Chiara

Chiara *1/2

1211 d.C. Chiara di Favarone lascia la casa del padre e con l’amica Pacifica si unisce a Francesco e ai suoi frati che predicano povertà e astinenza.

Tagliati i capelli, indossato il saio ruvido sulla pelle, abbandonate le calzature e i vestiti col busto, Chiara raduna attorno a sè molte sorelle, con l’intenzione si vivere assieme ai seguaci di Francesco in armonia col creato.

Quando la raggiunge la sorella Agnese che vuole seguire la sua stessa strada, dopo la morte del padre, lo zio cerca di riportarla a forza a casa, ma non ci riesce. Il corpo di Agnese sembra improvvisamente fatto di piombo e quando cerca di ucciderla con un masso, viene colto da un attacco di cuore. E’ Chiara a impedire il ratto e la violenza? E’ il primo dei suoi molti “miracoli”?

Nel frattempo mentre Francesco visita l’oriente e il Sultano, a Chiara e alle sue sorelle è impedito ogni viaggio.

Al suo ritorno Francesco si convince che non c’è nessuna evangelizzazione possibile, che il loro è un messaggio di amore fraterno e che proselitismi e conversioni dovranno restare lontani dalle loro pratiche.

Mentre i bambini temono i poteri di Chiara e una delle novizie inavvertitamente la colpisce, durante la lavanda dei piedi, Francesco scrive la regola del suo ordine e separa i francescani dalle donne, tradendo la fiducia di Chiara.

In punto di morte, Francesco però ritorna da lei per consegnarle una lode in lingua volgare che tutti possano comprendere, anche coloro che non parlano il latino.

Il nuovo film di Susanna Nicchiarelli compone una ideale trilogia con i precedenti Nico, 1988 e Miss Marx, tuttavia se il primo film dedicato alla musa di Warhol e dei Velvet Undeground, vibrava di umanità e disperazione, già il secondo era tutto preso da un’ansia dimostrativa, che piombava le ambizioni di un film irrisolto.

Questa volta la Nicchiarelli fa un altro passo indietro, trasformando la storia di Chiara in una sorta di proto-musical, senza la radicalità e l’ironia di Dumont con la sua Jeannette, fuori dal tempo e dalla storia, rimanendo invece da un lato fedele alla lingua e agli episodi della storia della santa, ma inframmezzando il suo lavoro in modo incongruo con momenti cantati e ballati, che poi solo nel finale sfondano il muro del presente con un pezzo dell’Anonima Frottolisti.

Chiara resta un film velleitario, di buone intenzioni, che si affida alla estatica Margherita Mazzucco, che ha espressività piuttosto modesta e che la Nicchiarelli inquadra sovente con primi piani di una solennità tale da sfidare il ridicolo involontario. Così come accade con i “miracoli” e nella scena in prefinale con i piccioni.

Non meno imbarazzato appare Andrea Carpenzano nel saio di Francesco.

Formidabili invece i costumi di Massimmo Cantini Parrini, in particolari quelli del Papa interpretato dal voracissimo Luigi Lo Cascio.

Il film della Nicchiarelli rimane un lavoro fragile, incompiuto, piuttosto esile, che si dimentica volentieri.

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