Venezia 2012. Bellas Mariposas

Bellas mariposas **1/2

Orizzonti

Salvatore Mereu ritorna alla mostra con un piccolo film delizioso, tratto dal romanzo di Sergio Atzeni, che racconta con originalità e simpatia contagiosa la vita di una ragazzina di 12 anni, in un quartiere della periferia di Cagliari.

E’ la protagonista, in prima persona, spesso interrogando direttamente la macchina da presa e gli spettatori a regalarci un ritratto dolcissimo e non convenzionale di una famiglia disastrata che non ha mai perso la dignità e l’allegria di stare al mondo, nonostante tutto.

Il padre è un poco di buono, che vive con una pensione d’invalidità falsa, così come la madre.

Ci sono poi un numero imprecisato di fratelli, quasi tutti più grandi: uno è tossicodipendente, l’altro è innamorato di una vicina di casa, un terzo gioca a pallone. Poi c’è una sorella che fa la prostituta e che ha già avuto due bambini che piangono e strepitano.

C’è poi una sorella più piccola ed un’amica del cuore che custodisce un segreto.

Il film racconta una lunga giornata cominciata con la sveglia nel cuore della notte di una vicina di casa che lavora al mercato e che ama cantare a squarciagola nel cuore della notte. Quindi prosegue con la sveglia o il ritorno a casa dei fratelli della protagonista, che parte per una giornata al mare con la sua amica del cuore.

Lì ci saranno altri incontri e molti gelati. Nel frattempo uno dei fratelli vuole ammazzare il ragazzo di cui la protagonista è segretamente innamorata.

Il film è un caleidoscopio di emozioni, di luoghi, di viaggi, di esperienze, tutte racchiuse in una lunga giornata che si conclude con l’arrivo di una maga affascinante e misteriosa che leggerà la mano ed il destino di molti.

Mereu si affida ad una protagonista – Sara Podda – di rara simpatia e comunicativa, sceglie di mantenere il curioso dialetto locale, del tutto inedito, quantomeno a cinema.

Il racconto del microcosmo in cui vive la famiglia Frau è ricchissimo di vita e di episodi. Le miserie dei padri, spesso ricadono sui figli, ma non sulle spalle forti della protagonista e sulla sua amica del cuore: sono loro le bellas mariposas del titolo, pronte ad affrontare la durezza dela vita potendo almeno contare sull’affetto e sulla comprensione dell’altra.

Il film è divertentissimo, ma non fa sconti: racconta una realtà degradata senza abbellimenti e senza scorciatoie.

Spesso ce la prendiamo con le becere commedie italiane che raccontano un paese che non esiste e lo fanno con la sciatteria tipica di chi non ha nulla da chidere e da chiedersi.

Bellas mariposas è invece una bellissima eccezione che vi consigliamo caldamente.

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6 pensieri riguardo “Venezia 2012. Bellas Mariposas”

  1. Il curioso dialetto locale (che poi è una lingua) te lo potevi risparmiare. Mi chedo perche tanta cialltroneria fra i giornalisti? Il “curioso dialetto locale” non si scriverebbe mai per il triestino, né per il catanese. Po caridadi.

    1. Gentile Patrizia, mi spiace ma non condivido… E trovo gli insulti del tutto fuori luogo. Ho solo segnalato che nel film si parla un dialetto poco usato al cinema, tanto che il film ha i sottotitoli anche in italiano. Adoro la sardegna ed ho trascorso molte estati in quella terra meravigliosa. Non saró certo io a denigrarla… Un caro saluto. Marco

  2. La distinzione tra dialetto e lingua è ormai considerata in ambito linguistico puramente politica e convenzionale. Il sardo è una lingua minoritaria riconosciuta secondo la costituzione e le leggi dello stato, al pari delle altre lingue minoritarie (tedesco, francese, ladino, friulano, ecc) e a differenza di altre come il veneto o il siciliano. Non credo che ci fosse l\’intenzione di offendere, semmai un ignoranza linguistica che ci può stare se non hai mai letto\\studiato circa la questione. Per di più dal trailer si capisce che parlano anche nell\’italiano regionale di Cagliari, il quale è piuttosto ibrido e si può dire \”dialetto locale\” (una delle due ragazzine dice \”vedendolo senza cucco\” e non è né sardo né italiano).

    Al netto delle disquisizioni linguistiche la recensione mi pare fatta bene. Se il suo scopo è suggerire la visione del film funziona. Con me ha funzionato ed ero perplesso: diffido dei film tratti dai libri (ho letto il libro), diffido dai film legati a un territorio e nel caso della Sardegna e di Cagliari diffido il doppio (sono di Cagliari). E diffido di Mereu, che con Ballo a tre passi era cascato proprio nelle cose che non mi piacciono, giocando con dei clichè deleteri (come l\’episodio del pastore e della turista) che mi erano sembrati una captatio benevolentiae (non volevo scrivere paraculata) a uso e consumo dei non sardi. Sarebbe bello se stavolta Mereu fosse riuscito a evitare tutto questo.

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