Venezia 2020. Assandira

Assandira *

A giocarsi la palma del più brutto film di Venezia 77 si candida con ottime possibilità il nuovo lavoro di Salvatore Mereu, Assandira, tratto dal romanzo di Giulio Angioni, pubblicato da Sellerio nel 2004.

In una notte di tregenda, un incendio doloso distrugge l’agriturismo di proprietà dell’anziano Costantino Saru. Un temporale altrettanto rovinoso spegnerà le fiamme, ma queste si sono portate via Mario, il figlio di Costantino, che gestiva l’Assandira, con la moglie tedesca Grete, incinta del loro primo figlio.

La mattina il sostituto procuratore cerca di ricostruire la verità, in un lungo sopralluogo, proprio in compagnia di Costantino.

Attraverso le parole dell’anziano pastore la storia ricomincia da capo e pian piano motivi e moventi diventano sempre più chiari.

Il film di Mereu, interpretato proprio da Gavino Ledda nel ruolo del padre Costantino, è un disastro moralista, che si porta dietro una storia di foschi secreti, incomprensioni e infertilità, che una volta risolta appare in tutta la sua modestissima inconsistenza.

E’ un peccato che l’autore di Padre padrone si sia prestato a interpretare un personaggio così piccolo, chiuso nel suo dialetto e in un’idea di onore, che sarebbe sembrata bigotta persino negli anni ’50.

Ancor meno interessanti i due giovani, il figlio Mario, una sorta di pupazzo invertebrato e la moglie tedesca Grete, il cui grande progetto è quello di svendere la tradizione locale in nome di un folklore annacquato e addomesticato, per sprovveduti turisti stranieri.

Il tutto per mascherare… no, non ve lo riveliamo.

Ma la chiave che risolve l’enigma è così stupida, da mettere in discussione il valore dell’intera operazione, che vorrebbe forse strizzare l’occhio a Sciascia, ma che rimane invece lontanissima da quel modello e che racconta cose di alcun interesse, in modo ancor più dimenticabile.

Cosa ci vuole comunicare Mereu? La sua indignazione per il fatto che il turismo locale svenda le tradizioni rurali della Sardegna in nome di un po’ di sesso e di denaro?  Arriva buon ultimo, ce n’eravamo accorti da un pezzo.

Inoltre il suo film è così manicheo e sfacciato e il suo protagonista così respingente, da non trovare neppure sponde empatiche nello spettatore.

Per di più Mereu, che non dirigeva un film dal 2012, si prende ben due e dieci minuti di tempo per farlo, aggravando ulteriormente la sua posizione.

Sciagurato.

2 pensieri riguardo “Venezia 2020. Assandira”

  1. La recensione su Assandira è completamente fuori tema. Ha perso il concetto principale , il pensiero reale di ciò che siamo. Sono in disaccordo sulle sue recensioni e sul suo accanimento del voler per forza, o per qualche altro motivo, affondare il film.
    Lo trovo molto scorretto quasi un attacco personale…così traspare.
    Il film è reale e delicato, profondo , un mondo che noi sardi non sappiamo difendere.
    Trovo la trama e lo svolgimento della storia , nonostante molto forte, raccontata con delicatezza e purezza. Mereu ha preso uno spaccato di storia “ vera” e ne ha tratto il disagio di un padre ferito da una vita… vera…cosa c’è di errato in questo..lei quasi disprezza il concetto, ma questa è la Sardegna degli anni 90, con i suoi pregi e difetti.
    Non è una critica , è un attacco. Una sua personale visione, solo questo.
    Monica Mureddu

    1. No, a Stanze non siamo interessati agli attacchi personali. Di Mereu avevamo molto apprezzato il suo ultimo Bellas Mariposas (https://stanzedicinema.com/2012/09/06/venezia-2012-bellas-mariposas/). Semplicemente questo film è tutto sbagliato e la conclusione è francamente ridicola, per i motivi che il pezzo cerca di argomentare.
      Certo, si tratta della nostra visione di Assandira, non c’è dubbio. Non è una verità rivelata. Lei ne ha una differente, così come gli altri spettatori del film. Non è un male, anzi. La pluralità dei punti di vista e delle interpretazioni è sempre un arricchimento.

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