Cannes 2017. The Villainess

The Villainess **1/2

Since she was a little girl, Sook-hee was brought up to become a deadly assassin. She gets a second chance in life when South Korea’s Intelligence Agency’s Chief Kwon recruits her to become a sleeper cell.
“Work for us for 10 years, you’ll gain freedom.”
Her new identity is Chae Yeon-soo, 27 years old, theater actress. With a promise of complete freedom after serving the country for 10 years, Sook-hee begins a new life. For someone who lived a life of a killer, living a normal life is no easy task. But when 2 men appear in her life suddenly, she uncovers secrets of her past…

Come d’abitudine il Festival di Cannes riserva all’action coreano un posto d’onore fuori concorso.

Questa volta e’ toccato al giovane Jung Byung gil al suo terzo film, The Villainess, uno straordinario melo’ che sembra evocare la Nikita di Besson, aperto e chiuso da due sequenze d’azione sanguinosissime e di grande virtuosismo.

Il film comincia con la soggettiva di un assalto suicida al covo di un malavitoso. Prima a colpi di pistola, quindi con assalti all’arma bianca, il misterioso protagonista si fa largo attraverso i corridoi di un grande edificio, compiendo una strage vera e propria. Solo all’ultimo, quando l’azione si sposta in una palestra, capiamo che si tratta di una donna, Sook-hee, in cerca di vendetta per la morte del suo maestro e protettore, Joong Sang.

Scaraventata infine in mezzo alla strada, viene recuperata dall’Intelligence Agency che la arruola e dopo una plastica facciale le insegna a diventare un’arma ancora piu’ letale: per dieci anni dovra’ lavorare per loro. Poi sara’ libera.

Durante l’addestramento, un altro agente, che segretamente la spia, si innamora di lei e si fa assegnare alla sua supervisione in incognito, una volta terminato il training.  Tra i due naturalmente scoppia l’amore, ma proprio nel giorno del suo matrimonio, a Sook-hee viene assegnato il compito di uccidere un uomo.

Quest’uomo non e’ altri che il suo vecchio capo, Joong Sang, che lei credeva morto. Pian piano anche il passato di Sook-hee viene a galla… mentre il desiderio di vendetta diventa insopprimibile.

Come detto, dopo il lungo exploit iniziale, giocato sulla somiglianza con uno di quei violentissimi games in soggettiva, il film si quieta, prevalgono i flashback del passato, la storia d’amore e il rinserimento di Sook-hee nella societa’.

Solo nel clamoroso finale, che si conclude con un inseguimento stradale su un autobus che ruota su se stesso, l’azione torna prepotentemente in primo piano, con ritmi ancora una volta parossistici.

Nel panorama sempre cupo e pensoso del festival, un b-movie come The Villainess e’ come un’improvvisa e corroborante boccata d’aria fresca, anche se la CGI e’ un po’ troppo invadente e gli squilibri narrativi, invero tipici nel cinema coreano, rendono il film un guilty pleasure, piuttosto che un’opera pienamente riuscita.

CREDITS

JUNG Byung-Gil – Director

JUNG Byung-Gil – Script / Dialogue

JUNG Byeong-Sik – Script / Dialogue

PARK Jung-Hun – Director of Photography

KIM Hee-Jin – Set decorator

HEO Sun-Mi – Film Editor

KOO Ja-Wan – Music

LEE In-Gyu – Sound

SUNG Yoon-Yong – Sound

CASTING

KIM Ok-Vin – Sook-hee

SHIN Ha-Kyun – Joong-sang

BANG Sung-Jun – Hyun-soo

KIM Seo-Hyung – Chief Kwon

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