Cannes 2017. Jeannette. L’enfance de Jeanne D’Arc

Quinzaine des réalisateurs

Jeannette. L’enfance de Jeanne D’Arc ***

France, 1425. In the midst of the Hundred Years’ War, the young Jeannette, at the still tender age of 8, looks after her sheep in the small village of Domremy. One day, she tells her friend Hauviette how she cannot bear to see the suffering caused by the English. Madame Gervaise, a nun, tries to reason with the young girl, but Jeannette is ready to take up arms for the salvation of souls and the liberation of the Kingdom of France. Carried by her faith, she will become Joan of Arc.

Si esce dalla proiezione dell’ultimo film di Bruno Dumont letteralmente travolti ed esaltati dall’originalita’ di questo musical improprio, modernissimo, sull’infanzia e sulla vocazione della pulzella d’Orleans.

Il regista francese prende a prestito da due testi di  Charles Péguy, scrittore ateo e socialistam convertitosi al cattolicesimo: il primo, Jeanne d’Arc, uscito nel 1897 per la Librairie de la Revue Socialiste ed il secondo, Le Mystère de la charité de Jeanne d’Arc, che si posiziona, storicamente, dopo la conversione del suo autore.

Le fonti sono dunque due testi che raccontano il tempo della chiamata e non gli atti del processo, tante volte riportati e messi in scena a cinema.

Quello che interessa a Dumont e’ mostrare la radice ossessiva ed ostinata di quella che il mondo avrebbe conosciuto come Giovanna d’Arco. E lo fa mettendo in scena, tra le dune familiari della Côte d’Opale, nell’estremo nord della Francia, un musical in cui le influenze rock, metal, elettroniche, persino hip hop si confondono e si integrano, grazie al lavoro di Igorrr, al secolo Gautier Serre.

Il film e’ diviso in due. Jeanette e’ prima una giovanissima pastorella. quindi un’adolescente sempre piu’ consapevole della sua missione. Con una coreografia ridotta a pochi elementi essenziali, che pure sembrano richiamare il Tanztheater Wuppertal di Pina Bausch, e un set sempre identico a se stesso, Dumont cerca un equilibrio miracoloso, tra ironia surreale, dramma, tragedia del destino.

Con Jeanette fa un altro passo in avanti in quella che si puo’ ormai raccontare come la seconda parte della sua cariera, cominciata con il bellissimo Quinquin e passata attraverso l’incompreso Ma Loute.

Epifania da festival, film impossibile da doppiare, almeno quanto lo e’ da recensire, restera’ probabilmente invisibile alla distribuzione italiana. Eppure consigliamo ai piu’ coraggiosi e intraprendenti di recuperarlo, quando uscira’ sulle piattaforme online e in homevideo. Non si puo’ che restare estasiati dall’audacia contagiosa di Dumont, dalla sua ricerca, dall’unicita’ dei suoi riferimenti.

SCREENPLAY

Bruno Dumont

LANGUAGE

français / french

IMAGE

Guillaume Deffontaines

SOUND

Philippe Lecoeur

EDITING

Bruno Dumont, Basile Belkhiri

MUSIC

Igorrr

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