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Cannes 2016. Ma Loute – Slack Bay

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Ma Loute – Slack Bay ***

Summer 1910. Several tourists have vanished on the beaches of the Channel Coast. Infamous inspectors Machin and Malfoy soon gather that these mysterious disappearances take place in Slack Bay. There lives a community of fishermen. Among them evolves a curious family, the Brufort, lead by the father “The Eternal”, who rules as best as he can on his prankster bunch of sons, especially the impetuous Ma Loute. Towering high above the bay stands the Van Peteghems’ mansion. Every summer, this degenerate bourgeois family stagnates in the villa, not without mingling during their leisure hours with the local people. As starts a peculiar love story between Ma Loute and the young and mischievous Billie Van Peteghem, confusion and mystification will descend on both families, shaking their foundations.

Bruno Dumont, filosofo e regista francese, capace di scrivere pagine mirabili sul dolore, la morte e sulla inestirpabile presenza del male, ci regala questa volta un film divertentissimo, scatenato, completamente sopra le righe, ambientato un secolo fa, ma con lo sguardo rivolto al presente.

Siamo a Slack Bay, nel nord della Francia, sul canale della Manica. Nella grande magione in stile egiziano, trascorrono le vacanze estive i nobili Van Peteghem: padre, madre, i rispettivi fratelli, due figli e la nipote Billie. All’estremo opposto dello spettro ci sono i Brufort, una famiglia di pescatori, padre, madre, e quattro figli, il piu’ grande dei quali si chiama Ma Loute.

I Brufort non si dedicano solo alle cozze, ma anche al trasporto dei turisti da una sponda all’altra della baia e ad un’altra pratica particolarissima, su cui e’ saggio tacere.

In mezzo a loro il rotondo ispettore Machin ed il suo attendente Malfoy, che indagano su una serie di misteriose sparizioni dei turisti della baia.

Il film di Dumont e’ un fuoco d’artificio che non risparmia nessuno, che attraversa le classi sociali, il sesso, la religione e i sentimenti. Slack Bay sembra un riuscitissimo fumetto, nella sua deliberata caricatura dei personaggi, degli scontri e incontri di classe, delle indagini impossibili e della ferocia proletaria.

Il capitalismo familiare, amorale e incestuoso, produce aberrazioni e frustrazioni che si ripercuotono sulla vita di tutti. Ci pensano i Brufort a riportare democraticamente sullo stesso piano, nobili, borghesi e classe operaia, con una soluzione quanto mai radicale. Ed anche quando tra le due parti sembra crearsi una sorta di impossibile anello di congiunzione, e’ solo un inganno, un errore di valutazione tutt’al piu’.

Slack Bay non si vergogna di usare magnificamente gag da commedia slapstick: cadute ripetute, risate esagerate, deformita’ fisiche e incertezze sessuali, volti lombrosiani e una leggerezza surrealista, che gia’ avevamo visto all’opera nella serie televisiva P’tit Quinquin.

Tra gli attori svettano un Fabrice Lucchini monumentale nella sua esagerazione parossistica del grande capitalista, una Bruni Tedeschi moglie devota, che aspira alla santita’ e la coppia dei giovani interpreti di Ma Loute e Billie. Assai meno indovinata la scelta della Binoche, non particolarmente a suo agio, nel ruolo della madre idiota.

Ma e’ un’inezia, in un film che brilla, per spirito caustico, intelligenza affilata e sguardo poetico. Uno sguardo capace di volare alto, con invidiabile e imprevedibile leggerezza, proprio come fa l’ispettore Machin, nell’ispiratissimo finale.

Da non perdere.

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