ma suonava bene in tutte le lingue – e’ un’opera esilissima, nonostante la durata come al solito spropositata.

Tre ore nelle quali assistiamo, quasi in tempo reale, ad una riunione di famiglia per celebrare la dipartita del padre del protagonista, Lary, un medico che ora vende medicinali.

Nella casa dove ancora vive la madre, accorrono figli e nipoti, parenti e amici, con le loro frustrazioni, i loro segreti, le loro idiosincrasie, le loro sbornie.

Il film registra fedelmente i loro discorsi, sul comunismo e la religione, sulla politica interna e internazionale, sui loro problemi esistenziali e sui loro piccoli e grandi tradimenti.

Lo stile di Puiu e’ sempre lo stesso, mimetico, impassibile, una sorta di pedinamento della realta’, che deve tanto anche ai fratelli Dardenne e che mette a dura prova la pazienza dello spettatore, che cerca, nonostante tutto, di empatizzare con Lary e la sua famiglia disfunzionale, ma senza riuscirci davvero.

Peraltro questa volta, contrariamente ai suoi film precedenti, alla fine di tutto non c’e’ neppure quello scarto improvviso, quella rivelazione che spostava i termini del racconto, consentendogli di acquistare senso e ripagare la lunga attesa.

Hitchcock confessava a Truffaut, cinquanta anni fa che i film non dovrebbero essere tranche de vie, ma tranche de gateau: non siamo mai stati cosi’ d’accordo con il maestro…

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