La prima cosa bella fuori dagli Oscar

Purtroppo non c’è l’italiano La prima cosa bella nella shortlist dei 9 film stranieri che si contenderanno la nominations per l’Oscar.

Il film di Virzì non ce l’ha fatta. Forse paga le polemiche nate in America e rilanciate poi anche in Italia, sulla mancata scelta, da parte del comitato di selezione di Io sono l’amore, considerato negli Stati Uniti e in Inghilterra un piccolo capolavoro, capace di incassare 5 milioni e di imporre il suo giovane regista come uno dei talenti da tenere d’occhio.

La prima cosa bella è un discreto film, uno dei migliori di Virzì. Certo non un capolavoro. E sicuramente non il miglior film italiano tra i molti usciti nel nostro paese da un lustro.

Negli ultimi anni avremmo potuto proporre opere importanti, apprezzate all’estero e audaci come Vincere, Il divo, La meglio gioventù, Buongiorno notte, L’uomo che verrà.

Invece siamo riusciti a candidare anche cose modestissime come Pinocchio, Baaria, La sconosciuta, La bestia nel cuore, che pure è l’ultimo ad essere entrato tra i cinque finalisti.

Ma quante volte hanno avuto la nominations ed hanno vinto film tutt’altro che straodinari… Arrivare alla nominations è un’impresa. Non rammarichiamoci troppo.

Nemmeno Il nastro bianco ed Il profeta l’hanno scorso hanno portato a casa la statuetta. Quest’anno sono rimasti fuori la Palma d’oro Uncle Boonmee ed il bellissimo francese Uomini di Dio.

Virzì ha commentato sportivamente: “Mi dispiace molto, ma è stato un grande onore rappresentare il cinema italiano in un momento così importante. Un cinema italiano verso cui ci aspettiamo tutti una maggiore attenzione. Va detto che la competizione si è molto allargata. Comunque mi dispiace per chi ha creduto a questo film e ringrazio chi mi ha dato una mano. Sono pronto a fare il tifo per il prossimo concorrente italiano”.

Ecco i nove sopravvissuti:

Algeria, “Hors la Loi” di Rachid Bouchareb
Canada, “La donna che canta – Incendies” di Denis Villeneuve
Danimarca, “In un mondo migliore” di Susanne Bier
Grecia, “Dogtooth” di Yorgos Lanthimos
Giappone, “Confessions” di Tetsuya Nakashima
Messico, “Biutiful” di Alejandro Gonzalez Inarritu
Sudafrica, “Life, above All” di Oliver Schmitz
Spagna, “Tambien la Lluvia” di Iciar Bollain
Svezia, “Simple Simon” di Andreas Ohman

Non c’è dubbio che il nostro voto andrebbe a Dogtooth, anche se pochissimi sono usciti in Italia e tutti parlano benissimo di Incendies – La donna che canta, a breve nelle sale italiane.

Peccato! Sarà per l’anno prossimo.

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